Solennità Assunzione al Cielo di Maria 2026

Omelia mons. Ferretti, basilica Cattedrale di Foggia, 15 agosto 2026

Oggi, tutti i cristiani, quelli d’Oriente e d’Occidente, celebrano la festa della Vergine Maria Assunta in Cielo. Una delle poche che si celebrano assieme. Una congiunzione che ricordiamo con emozione e speranza. Tanto più dolorosa è oggi, per gli effetti umani e religiosi di una guerra di aggressione nel cristianesimo dell’Europa orientale, che ha contribuito ad aggravare le separazioni fra i cristiani. La data ci unisce, la realtà ci divide, fino al conflitto e alla scomunica reciproca.

Non solo. I cristianesimi si dividono ancora più profondamente, all’interno delle loro stesse tradizioni. Penso ai figli dell’Occidente, spesso divisi, loro stessi, fra la rassegnazione alla fatalità della guerra, accoglienza e respingimento dei migranti. Come cristiani dovremmo essere ben più incisivi sull’intermediazione culturale e sociale che deve incoraggiare il cambio di passo necessario in quest’epoca di cambiamento. Ieri sera al termine della processione ho parlato di accoglienza come un dovere di ogni cristiano, perché ogni uomo è nostro fratello.

Ogni uomo è figlio di Dio, membro di diritto della nostra famiglia. Il cristiano non ha frontiere, non ha nazione, il Buon Samaritano non chiese il passaporto all’uomo mezzo morto che soccorreva per strada. L’ampiezza e incisività del richiamo di Papa Leone alla reinvenzione della “dottrina sociale” della Chiesa, pensiero espresso nella Magnifica humanitas, va evidentemente in questa direzione: non un semplice aggiustamento etico ma una vera rivoluzione culturale.

Penso ai figli dell’Oriente, quelli di Kiev e quelli di Mosca, che ora si uccidono tra loro. Può esserci una contraddizione più dolorosa e più scandalosa? Maria è invocata assieme dai suoi figli che da più di quatto anni continuano a combattersi! Come se non fosse bastata la violenza che si scatenò sul Figlio crocifisso. Maria, la Mater dolorosa non ha finito di stare juxta crucem! L’Assunzione di Maria è il ricongiungimento col Figlio, nel grembo del Padre – è il senso della festa di oggi -, non la scioglie ancora del tutto dalla compassione per i fratelli del Signore che, dalla croce, le ha affidato, fino al ritorno di Lui.

Sì, Maria è assunta nel Cielo. Ma sta ancora sotto la croce. E lei, come il Crocifisso risorto che ha ancora il segno dei chiodi e della lancia nelle mani, nei piedi e il costato, pur se “assunta nel Cielo” resta accanto ai tanti crocifissi sulla terra.

Ce lo ricorda la pietà popolare: l’Assunta è anche la Mater dolorosa con le “sette spade” che le trafiggono il cuore (quante immagini dell’Addolorata ci sono nei nostri paesi). Oggi, la Mater dolorosa – che festeggiamo anche Assunta – continua a “stare” in Europa (in Russia e in Ucraina), in Terra Santa, nel Golfo, in Medio Oriente, in Asia, in Africa, nelle Americhe e dovunque nel mondo si uccidono con violenza i suoi figli, soprattutto i più deboli.
La Liturgia di questo giorno ci aiuta a leggere questo nostro tempo.

L’Apocalisse (ascoltata oggi al capitolo 12) aiuta a leggere con speranza e responsabilità questo tempo che vede troneggiare il primato della forza. Ma guai a rassegnarsi. Sarebbe una resa. È “tempo di resistere al male”, come scriveva Dietrich Bonhoeffer.

L’Assunta ci conferma che il Male è stato già sconfitto con lei che entra nella pienezza del Regno. Certo, il drago continua a contrapporsi per “divorare il bambino”. E’ un mostro con sette teste, scrive l’Apocalisse, e tutte coronate! I signori della forza diventano i signori della guerra.

Papa Leone – davanti ad un’assemblea di giovani ad Assisi – ha ammonito i potenti della terra riproponendo l’ideale di una “pace disarmata e disarmante”. Il mistero di Maria, assunta in Cielo dal Figlio, ci invita a riprendere la tessitura della fraternità tra i popoli come cuore della missione della Chiesa, oggi.

L’evangelista Luca – è il Vangelo della liturgia dell’Assunta – ci ricorda che Maria, (una umile ragazza dell’estrema periferia dell’Impero), dopo l’annuncio dell’angelo che la invitava a partecipare al grande disegno della salvezza, si mise in viaggio, in fretta, verso la casa dell’anziana cugina Elisabetta. Ecco, lei, la prima dei credenti, è la prima ad essere assunta da Dio. La prima a prendere tra le sue braccia Gesù bambino, ed anche la prima ad essere presa dalle braccia del Figlio e portata nel cielo di Dio.

Il suo Magnificat è anche il canto a Dio delle nostre Chiese per l’umanità intera. Un canto che accoglie in questa festa dell’Assunta il grido di tutte le donne senza nome, quelle che nessuno ricorda, quelle considerate inutili se non sono proprietà di un uomo, che vengono umiliate o consegnate ad una vita di seconda scelta – o anche senza alcuna scelta – che l’economia mondiale tiene saldamente in ostaggio.

Sono le madri di Gaza e di ogni luogo in guerra. Devono tenere in braccio i figli uccisi dal drago della guerra.
Sono le donne migranti che attraversano continenti con i figli al collo. Queste donne devono sentirsi abbracciate da mani affettuose e forti che le sollevano e le conducono sino al cielo.

Sì, oggi è la festa dell’assunzione delle donne, violate e consumate. Donne ferite nella dignità della loro condizione e umiliate nella loro cura della generazione. È l’assunzione delle schiave delle teocrazie che sfigurano l’immagine autentica del cielo di Dio, delle donne dei paesi più poveri costrette a piegarsi fino a strisciare sulla terra; è l’assunzione delle bambine obbligate ad un lavoro disumano e colpite prematuramente dalla morte; è l’assunzione delle donne costrette a soccombere nel corpo e nello spirito alla violenza cieca degli uomini: anche quest’anno a Foggia! È l’assunzione delle donne che nascostamente lavorano senza che nessuno si ricordi di loro; è l’assunzione delle donne naufragate nel Mediterraneo – o nei deserti – con i loro figli perché nessuno le ha soccorse.

Sì, oggi la festa dell’Assunta significa che Dio ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato le donne umili e sconosciute, ha rimandato i ricchi e i forti a mani vuote e ha ricolmato di beni le donne affamate di pane e di amore, di amicizia e di tenerezza. E con le donne anche tutti gli uomini che subiscono la violenza dell’indifferenza e dell’abbandono. Stringiamoci attorno alla Madre di Dio, noi a Foggia la veneriamo come Iconavetere.

A lei ci rivolgiamo pregando per la pace, ricordando tutte le povere donne e i poveri uomini, i poveri bambini di questo mondo. A lei ci stringiamo e ricorriamo come fecero quel giorno gli apostoli quando circondarono Maria sul letto di morte, per poter essere anche noi assunti dal Signore nel suo amore.

Effettua una ricerca