Apertura della Causa di canonizzazione di Nicola Bellantuono

Intervento mons. Ferretti, chiesa San Giovanni di Dio del Policlinico Riuniti di Foggia, 22 maggio 2026

Con profonda gratitudine e gioia oggi, la Chiesa di Foggia-Bovino avvia la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio prof. Nicola Bellantuono: medico, chirurgo, docente universitario, direttore sanitario, uomo di fede, figlio spirituale di Padre Pio. Questa apertura non rappresenta soltanto un atto giuridico ed ecclesiale; è anzitutto un atto di memoria e di riconoscenza verso una vita che molti, in Capitanata e oltre, hanno percepito come luminosa testimonianza di vita cristiana.

Il prof. Nicola Bellantuono nacque nel 1923 e concluse la sua esistenza terrena il 13 aprile 2011, all’età di 98 anni. La sua lunga vita attraversò quasi interamente il Novecento italiano: un secolo segnato da guerre, povertà, profonde trasformazioni sociali e grandi conquiste scientifiche. In questo tempo complesso egli seppe unire scienza e fede, competenza professionale e umanità, autorevolezza e umiltà. Fu primario del reparto di Chirurgia Generale e direttore sanitario dell’ospedale “San Giacomo” di Torremaggiore dal 1966 al 1992. Specialista in chirurgia generale, chirurgia vascolare e urologia, libero docente universitario, collaborò anche con la clinica “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, l’opera tanto amata da Padre Pio.

Ma i titoli e gli incarichi, pur importanti, non bastano a spiegare la memoria viva che ancora oggi accompagna il suo nome. Coloro che lo hanno conosciuto parlano di lui come del “medico galantuomo”: un uomo di scienza che non smarrì mai il senso della compassione; un professionista rigoroso che sapeva guardare il malato non come un caso clinico, ma come una persona; un medico che considerava la cura come una forma alta di servizio e quasi un ministero della carità.

La sua figura si colloca dentro la grande tradizione del cattolicesimo sociale italiano tra Ottocento e Novecento. Una stagione nella quale tanti uomini e donne cristiani sentirono l’urgenza di vivere il Vangelo in opere concrete di misericordia, assistenza, educazione e promozione umana. In quella corrente spirituale e culturale incontriamo figure come Giuseppe Benedetto Cottolengo, che fece della cura degli ultimi una casa aperta alla Provvidenza; Pier Giorgio Frassati, giovane laico capace di unire contemplazione e carità sociale; Giuseppe Moscati, il grande medico napoletano che trasformò la professione sanitaria in apostolato; fino alla più recente testimonianza del medico venezuelano José Gregorio Hernández, canonizzato da papa Leone il 19 ottobre 2025 tanto amato dal suo popolo per la sua dedizione ai poveri e agli ammalati.

In questo popolo di credenti, laici e professionisti si inserisce anche il prof. Bellantuono. Come Moscati, egli comprese che la medicina non è soltanto tecnica, ma incontro umano; come Hernández, visse la professione medica come vocazione; come tanti protagonisti del cattolicesimo sociale, intuì che il cristianesimo non può rimanere chiuso nello spazio di una devozione privata, ma deve diventare vicinanza concreta verso chi soffre.

La sua fede trovò alimento nella spiritualità di Padre Pio, del quale fu figlio spirituale. Le testimonianze raccontano un rapporto profondo, fatto di confidenza spirituale, direzione interiore e condivisione dell’amore verso i malati.

In Padre Pio egli vide un sacerdote che univa preghiera, confessione, sacrificio e carità verso i sofferenti, e quella stessa sintesi Bellantuono cercò di incarnarla nella propria vita quotidiana di medico. Le virtù che emergono dalla sua biografia sono quelle della generosità, della mitezza, della rettitudine morale, della laboriosità instancabile e di una fede vissuta con discrezione ma con coerenza. Non cercò protagonismo né visibilità. Apparteneva a quella generazione di uomini che lasciavano parlare le opere. E forse proprio per questo la sua memoria è rimasta così viva nel popolo.

Questa terra di Capitanata custodisce una storia ricca di uomini e donne che hanno saputo coniugare contemplazione e servizio, fede e impegno sociale. L’opera del prof. Bellantuono si pone idealmente sulla scia di figure come Antonio Palladino, mons. Fortunato Maria Farina e don Felice Canelli: pastori e apostoli che hanno consumato la propria vita per il bene dei poveri, dei fragili e degli ultimi. In tutti loro troviamo una medesima radice evangelica: la fede diventa credibile quando si fa servizio agli altri, trasforma la vita e incide nella realtà.

Anche per questo motivo la causa che oggi si apre non riguarda soltanto il passato. Essa parla al presente della nostra società e della nostra Chiesa. Ai medici, agli operatori sanitari e a tutti coloro che lavorano nel mondo della cura, egli consegna una testimonianza preziosa: la competenza scientifica raggiunge la sua pienezza quando diviene servizio per gli altri. La scienza si eleva nella carità e nella compassione evangelica. A tutti il prof. Bellantuono ricorda la responsabilità di testimoniare la fede e l’amore cristiano nella vita quotidiana.

Effettua una ricerca