Omelia di Mons. Ferretti del 01-11-2024
Basilica Cattedrale di Foggia
«Apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide» (Ap 7,9).
Oggi la solennità di Tutti i Santi ci pone di fronte a questa grande visione: quella di una moltitudine in cielo di uomini e donne beati accanto al Signore.
È bello contemplarla con attenzione, sorelle e fratelli, perché è anche il nostro futuro.
Quando nacque questa festa, nelle basiliche antiche, i santi venivano dipinti in alto, nell’abside. Essi erano i primi fratelli e sorelle della comunità arrivati nel cielo. Dopo di loro, tutti i membri della comunità si sarebbero aggiunti. Non era questione di proporre dei santi da venerare. Si voleva piuttosto indicare una meta, la meta che l’intera comunità cristiana avrebbe raggiunto. La meta, alla fine del nostro breve pellegrinaggio terreno, è la Gerusalemme Celeste dove vedremo volto a volto il Salvatore. E per sempre godremo della beatitudine della compagnia del Padre.
Vorremmo allora oggi contemplare tutti i santi, quelli di cui conosciamo il nome e quelli – sono la grande maggioranza – di cui solo il Signore conosce le storie.
Tra essi spiccano in particolare coloro che hanno accolto il Vangelo, e lo hanno testimoniato con il sangue. E stanno attorno all’Agnello, vestiti con candide vesti e con una palma in mano.
I santi che partecipano a questa famiglia in cielo, non sono gli uomini importanti e valorosi, ma tutti coloro che hanno ascoltato la chiamata di Dio e l’hanno accolta. In primo luogo si tratta dei deboli, dei malati, dei bisognosi, dei poveri, perché di essi è il regno dei cieli, questo dice Gesù. Coloro che hanno pianto in terra e in cielo sono consolati, coloro che non hanno trovato giustizia presso gli uomini e la trovano presso Dio.
Poi vengono tutti quelli che hanno ascoltato la chiamata del Vangelo e l’hanno accolta. Tra questi ci siamo anche noi.
Si è santi, sorelle e fratelli, ascoltando una chiamata, non fuggendola e non dopo la morte ma già ora. Si è santi quando, col battesimo, si entra a far parte della famiglia di Dio, la Chiesa.
Sappiamo che Santo vuol dire “separato”. Ma separati da cosa? Separati da un destino di solitudine e di tristezza, separati da una vita mediocre, vissuta per se stessi.
Dobbiamo di più, sorelle e fratelli, comprendere che la santità fa parte dell’orizzonte cristiano. La santità fa parte del nostro orizzonte. Essa è l’impegno decisivo di vita di ogni credente; è l’orizzonte nel quale iscrivere i pensieri, le azioni, le scelte, i progetti sia personali che collettivi.
Diventare santi, sorelle e fratelli, è l’unica cosa che conta davvero. Ma il cammino per la santità non è un fatto intimistico, privato. La santità è concretezza. Pensiamo ai martiri che hanno dato la vita!
La santità è una energia che sconvolge il mondo. Non è un caso che in ogni anno liturgico la Chiesa sceglie di leggere, nel giorno dei santi, il Vangelo delle Beatitudini.
In questo brano è descritta più che altrove la santità, la beatitudine. È la felicità che tutti gli uomini cercano.
Ascoltando questa pagina del Vangelo troviamo una concezione della felicità rovesciata rispetto e quella promessa dal mondo. Questa pagina è una indicazione preziosa!
Ma noi ci chiediamo come è possibile essere felici, contenti, quando si è poveri, afflitti, miti, misericordiosi? A noi viene insegnato che beato è il ricco, il prepotente, il furbo,
Eppure, se guardiamo con attenzione alle cause di amarezza della vita, le scorgiamo proprio nell’insaziabilità, nell’arroganza, nella prevaricazione, nell’odio, nell’indifferenza. Non è donandosi agli altri che si è infelici, ma nella chiusura in se stessi. Non si può essere felici contro gli altri e non si può essere felici senza gli altri. L’egoista è sempre un uomo triste, la gioia è nel donarsi.
La santità non è allora una via straordinaria, buona in tempi difficili e per persone speciali. La santità è il cammino quotidiano di uomini e donne che ascoltano il Vangelo, lo custodiscono nel cuore e cercano di metterlo in pratica insieme.
Non è santo, sorelle e fratelli, chi non pecca mai. Chi è perfetto. E soprattutto non è santo chi si crede giusto, e magari dall’alto della sua giustizia giudica gli altri.
È santo il mendicante di amore…
È santo il misericordioso…
È santo il mite…
È santo l’affamato di Vangelo…
È santo l’umile operaio della solidarietà è della pace…
È santo il peccatore che la sera si inginocchia, cerca il volto del Signore, lo guarda negli occhi con sincerità, e piange per aver peccato contro i fratelli.
Contemplando oggi l’esempio dei tanti santi di cui anche molti di noi portano il nome, chiediamo al Signore di vivere una vita onesta, nella pace, costruendo la pace, e seminando attorno a noi il profumo della solidarietà e del vangelo dell’amore.
+ Giorgio
Arcivescovo