Quarant’anni. È il tempo trascorso da quel 30 settembre 1986 che segnò una svolta nella storia ecclesiale della Capitanata. Quarant’anni nei quali due Chiese, ciascuna con la propria storia, le proprie tradizioni e il proprio patrimonio di fede, hanno camminato dentro un’unica realtà ecclesiale. È il percorso dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino, nata il 30 settembre 1986 con il decreto della Congregazione per i Vescovi che sancì la piena unione delle due diocesi.
Il documento, firmato nel quadro del riordino delle circoscrizioni ecclesiastiche italiane avviato dopo il Concilio Vaticano II, racconta anche le ragioni di una scelta maturata lungo un percorso durato diversi anni. Il decreto richiama la necessità di rendere le diocesi maggiormente capaci di svolgere la propria missione pastorale, tenendo conto delle trasformazioni della società e della cultura e delle nuove esigenze delle comunità.
Le conclusioni di questo lungo lavoro furono sottoposte a Giovanni Paolo II che il 27 settembre 1986 approvò i criteri seguiti e conferì alla Congregazione per i Vescovi le facoltà necessarie per procedere all’attuazione delle proposte. Pochi giorni dopo arrivò il decreto che avrebbe ridisegnato anche la geografia ecclesiastica della Capitanata.
Due diocesi, una nuova Chiesa
La nuova diocesi avrebbe avuto sede a Foggia, dove la Cattedrale avrebbe conservato il titolo di Chiesa Cattedrale Metropolitana. La denominazione stabilita fu Archidioecesis Fodiana-Bovinensis.
Bovino, però, non avrebbe perso il segno della propria storia. L’antica Cattedrale della città avrebbe assunto il titolo di Concattedrale, a memoria della sua “insigne e antica tradizione”. Una scelta che ancora oggi rende visibile, anche attraverso i luoghi, la duplice radice della nuova realtà ecclesiale.
Il decreto stabiliva inoltre l’unificazione delle principali strutture di governo e di servizio della Chiesa locale: un’unica Curia vescovile, un unico Tribunale ecclesiastico, un unico Seminario, insieme agli organismi di partecipazione e agli altri uffici diocesani. Anche i sacerdoti e i diaconi precedentemente incardinati nelle due diocesi venivano considerati appartenenti alla nuova diocesi nata dall’unione.
Il decreto stabiliva che i Santi patroni delle singole diocesi unite sarebbero stati venerati entrambi come Patroni della nuova diocesi. L’unione, dunque, non cancellava le storie precedenti, ma le raccoglieva dentro una nuova appartenenza.
Sei pastori, quarant’anni di cammino
A raccogliere la responsabilità della nuova Arcidiocesi fu mons. Salvatore De Giorgi, primo Arcivescovo Metropolita di Foggia-Bovino. A lui seguirono mons. Giuseppe Casale, mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, mons. Francesco Pio Tamburrino, mons. Vincenzo Pelvi e, dal 2023, mons. Giorgio Ferretti.
Sei episcopati differenti, sei momenti di una storia che ha attraversato quattro decenni di profonde trasformazioni. Cambiamenti sociali e culturali, nuove povertà, trasformazioni della città e del territorio, il progressivo ripensamento della presenza ecclesiale: ogni stagione ha posto alla Chiesa locale domande diverse, chiedendo di rinnovare strumenti e linguaggi senza perdere il patrimonio ricevuto.
Se De Giorgi aprì la storia della nuova Arcidiocesi. fu Casale, alla guida di questa Chiesa fino al 1999, a maturare il percorso del primo Sinodo diocesano. Nel 1999 arrivò D’Ambrosio, rimasto fino al 2003. Dopo di lui, per undici anni, la guida dell’Arcidiocesi fu affidata a Tamburrino, fino al 2014. Seguì Pelvi, che ha accompagnato la diocesi per quasi un decennio. Oggi questa storia continua con mons. Ferretti che ha avviato il restauro del Sacro Tavolo dell’Iconavetere.
Una storia che non comincia nel 1986
Il quarantesimo anniversario, però, non coincide con l’inizio della storia delle due Chiese. Nel 1986 Foggia e Bovino avevano alle spalle secoli di vita ecclesiale.
Il decreto stesso, nel riconoscere alla Concattedrale di Bovino il valore della sua “insigne e antica tradizione”, rende evidente come la nuova Arcidiocesi nasca dall’incontro di storie precedenti. La data del 30 settembre 1986 rappresenta quindi una cesura e, allo stesso tempo, una continuità: nasce una nuova circoscrizione ecclesiastica, ma dentro di essa continuano a vivere le memorie, le devozioni, le chiese e le comunità che avevano caratterizzato le due diocesi.
È anche per questo che raccontare questi quarant’anni significa attraversare un territorio fatto di città e piccoli centri, cattedrali e santuari, parrocchie e confraternite, feste patronali e devozioni popolari. Un patrimonio che non appartiene soltanto alla memoria ecclesiale, ma costituisce una parte della storia delle comunità. Una storia da oggi consultabile su questo sito web (clicca qui). Nella sezione “Cenni storici” abbiamo infatti raccolto la storia religiosa di tutte le città, i paesi e i borghi che ricadono nel territorio di questa giovane Arcidiocesi: un percorso attraverso le origini delle comunità, le loro chiese, le tradizioni, le figure che ne hanno segnato il cammino e le testimonianze di fede che ancora oggi ne caratterizzano l’identità.
Un modo per conoscere meglio il territorio, riscoprire ciò che spesso rischia di essere dimenticato e comprendere come la storia religiosa abbia accompagnato, nel tempo, quella civile e sociale delle comunità. Perché conoscere la storia dei luoghi in cui si è nati, o si vive, significa anche conoscere meglio se stessi, le comunità che li abitano e la Chiesa che, da secoli, cammina insieme a tutti noi.