di Fabio Beretta
Occhi che gridano di gioia incastonati in un corpo che la società definirebbe da “scartare”. Bisogna fare i conti con questo paradosso quando si raggiunge Lourdes, cittadina situata ai piedi dei Pirenei che dal 1858 è meta di pellegrinaggi provenienti da ogni angolo del pianeta. Qui si viene a cercare pace, guarigione, serenità. In tanti, alzando lo sguardo verso la pallida statua della Vergine Maria posta nella grotta di Massabielle, cercano Dio. Ma quegli stessi occhi, prima di posarsi sull’immagine della “bella Signora”, volenti o nolenti, sono costretti a posarsi sulle migliaia di ammalati che ogni giorno, ai piedi della Madonna, cercano conforto.
Ed è proprio da loro, da queste persone fragili, che arriva la lezione più grande: la sofferenza può trasformarsi in gioia. Ed è forse questa la grazia più grande che si possa ricevere quando si va a Lourdes con l’Unione Amici di Lourdes (UAL) di Foggia e i loro ospiti. Cinque giorni di grazia, iniziati con un volo che ha portato in Francia, dal 28 giugno al 2 luglio, ben 135 persone tra ospiti, personale sanitario, accompagnatori, sacerdoti, suore, famiglie e giovani.

Proprio i giovani sono stati la grande novità di questo 63° pellegrinaggio: ragazzi e ragazze provenienti dalle parrocchie di Foggia e Lucera che hanno usufruito di un aiuto economico, messo a disposizione da alcuni sponsor, e che fin dal primo momento hanno fatto squadra per aiutare dame e barellieri nell’assistenza agli ospiti. Nello spingere le carrozzine sotto la pioggia o sotto il sole cocente, animando le serate con canti e risate, o semplicemente rispondendo “Sì, andiamo!” a un ospite che chiedeva di essere accompagnato a riempire una boccetta con l’acqua della fonte, hanno scoperto la bellezza del donarsi gratuitamente all’altro.
Accanto a loro anche famiglie che portano il peso di un grave lutto, come la morte prematura di un figlio, o famiglie i cui figli sono in cura presso i reparti dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Tutti insieme, hanno preso parte ai momenti che animano la vita del Santuario: la processione eucaristica, la Messa internazionale, la preghiera del Rosario aux flambeaux, così come la Messa nella Grotta delle Apparizioni presieduta dal cappellano dell’UAL, don Luigi Nardella, che proprio durante i giorni del pellegrinaggio ha festeggiato i 64 anni di sacerdozio.

Tra gli elementi di novità di questo pellegrinaggio, guidato dalla Presidente dell’UAL, Marisa Cavaliere, vi è stato anche l’incontro con il dottor Alessandro de Franciscis, quindicesimo presidente del Bureau des Constatations Médicales del Santuario di Lourdes. Il professore ha illustrato ai partecipanti la storia di questo particolare ufficio, nato agli inizi del Novecento, e il modo in cui opera nell’accertare, con metodo scientifico, le guarigioni che avvengono in questo luogo.
Presente anche l’Arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Giorgio Ferretti, che nella basilica di Nostra Signora del Rosario ha presieduto la Messa di chiusura del pellegrinaggio. Nell’omelia (clicca qui per leggere il testo integrale), il presule ha rimarcato che in questo luogo benedetto dalla presenza del Signore si riceve “un’altra cura, che è principale rispetto a quella del corpo: quella dell’anima”. Una guarigione che avviene grazie a Gesù che, perdonando i peccati, “rende leggera e pura anche l’anima”. Questo è un potere che “nessun uomo ha, neanche la Vergine Maria. Noi qui chiediamo a Maria non la cura, ma l’intercessione presso suo Figlio, che ha il potere di curare e di rimettere i peccati”.

“Ringraziamo per questi giorni, per la fraternità che qui abbiamo vissuto, per coloro che si sono presi cura di noi – il monito finale -. Ringraziamo il Signore per questa grande possibilità che è il pellegrinaggio, perché il pellegrinaggio è una piccola sosta per poi riprendere il nostro viaggio terreno verso il Signore, un viaggio che ci porta verso il cielo dove non c’è lutto, né lamento, né affanno, perché tutte le cose di prima sono passate. Le nostre malattie, le nostre infermità, i nostri peccati stessi sono cancellati e davanti a noi, come in questi giorni abbiamo intravisto in modo pallido, vedremo nella luce splendente il volto del Signore che ci attende, che ci cura e ci perdona”.
Forse è proprio questo il dono più grande che Lourdes continua a offrire a chi vi giunge da pellegrino. Non soltanto la speranza di una guarigione o il desiderio di affidare una preghiera alla Vergine, ma la possibilità di riscoprirsi umani. Perché è nell’incontro con la fragilità dell’altro, nel servizio silenzioso, in un sorriso donato o ricevuto, che la ricerca di Dio smette di essere un concetto astratto e diventa un’esperienza concreta. E così, tornando a casa, ciascuno porta con sé molto più di una boccetta d’acqua o di una fotografia: porta la consapevolezza che cercare Dio significa, prima di tutto, imparare a riconoscerlo nel volto dell’altro.
