Omelia mons. Ferretti, basilica Cattedrale di Foggia, 18 febbraio 2026
Cari fratelli e sorelle,
con l’austero e antico rito dell’imposizione delle ceneri, iniziamo una nuova Quaresima per il mondo, per la Chiesa e la nostra vita. Ricordarci che siamo polvere è saggio, non deprimente. Perché, come dice il salmo, chi sa contare i suoi giorni giunge alla sapienza del cuore (Sal 89,12).
Sì, le quaresime della nostra vita non sono infinite: ciascuno le deve contare e ringraziare per un nuovo tempo di conversione che ci è concesso prima che venga per ciascuno il giudizio e l’incontro con Cristo Salvatore.
Polvere è il nostro orgoglio, la nostra arroganza, prepotenza, il nostro rancore verso gli altri. Polvere sono i beni materiali, i soldi. Solo resterà la Parola di Dio, eterna realtà di amore di Dio verso gli uomini; solo resterà di noi il bene che avremo fatto in vita.
Per questo la Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera.
Il Santo Padre Leone per questa Quaresima ci invita ad ascoltare. Scrive “Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro” (Messaggio per la Quaresima 2026).
L’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta.
Dobbiamo ascoltare la Parola nella liturgia, meditarla; ma anche nel silenzio della nostra stanza aprire la nostra Bibbia e leggerla. Essa ci illuminerà sulla realtà del nostro mondo e anche ci guida nella vita e nella storia.
Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce in questo tempo una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento.
Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.
Il digiuno, compreso in questo senso, deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio. È il digiuno dal male che facciamo ogni giorno agli altri. Il digiuno dal discutere, dal pretendere di avere sempre ragione, dal dividerci dagli altri per futili questioni che diventano di principio per il nostro orgoglio che mai vuole cedere, mai chiede scusa, ma si muove per primo a riconciliazione.
In questo senso, il Santo Padre nel suo messaggio di Quaresima ci invita “a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo – scrive Papa Leone – a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.
Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi.
Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).
Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale.
È vero che ognuno di noi deve convertirsi, ma inseriti nel “Noi” della Chiesa, la conversione diviene di un popolo che vive in una terra. La conversione non è un esercizio di perfezione personale ma il divenire parte del sale della terra e della luce del mondo che la Chiesa deve essere.
Convertiamoci insieme, sorelle e fratelli, camminiamo insieme in questo tempo di Quaresima come il popolo di Israele per quarant’anni nel deserto. Che bello quando i fratelli camminano insieme, insieme pregano, insieme aiutano i poveri.
Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che veda la nostra Chiesa di Foggia-Bovino camminare umilmente insieme alla luce della Parola, nell’umiltà e nella carità verso chi è più povero. Impegniamoci insieme a compiere gesti di carità. Questa terra ha bisogno di esempi di pace e convivenza.
Ai nostri giovani dobbiamo dare un esempio diverso. Basta con la pedagogia della forza, del sopruso e della violenza. Dobbiamo mostrare con la nostra vita la giustizia, il perdono e la pace.
E dobbiamo impegnarci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore. Benedica il Signore il nostro cammino quaresimale. Amen.