di Fabio Beretta
“Foggia, basta!”. È il monito che l’Arcivescovo lancia al capoluogo dauno dalla loggia centrale del campanile della basilica cattedrale di Foggia al termine della lunga e solenne processione del Sacro Tavolo dell’Iconavetere. Una processione che, come da tradizione, partendo dalla basilica minore di San Giovanni Battista, ha attraversato le vie principali del centro storico.
Non è mancata la sosta del Sacro Tavolo in piazza Villani, per la benedizione dei campi e degli agricoltori, e davanti al Municipio, per una breve preghiera e benedizione delle istituzioni cittadine. Tra canti, salmi e le note della banda musicale, la processione ha raggiunto la cattedrale, anticipata dal suono a festa delle campane.
E proprio dal campanile l’Arcivescovo ha rivolto il suo consueto messaggio alla città. Non una catechesi, ma una vera e propria denuncia di quel cancro sociale di questa terra, la malavita, che con i suoi tentacoli si insinua anche nei modi di agire e di pensare, fino a danneggiare anche il creato.
“Care madri, cari padri, guardiamo i nostri figli con la stessa tenerezza e preoccupazione di Gesù e chiediamoci come crescerli nella vita buona del Vangelo”, l’appello di mons. Ferretti agli adulti, che ha ammonito: “I giovani non vanno iperprotetti, scusati per ogni errore, fino a contestare gli insegnanti. L’autorità su di loro è compito di tutta la comunità. Vanno amati, ma vanno fermati quando sbagliano. E dobbiamo soprattutto dar loro l’esempio”. Da qui anche il monito contro chi sporca la creazione: “Chiediamoci, quando sporchiamo e inquiniamo la terra, che mondo troveranno i nostri figli e i nostri nipoti? Basta immondizia, rifiuti abbandonati in modo selvaggio”.
“Dobbiamo essere adulti onesti, solidali, amanti del creato. Basta egoismi, basta fare i furbi, sporcare la creazione, basta con l’illegalità. Fratello, il mondo e il futuro che lasci a tuo figlio dipendono da te e da tutti noi”.
“Fratello, ma davvero pensi che la felicità di tuo figlio sarà nella prepotenza, nell’essere il più forte, il più scaltro? Sorella, davvero credi che, lasciando fare a tuo figlio ciò che vuole, lo educherai? – ha poi tuonato il presule -. Caro fratello che vivi di illegalità, credimi: i soldi rubati uccidono la tua dignità. Ma davvero credi che tuo figlio sarà felice, rubando, prevaricando, uccidendo? Una vita cattiva porta solo paura, tristezza, una continua insoddisfazione. Sorella, davvero vuoi che il futuro di tuo figlio sia nascondersi, uccidere o essere ucciso giovane? Sarà felice tuo figlio al 41-bis?”.
“Le parole per educare le abbiamo: sono quelle del Vangelo. Ascoltiamo Gesù parlare e trasmettiamo la saggezza di una vita buona ai nostri figli. Pace, perdono, mitezza, giustizia, carità danno la felicità. Non prepotenza e illegalità”, ha proseguito l’Arcivescovo, che si è poi rivolto ai giovani: “Spesso ti abbiamo mostrato il peggio di noi, fino a farti credere che la guerra fosse inevitabile, anzi giusta. Ti abbiamo fatto vivere, come diceva Giorgio La Pira, nell’“età della violenza”. Ma tu non farti imbrogliare. Non lasciarti rubare la speranza. Questa nostra Capitanata è bella, è bello vivere qui. Qui puoi iniziare il tuo percorso di vita. Lasciati aiutare dalla Chiesa. Come una madre buona, ti aspetta per parlarti della vera vita: quella che dà felicità e pace al cuore”.
“Non credere alla prepotenza e alla furbizia come modo di vivere. Il bullismo è vigliaccheria e debolezza: proteggi i deboli e sarai davvero forte. Ama gli anziani nella loro debolezza, è vigliaccheria schernirli; abbi cura di loro e troverai un gusto buono nel cuore. Proteggi e sostieni chi a scuola è più fragile, chi viene da lontano. Nell’incontro con la diversità dimora una cultura nuova, quella dell’incontro: l’unica che salverà il mondo. Hai un coltello, hai con te un’arma? In questi giorni prima della Pasqua portali in una chiesa e lasciali lì, vicino all’altare, al tabernacolo; vedrai: ti sentirai libero, leggero”, l’invito rivolto alle giovani generazioni.
“Foggia, basta! Uniamoci per il bene e la Vergine Maria, Madre nostra, ci sosterrà. Il Signore ci sosterrà, perché il giusto gode del favore di Dio. Il giusto è felice, il suo cuore è in pace e la sua vita davvero vale la pena di essere vissuta”, ha concluso l’Arcivescovo, benedicendo il capoluogo dall’alto del campanile.
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