Apparizioni della B.V.M. dell’Iconavetere, marzo 2026

Omelia mons. Ferretti, basilica Cattedrale di Foggia, 21 marzo 2026

Oggi onoriamo la Madre di Dio come nostra patrona, perché, in un mondo di orfani, Maria è la madre che ci ama, ci comprende e ci protegge. Ci capisce nella nostra fragilità perché ha vissuto sulla propria pelle le stesse umiliazioni che oggi subiscono le donne in carcere, le mamme dei detenuti, le donne emigrate, le prostitute. Ama e protegge perché ha vissuto una vita difficile come tanti. Per questo è la Madre, perché ha visto il suo Figlio arrestato, torturato, ucciso ingiustamente. Ella comprende la nostra debolezza, il nostro bisogno di una madre buona nei momenti difficili.

Nell’ultima cena Gesù, a tavola, si congeda dai suoi discepoli: c’è un’aria di tristezza, tutti sapevano che sarebbe finita male e facevano domande, erano tristi. Ma Gesù, in quel congedo, per dare loro un po’ di coraggio e anche per prepararli alla speranza, dice loro: “Non siate tristi, il vostro cuore non sia triste, non vi lascerò soli! Io chiederò al Padre di inviare un altro Paraclito, che vi accompagnerà. Ed egli vi insegnerà tutto e vi ricorderà tutto ciò che io ho detto”. Il Signore, dunque, promette di inviare lo Spirito Santo per accompagnare i discepoli, guidare la Chiesa sulla strada della storia.

Ma Gesù parla anche del Padre. Infatti, in quel lungo discorso con i discepoli assicura che Dio vuole loro bene e che qualsiasi cosa essi domandino al Padre, egli gliela concederà. Che siano fiduciosi nel Padre! E così fa un passo in più: non solo dice “non vi lascerò soli”, ma anche “non vi lascerò orfani”. Con voi è il Padre, il mio Padre, che è anche vostro Padre. Poi avviene tutto quello che sappiamo. Dopo la cena c’è l’arresto, l’umiliazione, la prigione, il tradimento dei discepoli; Pietro rinnegherà Gesù, gli altri fuggiranno.

Infatti il Vangelo di Giovanni (19, 25-27) ci narra che sotto la croce c’era “soltanto un discepolo, con la Madre di Gesù, assieme a Maria di Màgdala e all’altra Maria”. Lì, ai piedi della croce, c’è Maria, la Madre di Gesù. Tutti la guardavano, magari sussurrando: “Quella è la madre di questo delinquente! Quella è la madre di questo poveraccio, questo scarto!”. E Maria ascoltava e soffriva un’umiliazione terribile. Doveva anche ascoltare le parole che alcuni sacerdoti, che pure rispettava perché erano sacerdoti, rivolgevano a Gesù: “Ma tu, che sei tanto bravo, scendi, scendi!”.

Maria, accanto a suo Figlio, nudo, in croce, provò una sofferenza immensa, ma non fuggì, non rinnegò il Figlio: era la sua carne.

Accade, quando si visita il carcere, di vedere la fila delle donne che al portone aspettano per entrare: mamme di figli, mamme con i figli, ma la vergogna non le fa fuggire, la loro carne è lì dentro. E così è stato anche per Maria sotto la Croce.

Proprio in quel momento Gesù, che aveva promesso di non lasciarci orfani, guarda sua madre e ce la affida, ci affida a lei: “Ecco tua madre!”. Il Signore non ci lascia orfani: noi cristiani abbiamo una madre, la stessa di Gesù; abbiamo un Padre, lo stesso di Gesù. Non siamo orfani.

E Maria ci partorisce in quel momento con tanto dolore, è davvero un martirio: col cuore trafitto accetta di partorire tutti noi in quel momento di dolore. E da quel momento diventa nostra madre, quella che si prende cura di noi, non si vergogna di noi e ci difende.

I mistici orientali dei primi secoli della Chiesa davano un consiglio ai loro discepoli, i giovani monaci: nel momento delle turbolenze spirituali, nella debolezza, nella fragilità, rifugiatevi sotto il manto della Santa Madre di Dio. Lì non può entrare il diavolo perché lei è madre e, come tale, ci difende. Da questa spiritualità nascono le icone della Madre di Dio e invocazioni come l’antica antifona mariana Sub tuum praesidium: sotto il tuo mantello, sotto la tua custodia, o Madre, lì siamo sicuri.

Oggi, fratelli e sorelle, in un mondo che possiamo chiamare “orfano”, in questo mondo che soffre la crisi di una grande orfanezza, forse il nostro aiuto è dire: “Guarda a tua madre!”. Perché abbiamo una madre che ci difende, ci insegna, ci accompagna, che non si vergogna dei nostri peccati. Non si vergogna, perché lei è madre.

E noi abbiamo la responsabilità di mostrare la Madre agli uomini e alle donne della nostra città, del nostro tempo. Io sento forte la chiamata a mostrare Maria a tanti in questa terra. Mostrarne il volto. Mostrare l’immagine della Signora di questa terra, per poter vedere, attraverso l’icona, la Madre di Dio e madre nostra.

E che lo Spirito Santo, amico, compagno di strada, Paraclito, avvocato, che il Signore ci ha inviato, ci faccia capire questo mistero tanto grande della maternità di Maria verso la nostra città di Foggia. Amen.