di Fabio Beretta
Nel giorno in cui il capoluogo dauno celebra la sua patrona, commemorando il ritrovamento del Sacro Tavolo dell’Iconavetere, l’Arcivescovo Ferretti scuote la città di Foggia dall’alto del campanile della Cattedrale: Foggia, sii più umana! Un monito che arriva nel consueto “Messaggio” pronunciato al termine della suggestiva processione della Madonna dei Sette Veli che, all’imbrunire, ha attraversato vicoli e piazze del centro storico.
Tra gli omaggi e le preghiere dei foggiani, il Sacro Tavolo compie due soste: la prima davanti al Municipio, dove si è pregato per la società civile e chiesto a Dio, per intercessione della Beata Vergine Maria dell’Iconavetere, “la saggezza dei governanti e l’onestà dei cittadini” affinché “si consolidino la concordia e la giustizia”, e in città “si affermi, nella pace, una prosperità duratura”; la seconda in piazza del Lago, luogo dove il 13 agosto del 1062 tre fiammelle apparvero sull’acqua indicando ai pastori la sacra immagine della Madonna in trono con Gesù Bambino in braccio.
A quasi mille anni di distanza dal prodigio che spinse gli uomini e le donne che abitavano questa terra a guardare verso il cielo, quella palude non esiste più. Ne esiste però un’altra, che ammorba l’aria avvelenando le menti. Una subcultura fatta di inciviltà, razzismo, violenza e degrado nella quale prosperano mafie e delinquenza. Nelle parole di mons. Ferretti, dunque, l’invito a ripensare la festa patronale quale occasione per interrogarsi sul rapporto tra l’uomo e il creato e sulle responsabilità personali di ciascuno. A partire dall’emergenza caldo e dal sempre maggior numero di incendi dolosi.
Una terra sporcata e depredata
“Dovremmo domandarci qual è la nostra colpa personale in tutto questo”. Il richiamo è alla necessità di abbandonare quello che mons. Ferretti definisce “uno spirito predatorio” nei confronti della creazione, ricordando che il mondo non appartiene soltanto alla generazione presente, ma è quello “che lasceremo ai nostri figli e nipoti”. Un tema che l’Arcivescovo collega alle parole scritte da Papa Leone XIV nella Magnifica humanitas e alla responsabilità individuale nella cura della “madre terra”.
“Ognuno nel suo piccolo contribuisce a pulire o sporcare la madre terra”, afferma, condannando “la sporcizia, la spazzatura abbandonata nei campi o ai bordi delle nostre strade”. Da qui l’invito a rispettare la raccolta differenziata, perché se fatta con attenzione può rappresentare un piccolo ma concreto contributo: “Al centro non ci sono io con i miei bisogni. Il mondo che sporco è il nostro giardino di casa e la terra è la grande risorsa di questa provincia”.
Ma il caldo, aggiunge l’Arcivescovo, non rappresenta soltanto una questione ambientale: “Il caldo indebolisce, uccide”, sottolinea richiamando tutti alla responsabilità verso le persone più vulnerabili, a cominciare dagli anziani e dai più fragili. Un ringraziamento viene rivolto ai sacerdoti e agli operatori sanitari “per il loro lavoro e sacrificio” quotidiano.
In questo contesto si inserisce anche l’impegno della Caritas Diocesana che ha attivato centri di refrigerio destinati agli anziani che non hanno la possibilità di andare in vacanza o che non dispongono dell’aria condizionata nelle proprie abitazioni. Un’attenzione che si estende anche ai lavoratori migranti impegnati nei campi, ai quali vengono offerti “acqua fresca, integratori e un pasto” al termine di giornate afose trascorse sotto il sole.
Accogliere senza giudicare
Ed è proprio ai migranti che mons. Ferretti dedica una parte centrale del suo intervento, facendo sue le parole che Leone XIV pronunciò poche settimane fa durante il Viaggio Apostolico in Spagna: “La Chiesa deve lasciarsi interpellare” dal fenomeno migratorio. “L’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari”.
Il pensiero del presule va ancora una volta alla realtà dei ghetti presenti nella provincia di Foggia, definiti senza mezzi termini “una vergogna di questa provincia”. “A questa città chiedo che si accolga di più, con umanità; lo chiedo in particolare alla Chiesa di Foggia-Bovino, che accolga con carità cristiana”, l’appello dell’Arcivescovo rivolto a tutti i cittadini, credenti e non.
Il modello indicato è quello evangelico del Buon Samaritano, che si ferma davanti all’uomo ferito ai bordi della strada e lo “soccorre senza chiedergli prima un documento o la provenienza. Lo fa perché è suo fratello. Da qui una riflessione sulla condizione degli stranieri che arrivano nel territorio foggiano: “Sono uomini, donne, che fuggono dalla fame, dalla guerra, da luoghi in cui il clima impazzito ha cancellato un futuro”. Molti di loro, prosegue, sono “desiderosi di un futuro migliore” e rappresentano anche una componente importante della forza lavoro impiegata nei campi.
“Contribuiscono con la loro fatica sotto il sole cocente in modo importante al benessere di questa terra”, osserva mons. Ferretti, chiedendo di non lasciarli soli e, soprattutto, di non consegnarli “nelle mani dei caporali e della mafia”. Poi l’invito a disarmare il linguaggio: “Tutti dobbiamo accogliere e non disprezzare: basta con parole che fomentano odio e costruiscono muri e divisione! Per i cristiani non esistono stranieri, non esistono nemici”.
“Un giorno saremo giudicati dal tribunale di Cristo anche sull’accoglienza e sulla nostra umanità. Per i cristiani non esistono stranieri, non esistono nemici. Siamo, come diceva il compianto Papa Francesco, fratelli tutti! Questo, che ti piaccia o no, è l’insegnamento del Signore Gesù: tutti fratelli perché tutti figli di Dio e tutti con il diritto di pregare Dio”, tuona il presule intervenendo sulle recenti polemiche e gli aspri dibattiti, spesso conditi da insulti e parolacce, relativi alla possibilità di costruire a Foggia una moschea.
Una speranza per il futuro
Per rappresentare concretamente questa idea di convivenza, l’Arcivescovo racconta una sua esperienza personale, vissuta recentemente durante la visita a una scuola del centro di Foggia: “C’erano bambini da tutti i continenti. Una scuola bellissima”. Bambini che studiano e giocano insieme e che “si sentono tutti foggiani”, anche se “alcuni di loro non possono ancora avere la cittadinanza. Ma i bambini questo non lo sanno – aggiunge -. Giocano, studiano, crescono assieme”. È proprio alle nuove generazioni che il Pastore della Chiesa di Foggia-Bovino affida una speranza per il futuro: “Cari giovani, in voi speriamo, perché aggiustiate quello che noi abbiamo rotto”.