“La libertà è abbandonarci alla vocazione che il Signore ha preparato per noi”. Risuona forte il monito di mons. Ferretti nella chiesa di San Domenico, dove, nella serata di lunedì 27 aprile, in occasione della LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (che la Chiesa celebra ogni anno nella IV Domenica del Tempo di Pasqua, detta del “Buon Pastore”), si è vissuta una celebrazione diocesana, che riguarda tutto il popolo di Dio, perché vocazione è chiamata per tutti, ciascuno a suo modo, secondo la fantasia dello Spirito.
Una celebrazione intensa, animata dai seminaristi del Seminario Diocesano “Sacro Cuore” di Foggia, segnata dall’adorazione eucaristica, alla quale hanno preso parte numerosi sacerdoti e religiosi impegnati quotidianamente nel ministero pastorale in Capitanata.
Presenti anche molti giovani. Durante la veglia si è svolto anche un triplice omaggio floreale al Santissimo Sacramento: dapprima una famiglia, poi due sacerdoti insieme a un diacono, infine due suore, un frate e una consacrata. La molteplicità delle forme e dei colori dei fiori rende bene la multiforme varietà delle vocazioni in cui si realizza l’unica chiamata uguale per tutti, quella all’amore.

Nel suo intervento, l’Arcivescovo Ferretti ha offerto una riflessione ampia sul significato autentico della libertà, denunciando una diffusa ambiguità: “C’è purtroppo una grande confusione riguardo alla libertà. Gli uomini e le donne confondono la libertà con la propria volontà, cioè fare ciò che voglio, la possibilità di fare quello che mi pare”. Una visione, ha osservato, che “mette al centro me stesso, mi rende padrone della mia vita”, fino a trasformare anche gli altri in strumenti “per il mio tornaconto e per il mio piacere”.
Da qui l’analisi di un mondo segnato da profonde contraddizioni: “Viviamo in un mondo dove, per la libertà presunta di pochi, molti vivono schiavi”, ha affermato, richiamando le disuguaglianze nascoste anche nei contesti apparentemente più privilegiati: “Luoghi dove uomini e donne vanno in vacanza dorata… ma quei luoghi hanno nascosti schiavi che lavorano per la soddisfazione di pochi”.

Una libertà, dunque, che non coincide con la felicità: “Questa non è la libertà. E questa presunta libertà non può dare la felicità”. La vera libertà, ha spiegato il presule, nasce invece da una relazione: “La libertà viene da lasciarsi amare dal Signore”.
Al centro della riflessione di mons. Ferretti anche la difficoltà dell’uomo contemporaneo ad accogliere l’amore: “Gli uomini non si lasciano amare, fanno resistenza perché l’amore ci mette in una condizione di bisogno”. Una chiusura che conduce, ha avvertito, “alla tristezza e talvolta, spesso, alla disperazione”.
Infine, l’invito personale e diretto a ciascun fedele: “Il Signore parla a te, solo per te è tracciata quella via”. Un cammino unico, dentro una Chiesa fatta di “pietre vive”, diverse ma unite in un unico edificio spirituale. Da qui l’esortazione conclusiva: “Lascia che il Signore ti parli, segui la via che ti indica, lasciati amare da Lui e troverai la libertà”.
