X anniversario beatificazione Suor Maria Celeste Crostarosa

Omelia mons. Ferretti, basilica Santuario Madre di Dio Incoronata, 19 giugno 2026

Care sorelle, benvenute! Benvenuti a tutti!
Ringraziamo i padri [redentoristi] che sono venuti in numero così copioso anche da fuori per partecipare a questo momento che per noi dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino vuole significare una memoria doverosa e importante. Doverosa perché sono passati dieci anni dalla beatificazione; importante perché la memoria della Beata Crostarosa deve essere mantenuta viva e fiorente in questa nostra Arcidiocesi.

Non solo perché qui ha sepoltura il corpo della Beata, perché qui ha trovato l’incontro con il Signore nella sua morte, ma anche per tutta la grande storia della sua presenza qui a Foggia, dove è stata peraltro visitata da Santi. E questo è un primo elemento che mi ha colpito.

Il Seicento è un tempo di grande santità e di nascita delle grandi congregazioni, missionarie, contemplative, di carità. All’interno di questo scenario così grande dopo il concilio di Trento, un rifiorire forte della Chiesa in Italia, in Europa e poi fino ai confini del mondo, si inserisce anche la vocazione della Beata Crostarosa. Qualcuno l’ha definita una donna come le donne della Bibbia, ma non è l’unica in quel tempo.

Ci sono tante donne forti in un mondo molto profondamente maschilista, dove la donna contava poco e aveva poche possibilità di emergere, sia dal punto di vista sociale ma anche religioso. Questi grandi giganti del Seicento, chiamiamolo Controriforma, ma non è questo il tema principale delle loro vocazioni, delle loro chiamate, riportano la fede a livelli altissimi mostrando come la donna nella Chiesa ha, in quel tempo e sempre, un ruolo molto importante.

La forza e l’indipendenza della Beata Crostarosa testimoniano come la vocazione apre la coscienza all’incontro con Dio e questa vocazione è così incardinata dentro la vita da trovare poi il suo sbocco, il suo sviluppo, anche in un mondo che, come avviene nel caso della Crostarosa, cerca di soffocare, di nascondere, di attutire, di abbassare la grandezza di queste santità.

Il secondo aspetto che mi colpisce di più della Beata Crostarosa è l’insegnamento che ha dato alle sue sorelle, quello di conformarsi al Redentore, conformarsi a Cristo. Noi potremmo dire: ma come conformarsi a Cristo? Una donna? Allora si dovrebbe conformare di più alla Vergine Maria. Ma nella santità, come dice San Paolo, non c’è più uomo, non c’è più donna, non ci sono i confini, i confini li hanno messi gli uomini non li ha certo messi Dio. Noi siamo fratelli tutti e la santità è senza genere, non conosce il maschile o il femminile. Una donna, come nel caso della Crostarosa, può conformarsi a Cristo e farlo, paradossalmente, più di un uomo.

Questo lo trovo veramente geniale nella vocazione della Crostarosa, conformarsi al Signore Gesù. C’è un modo nella Chiesa, un po’ semplicistico di dire, che le suore sono spose di Gesù. Ma così ritorniamo a una mentalità sbagliata, che se ci fosse oggi la Crostarosa contesterebbe. Perché la Crostarosa non si sposa con Gesù, anche se nei suoi scritti questo un po’ emerge, ma questo era anche la spiritualità del tempo. La Crostarosa si conforma a Gesù, al Maestro, al Redentore, il Salvatore, il Redentore. E questo, secondo me, è il grande esempio che ciascuno di noi trova nei suoi scritti e poi deve ritrovare in voi, permettetemi di dirlo, care sorelle, ma poi, naturalmente, in tutti noi.

Che significa conformarsi al Signore Gesù? Primo, leggere il Vangelo, altrimenti ci conformiamo a una nostra idea di Gesù. E purtroppo questo è molto frequente. Viviamo in un mondo dove per conformarsi a Gesù bisognerebbe conoscerlo. Tanti giovani, anche tanti adulti, dicono di credere in Dio, ma non conoscono Gesù. Oppure conoscono delle immagini, potremmo dire, televisive, un po’ romantiche, del Signore Gesù. Ma il messaggio del Vangelo, la buona novella, è quello che noi dobbiamo annunciare al mondo. Questo io lo sento fortemente per me stesso, lo sento per tutti noi, e voi penso che lo sentiate insieme a me. Bisogna ritornare a testimoniare Gesù, il suo amore per i poveri, per la pace, per la comunità. Quello che leggevamo nel Vangelo di domenica scorsa, cioè le folle sfinite, senza pastore, davanti a Lui, divengono per Lui una fonte di amore e di comunicazione della Parola di Dio.

Comunicare il Vangelo, costruire pace, aiutare i poveri, costruire fraternità. Come Gesù. Certo, non è poco. Forse, nella storia del cristianesimo, ci è riuscito in una buona parte solo San Francesco d’Assisi. Conformarsi a Gesù è estremamente esigente, perché è vero uomo e anche vero Dio. Allo stesso tempo, seguire il suo modo di percorrere le strade di questo mondo, come noi lo incontriamo vivo nel Vangelo quando lo leggiamo, è assolutamente possibile per noi peccatori limitati.

Care sorelle, vi chiedo tanto, lo so: dateci questo esempio. Datecelo a Foggia, al mondo ovunque siete. Conformarsi al Redentore, seguirne le orme. Ne abbiamo bisogno tutti, di uomini e donne che ci mostrano che è possibile vivere il Vangelo, che dà felicità vivere il Vangelo, che vivere il Vangelo ci avvicina a un Dio amico che non è lontano. Un Dio che non chiede cose moralistiche ma di voler bene per vivere meglio e per far migliore il mondo.

Per questi e per tanti altri motivi la mia ho grande gioia per questa celebrazione, e anche tanta gratitudine perché nella nostra Diocesi, con grande orgoglio, permettetemi, è sepolta la Beata Crostarosa in un monastero vivo che offre accoglienza a tanti ogni giorno. Ogni volta che passo trovo il cancello aperto e spesso all’ora delle celebrazioni vedo tante macchine. Sento questo come un faro. Lo penso come il luogo dove c’è la Crostarosa, ma anche il luogo dove ci siete voi, care sorelle. Siete in tanti luoghi del mondo, però permettetemi, io penso che a Foggia avete il vostro centro. Veniteci spesso, visitateci, invitate altre sorelle a venire a Foggia, avete una casa con delle suore molto accoglienti, ci sono le anziane molto simpatiche, ci sono le giovani che sono molto operose.

Fateci visita, state con noi, sentite Foggia la vostra casa, perché qui è sepolta la vostra fondatrice e di questo noi siamo veramente molto orgogliosi. Questo è stato anche il senso del pellegrinaggio che le parrocchie hanno compiuto in queste settimane al monastero, e ringrazio i parroci alcuni dei quali sono qui presenti oggi, per far ritornare al centro della città la Beata Crostarosa, che non vogliamo mai che sia tenuta al lato, perché i Santi di questa terra ci proteggono e ci indicano la strada per il Signore. E tra questi un posto particolare, sicuramente a Foggia, ce l’ha la Beata Crostarosa.

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