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Ss Trinità

31 Maggio

La Solennità della Santissima Trinità è una Solennità dell’Anno Liturgico della Chiesa cattolica. Il colore liturgico usato per essa è il bianco, alla stessa maniera delle feste e solennità del Signore.

Nel Rito Romano si celebra la domenica successiva alla Pentecoste: è quindi una delle Solennità del Signore del Tempo ordinario. Con essa riprende il Tempo Ordinario, dopo l’interruzione per la Quaresima e il Tempo Pasquale. Nel Rito Ambrosiano si celebra la I Domenica successiva alla Pentecoste.

Fino all’VIII secolo la Chiesa non celebrò nessuna solennità in onore della Trinità. Il motivo di ciò risiede nel fatto che la liturgia cattolica ha come suo scopo la lode e l’adorazione a Dio uno e trino: tutto in essa è ordinato a questo supremo scopo, dal sacrificio eucaristico, ai Sacramenti, alla Liturgia delle Ore, al culto di Maria e dei Santi e alla stessa catechesi. Del resto la Chiesa Orientale non ha tuttora una festa per la Trinità, il cui mistero, nel Rito Bizantino, è ricordato il particolar modo nella festa della Pentecoste.

La festa della Trinità nacque dalla devozione privata verso il mistero trinitario che fiorì nei paesi franchi durante il periodo carolino, e che dovette ricevere un notevole impulso dall’Admonitio generalis del 789 e dal Capitulare XXVIII del 794[4], i quali prescrivevano l’esposizione della dottrina cattolica circa la Trinità.

I primi centri di questa devozione furono i monasteri di Aniane e di Tours: nel primo il suo fondatore San Benedetto dedicò nel 782 la chiesa abbaziale alla Santissima Trinità; nel secondo visse Alcuino, che fu ardente fautore di questa devozione e autore dei trattati De fide s. et individuae Trinitatis, De Trinitate ad Fredegesium quaestiones XXVIII.

Tale devozione ebbe fin dall’inizio il carattere di una professione di fede nel mistero della Trinità, come testimoniano le preghiere alla Santissima Trinità contenute nei Libelli precum (“libretti di preghiere”) dell’epoca, dei quali almeno tre provengono da Tours.

Alcuino redasse i testi della Messa della Trinità. In una lettera indirizzata tra il 796 e l’804 ai monaci di Saint-Waast egli afferma di aver estratto da un Sacramentario, senza dubbio di Tours, una serie di Messe votive, di cui la prima è quella della Trinità; ai monaci di Fulda, poi, manda tra l’801 e l’803 la Cartula missalis, ossia il suo Liber Sacramentorum, contenente la nota serie di messe votiva private per tutta la settimana, di cui la prima, per la domenica, è quella della Trinità.

Tale Messa figura al primo posto tra quelle votive in vari sacramentari franchi dalla prima metà del IX secolo in poi in quelli ambrosiani dei secoli IX-XI] e dall’XI secolo in poi nei Messali.

Sin dalla seconda metà del IX secolo, poi, in due Sacramentari provenienti da Saint Thierry e da Saint Amand questa Messa compare già alla dominica octavae Pentecostes (“domenica dell’ottava di Pentecoste”), ossia alla prima domenica dopo Pentecoste. Tale giorno divenne poi tradizionale nella Chiesa latina, nonostante qualche eccezione. Il can. 10 del Sinodo di Seligenstadt (1023) attesta che la recita di questa Messa votiva rivestiva presso taluni un carattere superstizioso.

Con il X secolo la festa della Trinità, la cui istituzione era già stata sollecitata invano verso il 775 da Catulfo a Carlo magno, andò lentamente affermandosi: venne introdotta a Liegi, alla data tradizionale, dal Vescovo Stefano, che la dotò di uno splendido ufficio (testo e melodia) che è stato mantenuto nel Breviario Romano; a Reichenau venne introdotta verso il 1030; a Cluny prima del 1091; a Canterbury da San Thomas Becket nel 1162; a Cîteaux nel 1175.

La festa entrò anche nella liturgia degli ordini religiosi: tra i Certosini verso il 1222; tra i Domenicani verso la metà del XIII secolo; tra i Francescani fu introdotta dal Capitolo di Narbona del 1260, ma nel Capitolo di Assisi del 1279 venne soppressa perché non celebrata dalla Chiesa di Roma. Il Sinodo di Arles del 1263 nel prescrisse la celebrazione alla I domenica dopo Pentecoste, con ottava; l’ottava era già in uso presso altre Chiese, come in Belgio prima del 1109.

Non è raro trovare nei breviari manoscritti, accanto all’Ufficio della Trinità, la postilla a Sede Apostolica repellitur, “rigettata dalla Sede Apostolica”. E infatti papa Alessandro II (1061-1073) non si dimostrò favorevole alla festa perché superflua cum in omni dominica, imo quotidie, utriusque [trinitatis et unitatis] memoria celebretur “poiché in ogni domenica, anzi, ogni giorno, si celebra la memoria di entrambe la Trinità e l’Unità”.

Lo stesso contrasto sull’opportunità della festa si registra anche nei liturgisti dei secoli XI-XIII. Nonostante l’opposizione di Roma la festa continuò a diffondersi, e papa Giovanni XXII credette opportuno estenderla a tutta la Chiesa nel 1331: Scito autem quod anno Domini 1131, dominus Johannes XXII, de consilio fratrum suorum, ordinavit et statuit quod deinceps Romana et universalis Ecclesia faceret festum solempnissimum de semper benedicta Trinitate divinarum personarum et divine essentie unitate in tribus divinis personis. Statuit autem quod Romana Ecclesia et omnes qui faciunt officium ecclesiasticum secundum eam faciant predictum festum dominica prima post Penthecosten et sine octavis, non improbans tamen eos qui cum octavis et aliqua alia dominica anni festum celebrant antedictum. “Ma sappi che nell’anno del Signore 1131 Giovanni XXII, su consiglio dei suoi fratelli, ordinò e stabilì che d’ora in avanti la Chiesa Romana e universale faccia la solennissima festa della sempre benedetta Trinità delle divine persone e per l’unità della divina essenza nelle tre divine persone. Stabilì inoltre che la Chiesa di Roma e tutti quelli che celebrano l’Ufficio della Chiesa secondo i suoi statuti facciano la predetta festa la prima domenica dopo la Pentecoste e senza ottava, non disapprovando tuttavia coloro che la celebrano con l’ottava o in qualche altre domenica dell’anno”.

Una nota inserita poi in un Breviario Romano della I metà del XIV secolo attribuisce l’Ufficio che si cominciò a cantare nella Curia Romana al tempo di Giovanni XXII al posto del precedente a Giovanni Pecham. Tale ufficio ritmico fu accolto in molti breviari sino a San Pio V, che introdusse nuovamente nel suo Breviario riformato del 1568 il più antico Ufficio composto da Stefano di Liegi, ritoccandolo qua e là.