LXIII pellegrinaggio a Lourdes dell’UAL

Omelia mons. Ferretti, basilica di Nostra Signora del Rosario in Lourdes, 02 luglio 2026

Si viene a Lourdes soprattutto per chiedere al Signore guarigione, talvolta per noi, tante volte per i nostri cari. Quando sanno che veniamo ci chiedono, ci telefonano, ci scrivono: Prega per me, prega per la mia guarigione, per la mia salute. Ed è giusto, perché Gesù è medico del corpo e Maria intercede per tutti gli uomini attraverso la nostra e la sua preghiera alla maestà del Signore Gesù, che può curare.

Ma qui noi abbiamo un’altra cura, che è principale rispetto a quella del corpo: è quella dell’anima e lo vediamo, lo sentiamo nella preghiera, nella vicinanza alla grotta di Lourdes, in questo luogo stesso che testimonia una forte presenza di Maria.

Sentiamo la presenza di Dio, la sentiamo nella nostra vita e la sentiamo nella vita del mondo, la sentiamo con forza. Per questo molti tra di noi, ogni anno, ritornano perché sentono che qui, in qualche modo, sono più vicini a Dio.

Ecco allora qual è il senso delle parole di Gesù: «Ci sono perdonati i peccati». Cioè, al Signore interessa sì la nostra salute fisica, ma Lui sa bene, perché lo sperimenta nella sua vita di uomo, che caduca è la nostra natura, cioè siamo mortali, siamo fragili, mentre invece l’anima che è immortale ha bisogno di cura tanto quanto il corpo.

A quell’uomo che gli chiede di essere curato nel corpo, Gesù risponde «Ti sono perdonati i peccati». Sembra un controsenso, oppure una poca attenzione del Signore alla storpietà di quella persona, o una risposta inadeguata o diversa da quella che è stata fatta nella domanda. Gesù sa che il nostro corpo è mortale, ma si preoccupa principalmente della nostra anima, perché quella è creata realmente a immagine di Dio, cioè un’anima nella immortalità.

«Ci sono perdonati i peccati». Anche a noi, sorelle e fratelli, in questi giorni sono perdonati i peccati, nella confessione, nella preghiera, nel ricevere la Santa Eucaristia, nel calpestare stesso questi luoghi così santi e così benedetti dal Signore.

Eppure, nel Vangelo, alcuni presenti dicono che Lui bestemmia e gli contestano queste parole: ma come può perdonare i peccati? Sarebbe in fondo stato più comprensibile se avesse curato quell’uomo nella sua storpietà. Sarebbe stato più umano.

Forse avrebbero parlato di magia, o lo avrebbero considerato un bravo medico, un taumaturgo. Ma perdonare i peccati è di un altro livello, è di un’altra natura. E nello stesso contestare di quegli uomini alle parole del Signore, anche loro riconoscono che il potere di Gesù è ben superiore a quello di curare il corpo, è quello di dare la vita eterna.

Cos’è più facile, dice il Signore, dire ti sono perdonati i peccati, oppure dire alzati e cammina? Pare, nel modo materiale nostro di vivere, che “ti sono perdonati i peccati” sia qualcosa di evanescente, mentre invece “alzati e cammina” vuol dire restaurare una parte fisica del corpo che possa ritornare in funzione. Eppure Gesù ha chiaro, e lo spiega con chiarezza, che è più importante, e tra virgolette, più difficile perdonare i peccati piuttosto che curare il corpo. Per questo a quell’uomo dice alzati e cammina, i tuoi peccati ti sono perdonati.

E qui vediamo tutta la maestà di Gesù, la sua potenza: lui può curare il corpo e può restituire purezza all’anima. Quell’uomo si alzò in piedi, prese il suo letto e andò a casa sua. Anche noi ritorniamo a casa nostra con la certezza che il Signore ci è vicino, qui e sempre, che si cura del nostro corpo ma molto di più della nostra anima.

Ci sono perdonati i nostri peccati e, leggeri per la purezza dell’anima che riceviamo in questi giorni, possiamo anche noi prendere il nostro lettuccio e tornare a casa. Le folle vedendo questo furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini. Ma non comprendono che quel potere non è dato agli uomini, quel potere è di Dio.

Nessun uomo ce l’ha, neanche la Vergine Maria. Nessun uomo può curare, nessun uomo, nessuna donna possono perdonare i peccati. Per questo noi chiediamo a Maria non la cura ma l’intercessione a suo Figlio che ha il potere di curare e di rimettere i peccati.

Ringraziamo per questi giorni, per la fraternità che qui abbiamo vissuto, per coloro che si sono presi cura di noi, per chi lavora e offre il suo ministero in questo Santuario perché questo è un luogo accogliente dove si può trovare preghiera, silenzio e concentrazione. Ringraziamo il Signore per questa grande possibilità di questo pellegrinaggio, perché il pellegrinaggio è una piccola sosta per poi riprendere il nostro viaggio terreno verso il Signore, un viaggio che ci porta verso il cielo dove non c’è lutto, né lamento, né affanno perché tutte le cose di prima sono passate, le nostre malattie, le nostre infermità, i nostri peccati stessi sono cancellati e davanti a noi, come in questi giorni abbiamo vissuto in modo pallido, vedremo nella luce splendente il volto del Signore che ci attende, che ci cura e ci perdona.

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