di Fabio Beretta
Una sottile linea marrone sulle pareti esterne dei condomini, cumuli di fango ai lati delle strade, bidoni dell’immondizia aperti davanti ai portoni delle abitazioni che inghiottono oggetti oramai distrutti dalla furia della natura. A poco più di una settimana dall’alluvione che ha provocato l’esondazione del Cervaro, è così che si presenta Borgo Incoronata, frazione del comune di Foggia, travolto dalle acque del torrente durante la giornata del 2 aprile.
I segni della violenza dell’acqua sono ancora ben visibili ovunque, come ha constatato l’Arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Giorgio Ferretti, che nel pomeriggio di venerdì 10 aprile ha voluto recarsi in visita al centro abitato per far sentire la sua vicinanza alla popolazione. Una vicinanza già manifestata concretamente nei giorni scorsi tramite gli aiuti e i pasti forniti dalla Caritas Diocesana (leggi qui) alle famiglie rimaste senza casa.

Accompagnato da don Leonardo Verrilli, parroco del Santuario, e da alcuni residenti, il presule ha incontrato gli abitanti che hanno mostrato all’Arcivescovo la situazione attuale delle proprie dimore: pavimenti divelti, carta da parati distrutta, mobili da buttare, cantine ancora allagate.
Mons. Ferretti ha benedetto le case e pregato con la comunità del borgo, riunitasi poi in serata nel piazzale tra il Condominio Paradiso e il Condominio Unità. Davanti all’antica immagine della Madonna Incoronata, custodita nella chiesetta di Cristo Re, è stato proclamato il brano tratto dal Vangelo secondo Marco della cosiddetta “tempesta sedata”.

Nel suo breve discorso a braccio, l’Arcivescovo ha tracciato un parallelo tra quanto vissuto dagli apostoli e l’esperienza recente degli abitanti del borgo.
Mons. Ferretti ha ricordato come l’acqua, “sorella acqua” secondo Francesco d’Assisi, sia un elemento prezioso e vitale, soprattutto per un territorio come la Capitanata, ma che può trasformarsi in forza distruttiva quando viene meno l’equilibrio tra l’uomo e il creato. “Il mondo impazzisce – ha osservato – quando l’uomo ne rovina l’ecologia, e ciò che era amico diventa avversario”.
Riprendendo il racconto evangelico, l’Arcivescovo ha sottolineato la paura degli apostoli sulla barca, scossi dalla tempesta mentre Gesù dorme. Una scena che richiama da vicino anche lo smarrimento vissuto davanti alle calamità: “Anche noi – ha detto – talvolta sgridiamo il Signore e ci chiediamo: dove eri? perché hai permesso questo?”. Una domanda che, ha spiegato, non è segno di mancanza di fede, ma espressione di un rapporto vivo e autentico con Dio.
Il cuore del messaggio è però un invito alla fiducia: Dio non abbandona il suo popolo e, come nel Vangelo, è capace di placare la tempesta. “Gesù si sveglia – ha ricordato il presule – e comanda al vento e al mare, perché i suoi figli possano vivere”. Da qui l’esortazione a confidare nel Signore anche nel tempo della prova.

Un passaggio particolarmente significativo è stato dedicato all’immagine della barca, simbolo della comunità. Come gli apostoli, anche gli abitanti di Borgo Incoronata hanno affrontato insieme la difficoltà, scegliendo la via della solidarietà invece di quella dell’isolamento. “Vi siete aiutati gli uni gli altri – ha sottolineato l’Arcivescovo – e avete fatto di questa tragedia un’occasione di fraternità”.
Parole di gratitudine sono state espresse nei confronti del parroco, don Leonardo Verrilli, del Santuario e della Caritas Diocesana, insieme a tutte le realtà, istituzioni e volontari, tra cui la Croce Rossa, che si sono attivate per sostenere la popolazione. Un segno concreto, ha evidenziato, di una comunità che non è rimasta sola nel momento del bisogno.
Infine, lo sguardo si è allargato al futuro, con un richiamo alla responsabilità e alla prevenzione, ma anche alla memoria del bene vissuto in questi giorni difficili: “Non dimenticate – ha ammonito il presule – il bene che vi siete fatti gli uni gli altri”.
L’Arcivescovo ha quindi affidato la comunità alla protezione dell’Incoronata, invocando la sua intercessione per le famiglie, gli anziani e i più fragili, e ringraziando per il fatto che, nonostante la gravità dell’evento, non si siano registrate vittime. Un segno, ha concluso, della presenza discreta ma reale di Dio nella storia degli uomini.
