Messaggio alla citta’ al termine della processione eucaristica


«Voi stessi date loro da mangiare!» È il grido di Gesù ai suoi discepoli, è
l’appello che ancora oggi risuona forte per noi.

A Foggia ancora oggi si spara, si uccide, si aggredisce. Ma anche il caldo e la
solitudine in questa estate uccidono gli anziani, i fragili, i lasciati soli. C’è una folla affamata anche a
Foggia, affamata di vita. Una folla affamata di senso, di parola. Una folla composta da anziani soli, da
adolescenti disorientati e talvolta violenti. Una folla di tanti scoraggiati, delusi.
Ma è proprio lì, nella folla della città, che Gesù si immerge, parla, guarisce, ama. Ed è lì che ci chiama a
seguirlo, a stare con Lui, a donarci come Lui.
Anche noi, oggi, siamo quella folla. Siamo accorsi per ascoltarlo, per nutrirci del suo Corpo, per
camminare con Lui per le strade della città. Ma come i discepoli, come tanti, ci sentiamo impotenti: “Non
abbiamo che cinque pani e due pesci”. Eppure, è proprio da quel poco, da quella nostra povertà
condivisa, che nasce il miracolo.
Gesù non ci chiede di fare l’impossibile, ma di fidarci, di dare ciò che siamo, anche se è poco. È Lui che
spezza, benedice, moltiplica il bene. È Lui che trasforma la folla in comunità, l’anonimato in comunione,
la miseria in abbondanza. La violenza in pace.
L’Eucaristia non è rito vuoto, ma l’incontro che scuote, che cambia, che chiede. L’Eucaristia è la presenza
reale di Gesù Cristo il Salvatore nel nostro tempo, nella nostra città, nella nostra vita.
Anche stasera, Gesù si fa pane. Si dona ancora. Cammina con noi nella città. E ci invita a camminare con
Lui: a servire, a vivere nella logica del dono. Così la nostra vita diventerà davvero feconda, gli uomini e
donne troveranno un senso e la città cambierà.

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