L’Arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Giorgio Ferretti, sta rappresentando la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) durante la prima parte del Viaggio Apostolico che Papa Leone XIV sta compiendo in Turchia e in Libano per commemorare i 1700 anni del Concilio di Nicea.
Il pastore della Chiesa di Capitanata parteciperà alle celebrazioni liturgiche che saranno presiedute dal Pontefice nelle diverse tappe della prima parte del Viaggio Apostolico, ovvero in Turchia, tra cui la Commemorazione a İznik, l’antica Nicea, e l’incontro ecumenico col Patriarca Bartolomeo a Istanbul.
Quello in corso è il primo Viaggio Apostolico del Pontefice. Un Viaggio che era stato calendarizzato a maggio e che avrebbe dovuto compiere Papa Francesco.
Tra i momenti salienti, oltre alla celebrazione fra le rovine dell’antica basilica di San Neofito, dove l’imperatore Costantino convocò il primo Concilio Ecumenico per fare chiarezza sulla dottrina e mettere un freno al dilagare delle eresie, la preghiera al porto di Beirut, sul luogo dell’esplosione che devastò la Capitale libanese il 4 agosto 2020, e sulla tomba di San Charbel Maklūf.
Il Concilio di Nicea
Tenutosi nel 325 d.C., quello di Nicea è considerato primo Concilio Ecumenico della storia del cristianesimo. Venne convocato e presieduto dall’imperatore romano Costantino, il quale intendeva ristabilire la pace religiosa e raggiungere l’unità dogmatica, minata da varie dispute ed eresie, in particolare quella sull’arianesimo che metteva in discussione la natura divina di Gesù.
Nei piani dell’imperatore che aveva dato libertà di culto ai cristiani, l’obiettivo era anche politico dal momento che i forti contrasti tra i cristiani indebolivano anche la società e, con essa, lo Stato romano. Con queste premesse, il Concilio ebbe inizio il 20 maggio del 325.
Al termine dell’assemblea venne redatto quello che ancora oggi si proclama in tutte le chiese del mondo: il Credo. Ovvero la dichiarazione di fede con la quale si stabilì esplicitamente la dottrina dell’homooùsion, cioè della consustanzialità del Padre e del Figlio: nega che il Figlio sia creato dal Padre (genitum, non factum), e che la sua esistenza sia posteriore al Padre (ante omnia saecula). In questo modo, l’arianesimo fu negato in tutti i suoi aspetti.
Inoltre, venne ribadita l’incarnazione, morte e resurrezione di Cristo, in contrasto alle dottrine gnostiche che arrivavano a negare la crocifissione.Si dichiarò la nascita virginale di Gesù (nacque da Maria Vergine – cfr. Vangelo secondo Matteo 1,18 e 25, e Vangelo secondo Luca 1,34-35) e furono anatemizzati i sostenitori di certe affermazioni ariane, cioè coloro che dicono: “C’era (un tempo) quando (Gesù) non c’era”, e: “Prima di essere generato non c’era”, e che dal non essente fu generato o da un’altra persona o essenza dicono essere o creato, o trasformabile o mutevole il Figlio di Dio. (foto di copertina © Vatican Media)