di Fabio Beretta
“La fede diventa credibile quando si fa servizio agli altri”. Si è aperta ufficialmente con la solenne preghiere del Vespro la causa di canonizzazione del Servio di Dio Nicola Bellantuono. Figlio spirituale di Padre Pio, docente universitario e medico chirurgo, nel corso della sua vita ha prestato servizio in diverse strutture ospedaliere di Capitanata.
E tanti fedeli, giunti da ogni angolo della Metropolia, si sono riuniti nel pomeriggio di venerdì 22 maggio nella chiesa del Policlinico Riuniti di Foggia, dedicata a San Giovanni di Dio, hanno preso parte all’insediamento del Tribunale Ecclesiastico Diocesano. Un momento solenne, guidato da mons. Ferretti, Arcivescovo di Foggia-Bovino, che ha dato ufficialmente il via alla fase diocesana della causa di canonizzazione. Presente, fra gli altri, oltre alle autorità civili e militari del posto, anche mons. Fabio Ciollaro, Vescovo della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano.

Il Tribunale è così composto: don Michele Radatti, su mandato di mons. Ferretti, ricopre il ruolo di Giudice Delegato; don Matteo Ferro svolge la funzione di Promotore di Giustizia; la dottoressa Maria Lucia Cavallo è Notaio Attuario, mentre l’avvocato Michele Totaro Notaio Aggiunto. Postulatore: mons. Gabriele Teti.
Nel suo breve intervento, l’Arcivescovo Ferretti ha ricordato come la figura di Bellantuono si collochi “dentro la grande tradizione del cattolicesimo sociale italiano tra Ottocento e Novecento. Una stagione nella quale tanti uomini e donne cristiani sentirono l’urgenza di vivere il Vangelo in opere concrete di misericordia, assistenza, educazione e promozione umana”. A tal proposito ha citato figure come Giuseppe Benedetto Cottolengo, Giuseppe Moscati, e il medico venezuelano José Gregorio Hernández.
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Bellantuono, ha proseguito il il presule, “come Moscati, comprese che la medicina non è soltanto tecnica, ma incontro umano; come Hernández, visse la professione medica come vocazione; come tanti protagonisti del cattolicesimo sociale, intuì che il cristianesimo non può rimanere chiuso nello spazio di una devozione privata, ma deve diventare vicinanza concreta verso chi soffre”. In Padre Pio, poi, “vide un sacerdote che univa preghiera, confessione, sacrificio e carità verso i sofferenti, e quella stessa sintesi Bellantuono cercò di incarnarla nella propria vita quotidiana di medico”.

“Questa terra di Capitanata custodisce una storia ricca di uomini e donne che hanno saputo coniugare contemplazione e servizio, fede e impegno sociale – ha concluso mons. Ferretti -. La causa che oggi si apre non riguarda soltanto il passato. Essa parla al presente della nostra società e della nostra Chiesa. Ai medici, agli operatori sanitari e a tutti coloro che lavorano nel mondo della cura, egli consegna una testimonianza preziosa: la competenza scientifica raggiunge la sua pienezza quando diviene servizio per gli altri. La scienza si eleva nella carità e nella compassione evangelica. A tutti il prof. Bellantuono ricorda la responsabilità di testimoniare la fede e l’amore cristiano nella vita quotidiana”.
Chi fosse in possesso di scritti e testimonianze del Servo di Dio prof. Nicola Bellantuono può rivolgersi presso gli uffici del Tribunale ecclesiastico diocesano della Curia Arcivescovile di Foggia-Bovino.
