cappellone delle croci

Il “cappellone delle croci” di Foggia, un luogo unico nato per ricordare una pioggia miracolosa

C’è una chiesa a Foggia la cui storia affonda le radici in un miracolo che spezzò anni di carestia e siccità. È il Real Tempio del Monte Calvario, comunemente detto “cappellone delle croci”. Unico monumento nazionale del capoluogo dauno, nacque alla fine del Seicento intorno al ricordo di una processione penitenziale, di una lunga siccità e di una pioggia giunta per miracolo al termine della preghiera dei fedeli. Un luogo nel quale architettura, arte e memoria religiosa raccontano ancora oggi un pezzo importante della storia della città.

La vicenda ha come protagonista il cappuccino padre Antonio da Olivadi, giunto a Foggia alla fine del XVII secolo. La città attraversava allora un periodo particolarmente difficile: la siccità aveva messo a dura prova la popolazione e compromesso i raccolti di tutto il Tavoliere. I fedeli chiesero quindi di pregare con Via Crucis per invocare la fine della calamità.

Padre Antonio piantò sette croci. Percorse in senso di andata e di ritorno, segnavano le quattordici stazioni che compongono il pio esercizio della Via Crucis. Una Via Crucis pregata con fede dai foggiani dell’epoca che divennero testimoni di un qualcosa di straordinario. Secondo la tradizione, mentre si pregava, il cielo si annuvolò e la pioggia tornò a cadere sulle campagne e la città accompagnata da lampi e tuoni.

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I campi furono salvati, la siccità cessò e tra la popolazione si diffuse la convinzione di aver assistito a un vero e proprio miracolo. Da qui nacque l’idea di trasformare quelle croci in un tempio di preghiera.

Il progetto prevedeva la costruzione di piccole cappelle a protezione delle croci. Tuttavia, le difficoltà economiche e giuridiche rallentarono l’opera. La posa della prima pietra risale al 1693, e il percorso venne completato solo decenni più tardi.

Col tempo, la prima e ultima cappella vennero modificate in quelle che oggi sono il portale monumentale e la chiesa. La chiesa fu consacrata nel marzo del 1742. Intorno a questo complesso sarebbe poi sorto uno dei primi nuclei di espansione urbana del capoluogo dauno, ovvero Borgo Croci.

Il portale, un catechismo scolpito nella pietra

Già l’esterno racconta molto della concezione religiosa del complesso. La facciata della chiesa appare relativamente semplice, quasi austera, con una struttura a “scatola” affiancata da due corpi laterali e un piccolo campanile. A catturare l’attenzione del fedele è soprattutto il grande portale monumentale, ricco di elementi simbolici.

La parte inferiore è scandita da quattro lesene che incorniciano due nicchie oggi vuote. Al di sopra compaiono due riquadri nei quali sono raffigurati gli strumenti della Passione: i chiodi, la corona di spine, il martello e la tenaglia. Sono oggetti semplici, ma immediatamente riconoscibili, attraverso i quali il visitatore viene introdotto al significato del luogo.

Al centro dell’arco compare una colomba bianca, simbolo dello Spirito Santo. Ai lati sono raffigurati il sole e la luna con sembianze umane, immagini che rimandano all’umanità di Cristo e alla dimensione cosmica della Crocifissione.

Il portale non è dunque soltanto un ingresso architettonico: è una sorta di racconto per immagini, un invito a leggere il complesso attraverso i simboli della Passione. Non è un caso che proprio il 14 settembre, festa dell’esaltazione della Santa Croce, qui si celebri una messa solenne

Le cinque cappelle

Superato il portale, il percorso conduce a cinque cappelle. Ognuna presenta caratteristiche proprie, pur mantenendo una sostanziale unità con le altre.

La prima è la più semplice dal punto di vista strutturale, ma sorprendentemente la più ricca di simboli. Su tutti e quattro i lati vi sono nuovamente raffigurati i simboli della passione mentre all’interno, alla base della cupoletta, vi sono scolpiti quattro cherubini in corrispondenza dei quattro pilastri.

La seconda ne riprende sostanzialmente l’impianto, ma è la terza ad essere la più elaborata: dai quattro pilastri emergono lesene lavorate a colonna che conferiscono all’ambiente una maggiore ricchezza decorativa.

La quarta cappella, oggi maggiormente segnata dal degrado, è anche quella che conserva con maggiore evidenza il gusto barocco del complesso. La quinta riprende in larga parte le caratteristiche della precedente.

Il loro insieme restituisce l’immagine di un percorso devozionale che trasformava lo spazio urbano in una rappresentazione della salita di Cristo verso il Calvario. Infatti, il sentiero termina con l’ingresso nell’aula liturgica dove tutt’oggi si celebra la Santa Messa, ovvero il memoriale della passione, morte e risurrezione di Cristo.

Tra stucchi e reliquie

All’interno la chiesa presenta una struttura a navata unica, affiancata da due cappelle laterali. L’apparato decorativo conserva il gusto del Settecento, soprattutto negli stucchi che caratterizzano il soffitto.

Sulla volta domina una tela raffigurante la Salita al Calvario, attribuita alla scuola napoletana. È un’opera che si inserisce perfettamente nel significato complessivo del tempio: il tema della Passione, già annunciato lungo il percorso esterno, trova qui la sua prosecuzione nello spazio liturgico.

All’ingresso il fedele è accolto da due medaglioni dipinti raffiguranti Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino che, secondo la tradizione si recò a Gerusalemme per portare a Roma la vera Croce, e la Maddalena penitente.

Ai lati si aprono due cappelle. In quella di destra vi è conservata la statua di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, mentre in quella di destra vi è l’Addolorata con due scapolari. Ai piedi dell’altare laterale dell’Addolorata si conserva una statua del Cristo morto. Nelle due cappelle sono affisse lapidi con i nomi dei soldati foggiani caduti durante la Grande Guerra (alcuni loro resti mortali riposano nella cripta). Sul fondo della navata si trovano il pulpito e lo spazio per il coro.

Il presbitero, sopraelevato di pochi gradini, è delimitato da una balaustra in marmo. L’altare a muro, in marmo policromo, è sormontato da un enorme crocifisso. Ma è nell’abside il vero tesoro di questa chiesa. Sul fondo, in un grande reliquiario a forma di croce, è custodito un frammento della vera Croce su cui morì Cristo. In occasione della festa, la reliquia viene esposta al pubblico sull’altare maggiore. Assieme ad essa viene esposta, in altro reliquiario, una delle spine che componevano la corona indossata da Gesù nel momento della morte.

L’abside oggi è decorato sulla destra da una tavola dipinta raffigurante la Vergine Maria in trono con Gesù Bambino, mentre sulla sinistra vi è un affresco (incompleto) raffigurante la flagellazione di Cristo.

Nel transetto trovano spazio sulla destra un antico confessionale e un dipinto raffigurante Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Sulla sinistra, l’accesso alla sacrestia dal quale si accede all’antica cripta.

La cripta

È uno degli ambienti più suggestivi e misteriosi dell’intero complesso. Della presenza di una cripta il fedele se ne accorge percorrendo la navata centrale. Al centro del pavimento, infatti, vi è una botola coperta da una lastra tombale in marmo con un’iscrizione latina che indica il luogo nel quale furono conservati i resti dei confratelli della confraternita del Monte Calvario, strettamente legata alla chiesa.

La Congregazione nacque nel 1696, proprio nel periodo in cui prendeva forma il complesso del Monte Calvario. La sua storia giuridica fu lunga e complessa: un decreto di fondazione fu emanato da re Ferdinando IV il 29 dicembre 1755, seguito dal decreto di approvazione del 30 novembre 1767 e, successivamente, dal regio assenso del 6 agosto 1857, che ne sancì il riconoscimento legale. Scopo di questa confraternita era quello di dare degna sepoltura ai morti.

Oggi la cripta conserva diversi ossari e un piccolo museo in cui sono esposti oggetti sacri, antichi e moderni, fra cui gli abiti indossati dai confratelli e dalle consorelle in passato, e immagini sacre.

Quel legame col Risorgimento

I membri della confraternita, ancora oggi, indossano una lunga veste rossa con una croce bianca sul petto, sulla quale è ricamata una corona di spine verde. Le consorelle, invece, indossano una doppia pettorina rossa: su un lato la croce con la corona di spine, sull’altro una raffigurazione della croce piantata sul monte Calvario, racchiusa in uno stemma.

Dietro quelle vesti, secondo la memoria tramandata dalla confraternita, si cela anche una pagina della storia dell’Unità d’Italia. Il complesso del Monte Calvario divenne infatti un luogo nel quale la dimensione religiosa della congregazione si intrecciò con le vicende politiche e sociali dell’Ottocento. Si narra infatti che la cripta di questa chiesa potrebbe essere stata utilizzata come luogo di riunioni segrete.

Un monumento che racconta Foggia

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