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“Noi siamo la speranza di questa terra”

di Fabio Beretta

“Noi siamo la speranza di questa terra. E la nostra speranza è Gesù Cristo”. È il grido che questo pomeriggio si è alzato dal prato dello stadio Zaccheria di Foggia, dove si è svolta la terza edizione della Festa Diocesana dell’Estate. Oltre 1.600 tra ragazzi, famiglie, animatori e giovani, provenienti da 25 parrocchie di ogni parte dell’Arcidiocesi, hanno colorato il campo dello stadio cittadino, trasformato per un pomeriggio in un villaggio di festa tra giochi e musica.

Ad aprire l’evento, intitolato “Tutti in campo per la speranza”, al quale ha preso parte anche l’assessora alle Politiche Giovanili del Comune di Foggia, Alice Amatore, è stato il saluto del presidente del Calcio Foggia 1920, Gennaro Casillo, che ha esortato i presenti a essere, nella vita quotidiana, “speranza per la città”.

Parole a cui hanno fatto eco quelle dell’Arcivescovo Ferretti: «Da quando sono arrivato sento ripetere un detto bruttissimo: ‘Fuggi da Foggia’. Ma noi non vogliamo fuggire da questa bellissima terra. Vogliamo viverla con la speranza di Gesù, che non significa pensare: ‘Speriamo che vada tutto bene’. No, la speranza cristiana è tutt’altro. E noi dobbiamo impegnarci a viverla ogni giorno, rifiutando il bullismo e la violenza”.

Un momento particolarmente significativo è stato quello della consegna all’Arcivescovo di una lettera scritta e letta dai giovani presenti. Un messaggio rivolto alla città e al territorio, nel quale i ragazzi hanno raccontato le contraddizioni, le fatiche e le attese di chi cresce oggi a Foggia.

“Quando ci chiedono: ‘Che speranza c’è per Foggia e questo territorio?’, noi spesso pensiamo: ‘Dipende dai giorni’”, hanno affermato. “Perché crescere qui è un mix di bellezza e fatica, sogni e paura, voglia di scappare e voglia di restare. Foggia a volte spaventa, a volte ti fa arrabbiare, a volte ti fa sentire minuscolo. Eppure è casa. E quando ami casa tua, non la lasci al buio: cerchi di illuminarla”.

Nella lettera i giovani hanno poi indicato i volti concreti della speranza: “La speranza non è una parola. Sono le persone. È l’animatore che ti vede anche quando ti nascondi, l’adulto che ti chiama per nome, il prete o la suora che ti chiedono come stai e lo vogliono sapere davvero. È l’amico che ti abbraccia quando pensi di non farcela. È chi resta, chi ci prova, chi non molla”.

Un pensiero è stato rivolto anche alle realtà educative del territorio, dagli oratori alle scuole, dai campetti alle parrocchie, luoghi nei quali si impara il rispetto, la condivisione e la cura dell’altro. Da qui l’appello a guardare alle nuove generazioni non come a un problema, ma come a una possibilità per il futuro della città.

La conclusione della lettera è stata accolta da un lungo applauso: “Noi ci crediamo. Crediamo che Foggia può cambiare. Crediamo che questo territorio può diventare un luogo che costruisce, che include, che non si arrende. Può diventare una città che non ti spegne, ma ti accende. Per noi la speranza ha un nome preciso: Gesù. Noi siamo qui per questo. Per dire che il futuro non si aspetta: si crea. Insieme”.

Il pomeriggio è poi proseguito con momenti di musica e danza, grazie alle esibizioni dell’Accademia Musical Art di Foggia e dell’Orchestra Giovanile Federico II, del progetto Get Up-DesTEENazione, composta da giovani provenienti da tutta la Capitanata.

III Festa Diocesana dell’Estate Ragazzi

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