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Veglia Missionaria Diocesana 2026, l’Arcivescovo: “Dobbiamo essere tutti luce lì dove siamo”

“Dobbiamo essere tutti luce lì dove siamo”. È l’invito rivolto dall’Arcivescovo Ferretti alla comunità durante la Veglia Missionaria Diocesana, celebrata nella basilica Cattedrale di Foggia a ridosso della 100ma Giornata Missionaria Mondiale che la Chiesa celebra ogni anno alla terza domenica di ottobre. “Uniti in Cristo, uniti nella missione”, il tema scelto dal Papa per questa Giornata: un richiamo a riscoprire la responsabilità missionaria di ogni battezzato, chiamato a testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana, attraverso gesti concreti di carità, verità e fraternità.

Gesti resi visibili con dei segni durante la Veglia. La processione d’ingresso è stata accompagnata da un grande telo azzurro, simbolo dell’acqua del Battesimo, portato lungo la navata fino all’altare. Un’immagine della Chiesa che cammina, composta da persone e storie differenti, ma unite dall’appartenenza a Cristo.

Due palloni, passati di mano in mano attraverso l’assemblea, hanno rappresentato l’intera famiglia umana affidata alla responsabilità dei credenti. Il gesto è stato accompagnato da invocazioni per i diversi continenti e per le necessità dei popoli: la libertà, il cibo, la salute, la pace, l’istruzione e la dignità. Un’attenzione particolare è stata riservata anche al mondo digitale, perché parole e immagini condivise in rete possano favorire relazioni autentiche, diffondere il bene e costruire legami.

Sei ragazzi, con altrettante torce in mano, hanno rappresentato il passaggio dal buio alla luce: dopo aver spento le luci della Cattedrale, una lampada accesa è stata condivisa, permettendo a ciascuno di accendere la propria. Le luci si sono poi riunite fino a formare un cerchio, immagine della Chiesa come Corpo di Cristo. Quindi la proclamazione del Vangelo di Matteo: “Voi siete la luce del mondo”.

“La luce deve risplendere nelle tenebre”, ha esordito Ferretti nella sua omelia, richiamando le tante situazioni di sofferenza che attraversano il mondo. Il buio delle città bombardate, private dell’elettricità e del riscaldamento, quello della guerra e della povertà, ma anche le tenebre della paura, del terrore e della disinformazione. “Sono le tenebre di un mondo di menzogne che viviamo – ha osservato l’Arcivescovo -. Sono le tenebre di una comunicazione sociale fatta di tante fake news”, che rischiano di rendere sempre più difficile distinguere “qual è il bene, qual è il male, dov’è il giusto, lo sbagliato, dov’è la luce e dov’è la tenebra”.

Di fronte a questo scenario, il Vangelo annuncia una speranza che non viene meno: “La luce è venuta nel mondo, ma le tenebre non l’hanno accolta”, ha ricordato il presule citando il prologo del Vangelo di Giovanni. La vittoria della luce, tuttavia, non elimina la fatica della testimonianza: “La vita è un’agonia, è un duello, è una lotta”. Una lotta che tanti uomini e donne affrontano ancora oggi, in diverse parti del mondo, fino a donare la propria vita per il Vangelo.

Ferretti ha ricordato poi la figura di Maria De Coppi, missionaria comboniana uccisa nel nord del Mozambico. La sua vicenda richiama quella di tanti martiri contemporanei, uomini e donne che non cercavano di compiere gesti eroici, ma che, attraverso la loro vita, hanno fatto risplendere la luce di Cristo: “Sono i grandi eroi della fede, persone comuni”, ha sottolineato l’Arcivescovo, indicando nella loro testimonianza “un segno della vittoria pasquale della vita sulla morte”.

La missione, ha spiegato Ferretti, “non può essere ridotta all’attività svolta nei Paesi più lontani. Anche Foggia è terra di missione, così come ogni luogo in cui i cristiani sono chiamati a vivere e annunciare il Vangelo”. Lo dimostrano anche le sorelle e i fratelli provenienti da altri Paesi che, pur non essendo nati nel territorio diocesano, testimoniano qui il Vangelo della carità e si prendono cura delle persone “come se questa fosse la loro terra”.

“La Chiesa si fonde facendo sì che i suoi figli vadano lontano e figli che vengano da lontano testimoniano qui la Chiesa”, ha rimarcato il presule, richiamando la bellezza di “una comunità cattolica, cioè universale, nella quale la diversità delle provenienze e delle vocazioni diventa occasione di incontro e di comunione”.

Poi il monito: “Non dobbiamo mai vivere una fede come una religiosità morale, del ‘si può fare, non si può fare, si deve fare'”, ha precisato Ferretti, ricordando che la fede nasce dall’incontro con Gesù, luce della vita, e dalla libertà con cui ciascuno sceglie di seguirlo. Una luce che si manifesta soprattutto attraverso la carità: “È la virtù che mostra al mondo chi sono i cristiani”.

Da qui il riferimento alle parrocchie e all’impegno di quanti operano nella vita civile, istituzionale e sociale: “Ogni ambiente può diventare un luogo di testimonianza, perché il dono ricevuto nel Battesimo e rafforzato nella Cresima non rimanga nascosto, ma si traduca in opere capaci di illuminare la vita degli altri”.

Nelle battute conclusive, l’Arcivescovo ha invitato ciascuno a riconoscere il senso della propria esistenza nella chiamata a essere testimone di Cristo: “Noi non percorriamo questo mondo per un po’, per poi lasciare ad altri che continuino a trasmettere il genere umano. Noi abbiamo una missione, l’abbiamo come Chiesa e ce l’abbiamo personalmente”.

Da qui le parole rivolte direttamente a ogni fedele: “Non sei qui per caso, sei qui per una missione, sei qui per la luce del mondo che ti è stata data nel cuore e che devi portare attorno a te”. Una missione che non si esaurisce in un momento straordinario, ma prende forma nelle scelte quotidiane, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie, nelle comunità e negli incontri con chi è più fragile.

La Veglia si è conclusa con la benedizione e il mandato missionario, affidando ai presenti il compito di tornare nelle proprie case e comunità come testimoni dell’amore di Cristo, custodendo la comunione, servendo i poveri e seminando speranza.

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