Omelia mons. Ferretti, basilica Cattedrale di Lucera, 7 novembre 2026
«Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore”» (Sal. 121). E ora siamo riuniti insieme in questa casa di Dio, così bella, grande e ricca di storia, che ci accoglie in tanti.
Saluto e ringrazio gli Arcivescovi e Vescovi presenti, a iniziare dal Nunzio Apostolico, mons. Peña Parra, la cui presenza tra noi è particolarmente gradita per la sua persona (che tra l’altro mi onora della sua amicizia da molti anni) e perché rappresenta qui oggi il Santo Padre e la sua paterna sollecitudine per tutte le Chiese. Grazie Signor Nunzio per la sua graditissima presenza!
A Papa Leone va il nostro pensiero, la nostra gratitudine e la nostra preghiera per il suo pieno ristabilimento e per una fruttuosa missione apostolica in America latina.
Gentili autorità, cari sacerdoti, religiosi e religiose, diaconi, amici tutti, sorelle e fratelli, è davvero una gioia grande essere qui riuniti. Oggi questa Cattedrale ha aperto le porte a tutti noi; ed è una festa particolare che unisce i fedeli di Lucera a quelli dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino.
Abbiamo ascoltato dalla Bolla Papale parole incoraggianti: “Il Signore ti conceda sempre, Venerabile Fratello, di promuovere con sollecitudine la comunione delle Chiese a te affidate, ricordando che «la pietà congiunta a moderazione, è un grande guadagno» (cfr. 1Tm 6,6), e unirle con il tuo unico ministero pastorale, con vincoli sempre più stretti di fede e di carità” (Bolla Papale). Sono parole di unità che il Papa rivolge a me e, attraverso di me, a tutti noi. Parole che ci richiamano all’unità!
Parole molto opportune mentre viviamo in un tempo in cui è forte la tentazione dell’individualismo: una sorta di solitudine in cui talvolta ci piace vivere. La dimensione comunitaria della società è spesso in crisi, e questo spesso tocca le nostre famiglie. I social inducono ad amicizie virtuali, senza vere relazioni personali. Quanto spesso sentiamo parlare in una dimensione individuale di ciò che si fa, si vive. “Io sono”, “io faccio”, “io penso”. Si vive convinti che l’elemento individuale debba prevalere. Da soli si decide della propria vita, del proprio futuro. La crisi della famiglia è la vittoria dell’“io”. Tanti “io” soli, senza o contro gli altri.
Nessuno mi può dire come vivere, cosa fare. Quante volte sentiamo dire: “Io sono fatto così, prendere o lasciare”.
In una dimensione individuale della vita diveniamo tutti più soli, e anche più fragili e impauriti.
Scollati da una comunità, da un pensarsi insieme, da un sentirsi parte di qualcosa, rischiamo la solitudine. Il grande rischio però è che di fronte alle decisioni della vita, ai problemi, ci si trova soli, senza qualcuno con cui condividere le nostre ansie o i nostri drammi.
Dobbiamo ritrovare lo slancio e il desiderio di accogliere l’invito della madre Chiesa che ogni settimana ci chiama a unirci in presenza per rendere grazie, nell’Eucarestia, che ci riunisce ogni settimana come comunità attorno al Signore Gesù e alla sua Parola. Essere comunità ci aiuta a vivere, ci rende migliori, ci libera dalle angosce e dalle paure. Il Signore ci guida con la sua Parola, è il nostro pastore, ci protegge dal male, ci raduna come popolo.
La Chiesa è comunità. È comunità che unisce, che supera i confini e le barriere. Sono stato missionario alcuni anni in Africa, in Mozambico, è ho potuto vivere la dimensione universale, cattolica, apostolica della Chiesa, che non è mai una somma di realtà particolari e slegate dalla comunione. Così come ogni comunità cristiana non è una semplice somma di tanti “io” individuali e aggregati.
L’eucaristia oggi e ogni domenica sempre raccoglie i diversi “io” in un “noi” mistico, come recita la preghiera eucaristica di un antico testo cristiano, la Didachè: «Come questo pane era prima sparso sui colli e raccolto divenne una cosa sola, così la tua Chiesa si raccolga dai confini della terra nel tuo regno» . L’eucaristia crea la comunione, il protagonismo dell’“io” è assente nella liturgia. Oggi fratelli sentiamo questa unione tra noi. In questa Eucaristia oggi siamo uniti intimamente a Dio e tra noi.
Per me, se me lo consentite, questo giorno ha un valore più esigente. Oggi la Diocesi di Lucera-Troia è unita in persona Episcopi all’Arcidiocesi di Foggia-Bovino, il che significa che è il Vescovo che unisce le due Chiese. Come scrive il Papa, “stabilisco che tu sia l’unico e medesimo Pastore di entrambe le Chiese”. Questa per me è una chiamata a una maggiore generosità e paternità: ma il vescovo non è solo, o non si deve mai pensare da solo. Insieme ci sosteniamo in questo bel compito di fraternità e di unità nella diversità dei contesti.
Certo le diocesi restano due, ma sorelle. Da oggi siamo più fratelli e sorelle, come questa eucaristia mirabilmente mostra. Nessuno allora deve anteporre o supporre il proprio “io” o il proprio particolarismo a questo “noi” sacerdotale. Sì, fratelli e sorelle, perché come gli apostoli a Pentecoste, solo uniti riceviamo lo Spirito Santo. E della nostra unità c’è grande bisogno!
C’è una terra che aspetta. C’è una domanda che sale dagli uomini e dalle donne di oggi, anche dai più giovani: quella di trovare un Maestro. È raro infatti incontrare oggi «maestri» di vita, è difficile trovare chi ti vuol bene davvero; è sempre più frequente invece sentirsi sradicati e senza famiglia. Le nostre stesse città sembrano ormai costruite per rendere difficile una vita solidale e comunitaria. Il denaro è signore. La mentalità del benessere individuale, talvolta l’interesse, ci tirano tutti in basso, ci lasciano soli, in rivalità l’uno contro l’altro. C’è assenza di «padri», di «madri», di «maestri», di punti di riferimento, di modelli di vita.
Da chi recarsi per apprendere a vivere? Chi può indicarci, con le parole e soprattutto con l’esempio, ciò per cui vale la pena vivere? Questa è la saggezza delle vergini della parabola. Loro lo sposo lo hanno riconosciuto quando lo hanno incontrato. Le “vergini sagge” del Vangelo hanno questa riserva di olio (Mt 25,10). È l’olio buono dell’amore, dell’unità, di una fede vissuta in comunità. Questo olio non viene mai a mancare. Per questo quando lo Sposo viene, come questa sera tra noi, sono pronte a riceverlo nella gioia, mentre le stolte corrono in modo scomposto, sole e disperate alla ricerca di un olio che non troveranno, perché lo hanno cercato nei luoghi sbagliati della chiusura nell’”Io”.
Guardiamoci attorno, quanti aspettano di incontrare il Signore? A quanti manca l’olio del Vangelo, dell’amore. Ma noi vogliamo che nessuno si perda. Sogniamo che tutti entrino alla festa dello Sposo. Apriamo le nostre chiese a tutti. Tutti amiamo, tutti benediciamo, tutti perdoniamo, tutti accogliamo. Nessuno è straniero nella Chiesa, nessuno è perso per sempre. Uniamoci perché non ci manchi e non manchi mai l’olio del Vangelo a questa terra di Capitanata!
Sorelle, fratelli, facciamo festa perché la mezzanotte è vicina, il Signore, Sposo delle nostre chiese ci viene incontro e non ci lascia mai. Maria, sua e nostra Madre, Assunta in cielo – nostra Patrona – farà preparare per tutti noi otri che Gesù benedetto tramuterà nel vino buono della comunione e dell’unità, e per tutti sarà festa!