Pellegrinaggio giubilare dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino

Omelia di Mons. Ferretti del 29-03-2025

Pellegrinaggio giubilare dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino

Basilica di San Pietro, 29 Marzo 2025

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“Venite, ritorniamo al Signore!” Questo è l’invito del profeta Osèa. È l’invito della quaresima ma anche quello che abbiamo ricevuto in questo anno giubilare: ritornare al Signore. Ritrovare la sua misericordia di Padre. Confessare il nostro peccato e ricevere il perdono e la grazia che Egli concede ai suoi figli. Il salmo 50, con cui abbiamo pregato, ci mette sulla bocca le parole della penitenza: “Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.”

È bello ritrovarci qui in tanti. Abbiamo viaggiato insieme, in un grande pellegrinaggio dalla terra di Puglia fino a Roma. Rappresentiamo una Chiesa, una terra, con le sue fatiche e le sue speranze; e oggi questa casa antica, come una madre buona, ci accoglie. Questa basilica ha aperto la Porta Santa anche per noi. Siamo entrati chiedendo perdono e pregando per le nostre famiglie, per tutti gli uomini e donne della terra di Capitanata.

Qui è sepolto l’apostolo Pietro, qui ha sede il suo successore, il Santo Padre Papa Francesco. Preghiamo per lui e per la sua salute.

Come siamo entrati per la Porta Santa? Con che spirito? Abbiamo ascoltato dal Vangelo che due uomini salgono al tempio per pregare. Uno sta in piedi e si auto-assolve. Sostiene di essere giusto, ma non ha rispetto per la casa del Signore. Giudica tutto e tutti. La sua presunzione e il suo orgoglio lo accecano. Non vede il Padre di fronte a sé. Non ne ha bisogno. Non ha bisogno neppure dei fratelli. Basta a se stesso. Soprattutto, non si sente meritevole di perdono e per questo non sarà perdonato.

Il secondo, un pubblicano, si ferma a distanza, teme Dio perché ne riconosce la grandezza. Sa di essere un peccatore e si batte il petto. Non osa alzare gli occhi al cielo e ripete: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Chiede perdono con un cuore sincero e per questo sarà perdonato.

E tu, fratello, come sei entrato in questa casa santa? E tu, sorella? Abbiamo compreso che siamo poca cosa al cospetto di Dio o ci riteniamo giusti, migliori degli altri?

A che serve credersi buoni? Giudicare, odiare, pretendere, sgomitare? Solo a trovarsi stolti e tristi; soli come il fariseo di questa parabola.

Noi non vogliamo vivere così. Noi torniamo a Dio con un cuore contrito. Ci siamo persi dietro a noi stessi, ma oggi chiediamo perdono e siamo riammessi nella sua casa. Lui ci ha preparato una Porta Santa di perdono, aperta. Ha imbandito una tavola ricca per accoglierci. C’è una festa per noi, figli non più perduti. Entriamo, gioiamo insieme. Sì, insieme al Padre misericordioso, la Madre di Dio e i santi, oggi incredibilmente c’è un posto anche per noi. Per me e per te, insieme. Gioite fratelli e sorelle, il nostro peccato è cancellato e condonato. Gioiamo con umiltà, perché “chi si esalta sarà umiliato e chi invece si umilia sarà esaltato”.

Ci protegga la Madre di Dio, nostra patrona, e, per l’intercessione dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il Signore, che ci ha giustificato, ci benedica e ci doni la sua pace. Benedica la nostra terra di Capitanata ora e sempre. Amen