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Le Palme, mons. Ferretti: “Chi non sa stare sotto la Croce non può comprendere la Risurrezione”

“Chi non sa stare, umile di cuore, sotto la Croce, non può comprendere la Risurrezione”. Questo il monito dell’Arcivescovo di Foggia-Bovino ai fedeli di Capitanata all’inizio della Settimana Santa. E nel giorno in cui la Chiesa celebra l’ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme, anche mons. Ferretti, benedice i rami di ulivo e di palma.

Alla benedizione, svoltasi negli spazi antistanti il Palazzo Arcivescovile in via Oberdan, sono presenti anche le parrocchie di San Francesco Saverio e San Giovanni Battista e la comunità ucraina di rito bizantino che vive nel capoluogo. Nella solenne e festosa processione che si è poi snodata verso la basilica Cattedrale, accanto all’Arcivescovo è presente Mykola Semenyshyn, Vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Ivano-Frankivsk, in visita alla comunità ucraina a Foggia.

Nel basilica Cattedrale, vestita a festa con rami di ulivo e di palma, dopo la lettura (a tre voci) della Passione secondo l’evangelista Matteo, l’Arcivescovo, con la sua omelia, pronuncia un forte richiamo alla pace, alla conversione del cuore e al rifiuto di ogni forma di violenza.

Un messaggio intenso, composto dall’intreccio fra il racconto evangelico dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme con le contraddizioni del mondo contemporaneo. “Gesù entra nella città mite e umile di cuore”, ricorda il presule, sottolineando come proprio questa mitezza rappresenti “una rivolta più forte delle rivolte violente”, capace di opporsi alla logica della sopraffazione che ancora oggi domina la storia.

Mons. Ferretti traccia un parallelo tra le cause della morte di Cristo e le dinamiche che alimentano le guerre del nostro tempo: il potere, la paura di perderlo, il denaro e il fanatismo religioso. “Per soldi si uccide, si ruba, si crea ingiustizia”, afferma con forza, denunciando un sistema in cui “alcuni hanno tutto e molti muoiono di fame”.

Non è mancato un riferimento diretto alla realtà quotidiana, soprattutto alla diffusione della violenza tra i giovani che dilaga in terra di Capitanata e non solo: “Basta ai coltelli, basta a una cultura che insegna che solo con la forza si può emergere”.

Nel cuore dell’omelia, il richiamo alla Croce come “vero trono” di Cristo: da lì, spiega, il Signore continua a indicare all’umanità una via diversa, fatta di pace, giustizia e compassione. Un invito concreto rivolto a tutti i fedeli a vivere la Settimana Santa non da spettatori, ma accanto a Gesù, senza fuggire “nell’egoismo e nell’indifferenza”.

Infine, l’appello a portare nelle case e nelle famiglie il segno dell’ulivo benedetto, simbolo di pace, e a intensificare la preghiera per Foggia e per il mondo intero.

Al termine della celebrazione eucaristica, mons. Ferretti, rinnovando la tradizione da lui inaugurata tre anni fa, ha donato rami d’ulivo benedetti ai passanti per le vie del centro storico che ne erano sprovvisti per portare un messaggio di pace e di amicizia a tutti i cittadini.