Omelia mons. Ferretti, basilica Cattedrale di Foggia, 13 marzo 2026

È bello e importante riunirci per pregare per la pace. Insieme a quella di tanti in Italia, oggi si eleva anche la nostra invocazione al Dio della pace: perché la conceda al mondo. Il digiuno ci fortifica nella comprensione che, più che del pane terreno, necessitiamo per vivere della Parola di Dio. Per le cose materiali, per il possesso, per il potere, si odia e si uccide. Sulla roccia della parola di Dio si costruisce una casa di pace: la casa della nostra vita e di un mondo diverso.

Gli accadimenti del Vangelo che abbiamo ascoltato avvengono subito prima della morte di Gesù e narrano della tentazione che lo colpisce, esausto sulla croce. La passione del Signore raggiunge il suo culmine ma molti, senza pietà, come un ritornello che si ripete, gli dicono: “Salvati!” (Mc 15, 30). Questa è una tentazione cruciale che minaccia tutti, anche noi cristiani: la tentazione di pensare solo a difendere se stessi o il proprio gruppo, di avere davanti solo i propri problemi, mentre tutto il resto non conta.

È un istinto molto umano, ma è cattivo, porta alla divisione, alla contrapposizione e alla guerra per difendere i propri interessi, che si reputano sempre più legittimi di quelli degli altri. Ma questa è anche l’ultima sfida lanciata al Dio crocifisso e sofferente per tanta violenza degli uomini.

“Salva te stesso”: i primi a dirlo sono “quelli che passano di là” (Mc 15, 29). Erano persone comuni, che avevano ascoltato Gesù parlare e lo avevano visto fare miracoli. Ora gli dicono: “Salvati scendendo dalla croce”. Non hanno compassione, ma il desiderio di vedere nuovi miracoli, di essere stupiti, di vederlo scendere dalla croce.

Forse anche noi preferiremmo un dio spettacolare piuttosto che uno compassionevole, un dio potente agli occhi del mondo, che si impone con la forza e sconfigge chi vuole farci del male.

Ma questo non è Dio. Quante volte vogliamo un dio alla nostra misura, invece di configurarci secondo la misura di Dio; un dio come noi, invece di diventare come Lui! È questo un culto di sé che cresce ed è nutrito dall’indifferenza verso l’altro. In realtà, coloro che passavano erano interessati a Gesù solo per soddisfare i propri desideri. Ma così ridotto, inutile, non li interessava più. Era davanti ai loro occhi, ma lontano dal loro cuore. L’indifferenza li teneva lontani dal vero volto di Dio.

“Salva te stesso”: i secondi a pronunciare questo ritornello sono i sacerdoti e gli scribi; gli stessi che condannarono Gesù, perché rappresentava un pericolo per loro. Siamo tutti abili nel mettere gli altri sulla croce, pur di salvare noi stessi.

Al contrario, Gesù si lascia crocifiggere senza rispondere a violenza con violenza. Quei leader religiosi presero gli altri come motivo per accusarlo: “Ha salvato altri, ma non può salvare se stesso!” (Mc 15, 31). Conoscevano Gesù, ricordavano le guarigioni e le liberazioni che Lui aveva compiuto, e facevano una deduzione maliziosa: insinuavano che salvare, aiutare gli altri, non portasse nulla di buono; chi ha fatto tanto per gli altri, si perde!

L’accusa è fatta con tono derisivo e utilizza termini religiosi, usando il verbo “salvare” due volte. Ma il “vangelo” del salvarsi non è il Vangelo della salvezza. Piuttosto, è il vangelo più falso, che pone le croci sulle spalle degli altri. Al contrario, il vero Vangelo prende le croci degli altri. Quanto è drammatico, fratelli e sorelle, quando la religione e i leader religiosi bestemmiano il nome di Dio invocandolo per fare o giustificare la guerra.

“Salva te stesso”: infine, anche coloro che sono stati crocifissi con Gesù si uniscono all’atmosfera di sfida contro di Lui. Quanto è facile criticare, parlare contro, vedere il male negli altri e non in noi stessi, fino al punto di scaricare la colpa sui più deboli e marginalizzati! Ma perché i crocifissi attaccano Gesù? Perché non li toglie dalla croce. Gli dicono: “Salva te stesso e anche noi” (Lc 23, 39). Cercano Gesù solo per risolvere i loro problemi. Lo invocano per il loro tornaconto. Pensare solo a se stessi è il principio di tutti i mali.

Ma uno dei malfattori inizia a osservare Gesù, ammirando in lui la sua amorevole mitezza. E ottiene il paradiso facendo una sola cosa: spostando la sua attenzione da sé stesso a Gesù (cfr. 23:42). Fratelli e sorelle, sul Calvario avviene un grande duello tra il Dio della pace che dà la vita per salvarci e l’uomo che vuole salvare se stesso e fa la guerra. E la vittoria di Dio è nella sua misericordia per il mondo. Dalla croce nasce il perdono e la pace: “La croce ci rende fratelli e sorelle”.

Le braccia di Gesù, aperte sulla croce, mostrano un cambiamento radicale, perché Dio non punta il dito contro nessuno, ma abbraccia tutti. Perché solo l’amore cancella l’odio, solo l’amore conquista completamente l’ingiustizia. Solo l’amore lascia spazio all’altro. Solo l’amore è la via per la piena comunione tra noi. L’amore è la pace.

Chiediamo al Dio crocifisso la grazia di essere più uniti, più fraterni. E quando siamo tentati di seguire la logica del mondo, ricordiamo le parole di Gesù: “Chiunque vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chiunque perda la vita per me e per il vangelo la salverà” (Mc 8, 35).

Con questi sentimenti nuovi nel cuore, chiediamo oggi pace per i tanti paesi del mondo in guerra, chiediamo pace per noi, per i nostri cuori. E possa il Signore aiutarci a camminare insieme sul cammino della fraternità, a essere testimoni credibili del vero Dio che è amore e che concede la pace.