Il 7 ottobre a Bovino si festeggia San Marco d’Eca, Patrono della Città e Compatrono della nostra Arcidiocesi. Secondo le poche fonti storiche che ci sono pervenute, nacque intorno al 260 d.C. ad Eca, antico insediamento romano (in latino Aecae) sviluppatosi nel territorio in cui sarebbe poi sorta (nell’XI secolo) la moderna cittadina di Troia.
Suo padre, Costantino, era un uomo ricco e osservante, che lo introdusse agli studi delle lettere. Figlio unico, dopo la morte del padre, decise di intraprendere la vita ecclesiastica. Fu ordinato sacerdote da Giovanni, vescovo di Lucera. Ben presto il giovane prete divenne famoso per la sua devozione e la generosità verso i bisognosi. Ospitò in casa due fanciulle, provvedendo al loro mantenimento e insegnando loro i precetti religiosi.
Questo, però, attirò l’invidia di alcuni concittadini che scrissero al Vescovo accusando Marco di stregonerie, fornicazione e stupro. Nelle diverse lettere inviate al vescovo si chiedeva un’adeguata punizione perché il suo comportamento, secondo i detrattori, avrebbe causato “qualche sciagura alla città”.
Il Vescovo Giovanni inviò quindi due diaconi, Vincenzo e Aristotele, per convocare Marco. Al loro arrivo, trovarono il sacerdote in chiesa, immerso nella preghiera. Nel viaggio da Eca a Lucera, Aristotele fu preso da una sete irresistibile. Marco, vedendo una cerva con i suoi piccoli, le chiese di lasciare che Aristotele bevesse dalle sue mammelle. Miracolosamente, la cerva si fermò ed esaudì la richiesta.
Al cospetto del vescovo, i due diaconi raccontarono l’accaduto e Giovanni accolse Marco con molti onori. Il vescovo e Marco si diressero quindi a pregare le Lodi mattutine. Marco udì i cori degli angeli che salutavano l’arrivo del nuovo giorno, e invitò il vescovo a pregare con lui, finché non li sentì anche lui. Ormai pienamente ricredutosi su Marco, il vescovo Giovanni gli chiese di trattenersi lì per una settimana. La fama di santità di Marco si sparse per tutto il territorio di Puglia.
Poco tempo dopo, Giovanni morì. Sia la popolazione che il clero chiedevano a gran voce che l’incarico di vescovo di Lucera fosse dato a Marco. Egli, però, non si riteneva degno di questo ruolo e fuggì. Tuttavia venne ritrovato e consacrato vescovo da Papa Marcellino. Anche se nominato a capo della Diocesi, Marco non cambiò il suo stile di vita, sempre ligio alla preghiera e alla carità fraterna. Ben presto, però, la sua fama di santità – legata a numerosi prodigi – arrivò lontano. Secondo i racconti, l’acqua passata attraverso le sue mani dopo le messe aveva poteri taumaturgici. Cacciò via il demonio da un uomo che a gran voce gridava: “Perché hai accettato l’onore episcopale per tormentarmi”. Ridiede la vista a un cieco, risuscitò da morte un fanciullo.
Colpito da febbre, il vescovo Marco morì, tra le lacrime del clero e dei suoi fedeli, all’età di 62 anni. Al suo decesso fu onorato da una folla di chierici e di popolo, i quali dissero di aver percepito un profumo particolare emanarsi dal suo corpo. Chiese di essere sepolto a Bovino e la sua volontà fu rispettata. Col tempo, sulla sua tomba venne costruita una chiesa. La fama di santità continuò anche dopo la morte tanto che molti miracoli accaddero a Bovino.
Tra i più celebri vi è quello delle noci. Un forestiero, gravemente invalidato e reso storpio da una malattia, da lungo tempo viveva di elemosine a Bovino, e pregava intensamente Dio e san Marco vescovo affinché fosse guarito. Un giorno, un gruppo di ragazzini davanti alla chiesa del santo iniziò a scagliargli contro delle noci. Impossibilitato a muoversi, lo storpio cominciò a pregare San Marco e all’improvviso fu guarito e poté ergersi in piedi. I chierici e l’allora vescovo Addone iniziarono ad intonare lodi al Santo.

