Omelia di Mons. Ferretti del 20-04-2025
Omelia per la Pasqua di Resurrezione 2025
Lo hanno deposto dalla croce esanime e lo hanno collocato in un sepolcro. Una pietra pesante è stata posta per sigillare la tomba. È tutto finito. Tutti tornano a casa stanchi, tristi, in lacrime. Intanto dentro quell’antro buio giace un corpo freddo e lì rimane per tre giorni. I tre lunghissimi giorni della morte del Cristo. La vita e la morte si sono combattute ma il male sembra aver vinto. Il “grande divisore” è riuscito nell’impossibile perché è stato aiutato dagli uomini. Il male pare aver spezzato la Trinità, pare averla umiliata. Dio non è più uno in tre persone, restano il Padre e lo Spirito, il figlio è morto: come è stato possibile? Come è potuto accedere che Dio sia stato annullato proprio nella sua onnipotenza e unità?
Era previsto tutto questo? Forse Dio non si è spinto troppo in là nell’amore? Chi ama rischia, ma questo amore non avrebbe dovuto avere un limite? Il limite dell’autopreservazione della sua natura divina.
Invece l’amore di Gesù ha superato ogni limite immaginabile. Lui, Dio, ha scelto di offrire la vita per gli uomini che lo uccidevano. Il suo sangue ha lavato il peccato del mondo, ma il prezzo è stato incalcolabile. Sulla croce forse si è giocato l’onnipotenza e la vita eterna. Ora il Salvatore giace senza vita nel buio del sepolcro.
Cosa avrà pensato il Dio Padre in quei tre giorni? Quale immenso dolore lo avrà lacerato? Dalla notte di questo dolore scocca una scintilla. Dall’unità del Padre con lo Spirito Santo si trasmette la fiamma della vita eterna al Figlio. Come il fuoco dell’amore di Dio da cui abbiamo acceso il cero Pasquale, fiamma della Resurrezione. Questo cero è una luce che segna una rinnovata presenza, come la colonna di fuoco, la nube luminosa, che ha accompagnato il popolo di Israele che attraversava il Mar Rosso verso la terra promessa (Es 3,2). Questo cero è la luce della vita di Gesù che è tornato tra vivi.
Ciascuno di noi ha ricevuto in dono un po’ della luce che viene dal Cero della Resurrezione. È il simbolo della nostra resurrezione con Cristo che è stato posto nelle nostre mani e nella nostra vita. Il Signore Risorto, la “luce di Cristo” come abbiamo cantato, è venuto, questa notte, a portare una luce nuova nel mondo.
L’amore di Gesù fino a dare la vita, che sembrava debolezza, in realtà si è rivelato una nuova forza invincibile. L’eterna onnipotenza di Dio è espressa ora in modo nuovo: la Resurrezione dei morti.
Il Figlio torna al Padre ma unitamente al suo corpo mortale. La natura di Dio si arricchisce della natura umana. Cristo ascende al cielo con i segni della passione. Cristo porta in cielo la sofferenza degli uomini. Possiamo noi comprendere?
Le donne al sepolcro si chiedono che senso abbia tutto questo. Gli angeli rispondono semplicemente: perché cercate tra i morti colui che è vivo? È stato resuscitato, non è qui (Lc 24, 5-6). A noi, fratelli, non resta che contemplare la Trinità reintegrata. Ma la vittoria sul male porta con sé conseguenze inaspettate: i segni dei chiodi nella carne e del colpo della lancia nel costato. Siamo stati riscattati a caro prezzo (1 Cor 6, 20). Ma ora il cielo è aperto per tutti noi, per la nostra umanità.
Ma come? Noi lo abbiamo tradito, stati indifferenti di fronte alla sua morte e a noi è aperto il cielo? Gioiamo sorelle e fratelli di questo mistero dell’amore di Dio che nella sua compassione per il nostro peccato mostra la sua onnipotenza e non potendo contraddire se stesso (2Tm 2, 13), ci ama e ci salva.
Appena risorto il Signore Gesù ha subito un pensiero per gli uomini e le donne. Incredibilmente, il male ricevuto è già dimenticato ed è rafforzata la volontà di amare ognuno di un amore singolare. Ma ora questo amore è arricchito di un dono così insperato e grande: la Resurrezione dai morti.
Il Signore Risorto porta in dono una vita nuova ad ogni uomo, ad ogni donna. Dice il Profeta Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36,26). È la luce che ci è donata e che viene dal cero nuovo che è il Signore Risorto. Egli viene a fare nuova la nostra vita, a fare nuovo il nostro cuore, perché la morte è vinta e ora tutto è nuovo, tutto ha una nuova prospettiva, sfolgorante, come le vesti di coloro che annunciano la vittoria sulla Morte.
Sorelle e fratelli, come le donne all’alba del mattino di Pasqua, ascoltato l’annuncio della Resurrezione, anche noi incamminiamoci in fretta a comunicare che il Signore è risorto e con lui l’umanità. La guerra, la violenza, il male ancora sono forti nel mondo, ma hanno in tempo contato, perché la fine è già venuta, il duello è già stato vinto.
Il Signore ha vinto la morte, è stato più forte del nostro peccato. Egli può vincere ogni malattia, ogni solitudine, ogni tristezza, ogni resistenza, perché il suo vessillo di vittoria si è issato sul male e la morte.
Usciamo da questa Santa Eucaristia col volto gioioso della Pasqua. Perché questa notte ha cambiato la storia, ha tolto la condanna sulla vita degli uomini. La morte è vinta, Cristo è Risorto, Alleluia!