Nella Notte di Natale, alle ore 22:30, l’Arcivescovo presiede la Santa Messa nella Concattedrale di Bovino.
Fin dall’inizio i cristiani celebravano quanto il Signore Gesù aveva compiuto per la salvezza dell’umanità. Lo faceva ogni domenica, nella “Pasqua settimanale” e, come festa annuale, la domenica dopo la prima luna piena di primavera, la Pasqua.
Con l’inizio del IV secolo, il calendario liturgico comincia a cambiare, dando valore anche all’esperienza “storica” di Gesù: il Giovedì Santo per ricordare l’ultima cena, il Venerdì Santo per ricordare la morte di Gesù, ecc.
In questa dinamica, della celebrazione del Natale si ha la prima testimonianza nel 336. La data del 25 dicembre fu scelta per sostituire la festa pagana del Sol invicto che l’imperatore Aureliano aveva introdotto nel 274 a onore della divinità siriaca del Sole di Emesa.
La solennità di Natale è l’unica celebrazione con quattro Messe: quella della vigilia, della notte, dell’aurora, del giorno, e i testi sono uguali per tutti e tre gli anni liturgici. Una scelta che mira a approfondire e valorizzare, quasi al rallentatore, l’avvenimento che ha cambiato il corso della storia: Dio si è fatto uomo.
Il testo di Luca, che ascoltiamo nella Messa della notte, è ricco di particolari cronologici e storici: “Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si fece il censimento su tutta la terra quando Quirinio era governatore della Siria…” (Lc 2,1-2). Particolari che possono lasciare indifferenti talmente siamo desiderosi di arrivare alla notizia che Gesù è nato; ma sono dettagli non secondari, perché indicano che la nascita di Gesù non appartiene alle “favole” ma a un fatto inserito pienamente dentro la storia.