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Messa in Coena Domini, l’Arcivescovo: In un mondo sporco di violenza impariamo a lavarci i piedi gli uni gli altri

Nella sera del Giovedì Santo, l’Arcivescovo Giorgio Ferretti ha presieduto la Messa “in Coena Domini” nella chiesa parrocchiale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, al rione Candelaro, nella periferia nord di Foggia. Una celebrazione intensa e partecipata, che ha visto la presenza numerosa di fedeli, gruppi parrocchiali e tanti giovani del quartiere, raccolti attorno all’altare nel cuore del Triduo Pasquale.

Come previsto dalla liturgia, il presule ha compiuto il gesto della lavanda dei piedi, rievocando quanto avvenuto nell’Ultima Cena. Dodici giovani della parrocchia sono stati scelti come segno concreto di una Chiesa che si china sulle nuove generazioni. Un gesto che, come ricordato anche dal Papa, “fa sintesi della rivelazione di Dio” e che trova il suo significato più profondo nel servizio e nell’amore senza misura.

Proprio su questo si è sviluppata l’omelia dell’Arcivescovo, che ha invitato i presenti a contemplare l’amore di Cristo “fino alla fine”, come racconta il Vangelo di Giovanni. Un amore che non conosce limiti e che si esprime nei gesti concreti: “Gesù ci insegna a chinarci sulla vita degli altri”, ha sottolineato il presule, contrapponendo questo stile a quello di “un mondo che spesso esalta potere, ricchezza e successo personale”.

Forte il richiamo educativo rivolto alle famiglie: lavare i piedi ai giovani significa offrire loro “un esempio credibile” di servizio, carità e misericordia. “C’è più gioia nel dare che nel ricevere – ha ricordato Ferretti – ed è nel servizio che si trova la vera felicità”. Un messaggio particolarmente significativo in un contesto troppo spesso segnato da “fenomeni di violenza e sopraffazione, che rischiano di influenzare proprio le nuove generazioni”.

L’Arcivescovo ha poi richiamato il valore universale del gesto di Gesù, “che lava i piedi a tutti, anche a Giuda”, invitando a “non giudicare nessuno e a riconoscere in ogni persona un figlio di Dio”. Un pensiero è andato anche ai detenuti, “che incontrerò nel giorno di Pasqua – ha detto Ferretti -, segno di una Chiesa chiamata a farsi vicina soprattutto a chi vive situazioni di fragilità e sofferenza”.

Nel suo appello finale, il presule ha esortato a costruire una società fondata sulla mitezza e sulla pace: “La violenza non dà futuro, solo l’amore e il servizio possono costruirlo”. E, rivolgendosi ai più giovani ha chiesto nuove generazioni di “abbandonare ogni forma di prepotenza” e “riscoprire la forza disarmante della fraternità. Il Vescovo questa sera vi lava i piedi. Lavateli gli uni gli altri in questo mondo sporco di violenza. La nostra forza è nell’amore e non nell’orgoglio. La nostra fierezza non è stare dritti davanti agli altri, ma inchinarci nel servizio, non nel distacco, ma nella vicinanza e nella compassione. La nostra felicità è vivere l’amore fino in fondo, fino a chinarci sulla vita degli altri, come ha fatto Gesù con noi dandoci l’esempio”.

Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo ha portato solennemente in processione le ostie consacrate fino all’altare della reposizione, dove si è raccolto in silenziosa adorazione insieme al parroco e all’intera comunità. Un momento di profonda spiritualità che ha concluso la liturgia, lasciando nei presenti il segno di una testimonianza viva del Vangelo, fatta non solo di parole, ma di gesti capaci di parlare al cuore.