Circa 700 persone hanno partecipato alla prima giornata del Convegno Pastorale Diocesano 2026, ospitata negli spazi della parrocchia di San Ciro a Foggia. Se lo scorso anno ci si è interrogati su quale direzione deve proseguire la Chiesa di Foggia-Bovino, ora, al centro della riflessione vi è il significato della domenica, della celebrazione eucaristica e sulla necessità di tornare a costruire comunità capaci di accogliere e accompagnare le persone.
“La crisi della domenica è, in larga misura, crisi del senso comunitario della fede cristiana”, ha sottolineato l’Arcivescovo Ferretti nel suo lungo intervento, richiamando il rapporto tra la dimensione personale della fede e quella comunitaria. “La fede è certamente una risposta personale. Nessuno può credere al posto di un altro. Nessuno può sostituirsi alla coscienza dell’altro nel rapporto con Dio. Ma tale risposta personale nasce dentro una comunità, viene nutrita dalla comunità e conduce alla comunione”.
Da qui la centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa. “Questa è forse la questione teologica più importante: non soltanto la Chiesa celebra l’Eucaristia; l’Eucaristia costruisce la Chiesa”, ha spiegato il presule. La Messa, dunque, non può essere considerata soltanto come il momento nel quale una comunità già costituita si ritrova, ma come il luogo nel quale Cristo continua a costruire il suo Corpo.
Una prospettiva che interpella anche quanti, a diverso titolo, partecipano alla liturgia. “Nessuno può trasformare la liturgia in uno spazio per il proprio protagonismo: né il sacerdote, né il coro, né i ministranti, né i lettori, né nessun altro”, ha affermato ancora. “La liturgia non è il luogo dell’affermazione dell’“io”. Questo sarebbe un peccato mortale! Essa è il luogo nel quale l’“io” entra nell’“eccomi” della Chiesa”.
La riflessione si è quindi spostata dalla celebrazione alla vita concreta delle comunità, chiamate a verificare la qualità delle proprie relazioni oltre a quella delle liturgie. “Dobbiamo interrogarci sulla qualità delle nostre celebrazioni e sulla qualità delle nostre relazioni”, ha detto Ferretti, ricordando che una comunità si riconosce non soltanto da come celebra, ma anche dalla fraternità che nasce dalla celebrazione.

“Ci conosciamo? Ci salutiamo? Ci sorridiamo? Cerchiamo di presentarci e dialoghiamo con gli altri? Ci accorgiamo delle assenze? Ci prendiamo cura delle persone fragili? Siamo capaci di accogliere chi arriva per la prima volta?”, sono state alcune delle domande rivolte dall’Arcivescovo alla platea.
Una serie di interrogativi che tocca anche le scelte pastorali delle parrocchie. “Non basta moltiplicare le celebrazioni per rendere un servizio più efficiente”, ha osservato il presule. “Dobbiamo chiederci se le nostre scelte favoriscono realmente la costruzione della comunità”.
La prima giornata del Convegno pastorale diocesano ha così posto al centro una domanda sulla qualità della vita comunitaria, partendo dalla domenica e dall’Eucaristia per arrivare alle relazioni quotidiane, all’accoglienza e alla cura delle persone più fragili. Domani, seconda giornata, la nostra Chiesa locale vedrà la presenza di mons. Vincenzo Paglia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, che accompagnerà i partecipanti nella riflessione sul significato della domenica e sul suo rapporto con la vita delle comunità e delle città.