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L’abbraccio di Leone XIV ai futuri sacerdoti pugliesi: “Siete segno di speranza per tutta la Chiesa”

di Fabio Beretta

Vivere la Chiesa “insieme”, perché essa “non è proprietà di nessuno di noi, e tutti siamo chiamati ad amarla e a servirla come un unico corpo”, per dare speranza alle “famiglie che fanno fatica, i ragazzi che fanno la valigia per cercare lavoro, gli anziani soli, e gli emarginati”. È l’auspicio di Papa Leone XIV per i futuri sacerdoti di Puglia, ricevuti questa mattina nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, in Vaticano, in occasione del primo centenario della nuova sede del Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI”, voluta proprio da Papa Ratti. Accanto a loro anche i seminaristi di Aversa, che celebrano il tricentenario di apertura dell’attuale sede.

Ad accompagnare i giovani seminaristi pugliesi (circa un centinaio), oltre agli educatori e ai docenti del Seminario, guidati da mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto (ricevuto in udienza privata prima dell’incontro comunitario, ndr), le famiglie dei futuri sacerdoti, che accolgono il Pontefice con un lungo applauso.

Nel suo discorso, il Vescovo di Roma tocca diversi temi, primo fra tutti quello della relazione con Dio: “Lo studio, la disciplina, le tappe del cammino sono elementi importanti da tenere bene presenti, ma valgono soltanto se fondati nella relazione con Dio”.

Soffermandosi sulla cosiddetta “chiamata”, Papa Leone sottolinea che “il cuore dell’esperienza del seminario è imparare a stare con il Maestro, il Signore Gesù”. Del resto, aggiunge il Pontefice, il Vangelo è chiaro: quando Cristo chiamò gli apostoli scelse “quelli che voleva”.

L’evangelista Marco sottolinea la “libertà di Dio, da cui scaturisce ogni vocazione. Non c’è un concorso, non c’è una graduatoria, né è scritto che scelse i migliori: scelse quelli che voleva. In un mondo che si affanna tanto a celebrare l’autorealizzazione di sé, è davvero importante ribadire che nessuno di voi e nessuno di noi è qui perché se l’è meritato, ma soltanto per una libera elezione da parte di Dio Padre, segno e caparra di un amore gratuito che sempre ci previene e che non delude mai”.

Ecco perché “la vostra stessa presenza in seminario – rimarca il Santo Padre – è un segno di speranza per tutta la Chiesa. Non di un vago ottimismo, ma della certezza che il Signore chiama sempre, in ogni epoca della storia e in ogni luogo. Nel guardare ciascuno di voi, contemplo la meraviglia di Dio che non si stanca mai di sussurrare al cuore dei giovani la bellezza di donare la vita per Lui e per la Chiesa”.

Come esempio da seguire Papa Prevost indica la figura del venerabile don Tonino Bello, la cui storia mostra “con particolare chiarezza che cosa significhi essere Sacerdote ed essere Vescovo: non nelle parole, ma in ogni gesto e in ogni decisione, e testimoniandolo fino in fondo”.

Ecco perché quello del seminario è un “tempo necessario, oggi non meno di ieri. In un mondo che ha fretta e che guarda con sospetto ogni sosta prolungata, si potrebbe pensare che sia un lusso, o un’istituzione superata, ma non è così. Proprio perché il nostro tempo è rapido e rumoroso, c’è bisogno di un luogo e di una stagione della vita in cui si impari a stare, a discernere, a lasciarsi formare senza scorciatoie. Il seminario non è un rinvio della missione, ma ne è la condizione”.

Ai formatori il Successore di Pietro chiede di” essere i primi maestri di quella cura e di quella fraternità che si manifestano in relazioni autentiche, personali e comunitarie, fatte di verità e di carità. Formatori non ci si improvvisa: il vostro è un ministero delicatissimo a cui ci si prepara con scienza, pazienza e amore”.

Ai seminaristi, invece, il compito di portare speranza “alla gente delle vostre terre: a quelle famiglie che tirano avanti con fatica, ai ragazzi che a vent’anni fanno la valigia per cercare lavoro, agli anziani soli, agli emarginati, a coloro che hanno smarrito il senso dell’esistenza”.

Infine, Leone XIV ringrazia commosso i seminaristi: “Grazie, a nome della Chiesa, per il ‘sì’ che avete pronunciato e che ogni giorno tornate a pronunciare: non è facile, né scontato nel mondo di oggi, e la Chiesa lo sa bene. E un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo alle famiglie qui presenti. Una vocazione non nasce mai senza un contesto adatto, e spesso ha bisogno di una casa, di genitori che pregano e che sanno lasciar andare. A voi, care famiglie, la riconoscenza mia e di tutta la Chiesa”.

Al termine dell’udienza, i seminaristi di Puglia omaggiano il Papa con un dono: si tratta di un piatto in ceramica decorato con la croce gemmata della Cappella maggiore del Seminario, e una lampada, sempre in ceramica, che disegna una croce di luce.

Attualmente, sono due i seminaristi dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino che vivono il percorso di formazione nel Pontificio Seminario Regionale di Molfetta.

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