Affonda le sue radici negli anni del primo conflitto mondiale la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, appuntamento che ogni anno richiama l’attenzione della Chiesa e delle comunità sul fenomeno delle migrazioni e sulle condizioni di quanti sono costretti a lasciare la propria terra. La sua origine risale al 6 dicembre 1914, quando la Sacra Congregazione Concistoriale inviò agli Ordinari diocesani italiani la lettera circolare “Il dolore e le preoccupazioni”, chiedendo l’istituzione di una giornata annuale dedicata alla sensibilizzazione sul fenomeno migratorio e alla raccolta di fondi destinati alle opere pastorali per gli emigrati italiani e alla formazione dei missionari d’emigrazione.
La prima celebrazione si tenne il 21 febbraio 1915. Nel corso dei decenni, la Giornata ha progressivamente ampliato il proprio orizzonte. Nel 1952 venne estesa anche agli emigrati di altre nazionalità e lingue, mentre nel 1969 fu ribadita come Giornata del migrante a livello mondiale. Nel 2004, con l’istruzione Erga migrantes caritas Christi, l’attenzione venne estesa esplicitamente anche ai rifugiati, consolidando la denominazione oggi conosciuta come Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato.
Da allora, i messaggi dei Pontefici hanno accompagnato l’evoluzione del fenomeno migratorio, mettendo di volta in volta l’accento sulle diverse situazioni di vulnerabilità e sulle responsabilità della comunità cristiana e della società. Nel 2017, Papa Francesco aveva dedicato la Giornata ai “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, richiamando l’attenzione proprio sulla condizione dei più piccoli. Un tema che torna con forza nel 2026, nella 112ma edizione della Giornata, in programma il 27 settembre. Dal 2019, infatti, questa Giornata si celebra ogni anno nell’ultima domenica di settembre.
Papa Leone XIV per quest’anno ha scelto il tema: “Anche uno solo di questi bambini” (Mt 18,5). Il titolo richiama direttamente le parole di Gesù: “Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”. Il messaggio del Pontefice invita a guardare il fenomeno migratorio attraverso gli occhi dei suoi protagonisti più piccoli e vulnerabili, andando oltre numeri e statistiche per riconoscere in ogni bambino una persona con una dignità inviolabile.
Milioni di bambini e adolescenti sono oggi costretti a lasciare la propria terra a causa di guerre, povertà, persecuzioni, violenze, disastri ambientali e altre tragedie. “I minori sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali”, scrive il Santo Padre, sottolineando come siano «volti concreti, storie uniche, che fanno appello alla nostra coscienza».
La sofferenza, osserva il Vescovo di Roma, non si esaurisce nel viaggio. Ci sono bambini che hanno perso genitori, fratelli, sorelle e amici e che sono stati testimoni di violenze; altri vengono separati per lunghi periodi dai propri familiari nel tentativo di ricongiungersi con loro; altri ancora affrontano il tragitto insieme ai genitori, esposti a condizioni estreme e traumatiche. A questo scenario si aggiungono le morti lungo le rotte migratorie, la tratta e lo sfruttamento, il reclutamento di minori nei conflitti armati, la violenza sessuale, i matrimoni forzati e le atrocità subite o viste durante il percorso.
Nel suo messaggio, il Successore di Pietro riprende proprio il filo già indicato da Bergoglio nel 2017, ricordando che i minori migranti sono “tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi”. Una condizione che, per il Pontefice regnante, impone di non voltarsi dall’altra parte.
“Anche uno solo”. È questa l’espressione che il messaggio del 2026 ripete come un richiamo alla responsabilità personale e collettiva. “Non è una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: anche uno solo”, scrive Leone XIV. Ogni bambino, sottolinea il Papa, possiede una dignità infinita ed è immagine e somiglianza di Dio. Di fronte a ciascun minore migrante, dunque, l’accoglienza diventa un atto di umanità e di fede. Il riferimento evangelico è anche quello di Matteo: “Ero straniero e mi avete accolto”.
Il Pontefice richiama quindi il rischio che i minori migranti vengano ridotti all’invisibilità, soprattutto quando sono privi di adulti capaci di proteggerli e sostenerli. Per questo indica la necessità di intervenire tanto nei Paesi d’origine, per rimuovere le cause che costringono alla fuga, quanto nei Paesi di transito e di arrivo, attraverso protezione e accoglienza.
Nel messaggio di Papa Prevost l’appello coinvolge anche la vita ecclesiale. L’accoglienza, scrive il Vescovo di Roma, non può rimanere un concetto astratto né essere delegata esclusivamente agli istituti o alle associazioni che si occupano di migrazione. È l’intera comunità cristiana a essere chiamata a farsi prossima alla storia concreta di ciascun minore.
Da qui l’invito a promuovere percorsi educativi e spirituali, anche personalizzati, capaci di superare la logica del puro assistenzialismo e di favorire l’integrazione. Particolare attenzione viene dedicata alla prevenzione della solitudine, dell’isolamento e del rifiuto, condizioni che possono colpire anche i figli dei migranti.
Leone XIV indica inoltre nell’incontro tra i ragazzi del territorio e i giovani migranti una possibilità concreta di costruire percorsi comuni, fondati sul rispetto, sulla solidarietà e sull’amicizia.
La tutela dei minori diventa, nello stesso tempo, un terreno di dialogo tra le diverse religioni. La vulnerabilità dei bambini, sottolinea il Successore di Pietro, non conosce confini confessionali e può diventare occasione per costruire reti di protezione condivise, rispettando le identità culturali e religiose e prevenendo il rischio di radicalizzazione.
Un ulteriore appello è rivolto alle istituzioni civili, chiamate a riaffermare il principio del superiore interesse del minore. Protezione e dignità di ogni bambino e adolescente devono essere messe al centro attraverso strumenti efficaci, il sostegno ai ricongiungimenti familiari e la prevenzione dei traumi provocati dalle separazioni.
Il Pontefice invita quindi a un cambio di prospettiva, spostando l’attenzione dalla sola gestione dei flussi migratori alla tutela piena e immediata dei diritti umani. Il Papa richiama, a questo proposito, anche quanto affermato nel discorso al Parlamento spagnolo dell’8 giugno 2026, dove aveva parlato della necessità di una risposta “coordinata, solidale ed efficace”, capace di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione.

