Un appello al “disarmo integrale” e la condanna della giustificazione religiosa di qualsiasi tipo di violenza sono i pilastri del messaggio che Papa Leone XIV ha redatto in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Istituita da Paolo VI, la Giornata Mondiale della Pace viene celebrata dalla Chiesa cattolica ogni anno il 1 gennaio. Quella odierna è la 59ma edizione.
Il testo si intitola “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”. Un richiamo alle prime parole pronunciate dallo stesso Prevost in veste di Pontefice il giorno dell’elezione e che a distanza di mesi sono oramai parte del linguaggio quotidiano del Santo Padre: ogni discorso pubblico, infatti, Leone XIV lo inizia con le stesse parole che il Cristo risorto rivolse agli apostoli in giorno di Pasqua.
Suddiviso in tre paragrafi, il messaggio (il primo di Papa Leone per la Giornata Mondiale della Pace), è ricco di citazioni e frasi non solo di Sant’Agostino, ma anche – e soprattutto – dall’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII. Non mancano poi richiami ai testi sulla fratellanza del predecessore Francesco e alla Caritas in veritate, enciclica di Benedetto XVI pubblicata nel 2009.
Nel testo, il Santo Padre, rifacendosi anche ai richiami di Leone XIII e all’enciclica Rerum novarum, riflette sul peso che hanno oggi le macchine e l’IA nelle guerre che imperversano sul pianeta: “L’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali hanno radicalizzato la tragicità dei conflitti armati”.
Per il Vescovo di Roma nel mondo di oggi si va sempre più delineando “un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente ‘delegare’ alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà”, tuona Leone XIV, che incalza: “Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico”.
Ecco perché il disarmo integrale, rimarca il Successore di Pietro, è “un servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”.
Leone XIV ricorda come quindi che già Giovanni XXIII introdusse tale prospettiva, “che si può affermare soltanto attraverso il rinnovamento del cuore e dell’intelligenza”. Quindi il monito rivolto a Capi di Stato e altri leader religiosi: “Trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata” sono “forme di blasfemia”.
Il Papa regnante richiama i credenti a “smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio”. “Insieme all’azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture”, l’indicazione del Pontefice, unita all’auspicio affinché in tutto il mondo “ogni comunità diventi una casa della pace, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”.
“Oggi più che mai occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa”, la riflessione del Santo Padre, che ammonisce ancora: “Quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche nelle sedi più alte e qualificate, considerino a fondo il problema della ricomposizione pacifica dei rapporti tra le comunità politiche su piano mondiale: ricomposizione fondata sulla mutua fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti. Scrutino il problema fino a individuare il punto donde è possibile iniziare l’avvio verso intese leali, durature, feconde”.
Infine l’appello del Papa a seguire sempre e solo “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali”.
“Oggi, la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti”. In un tempo “di destabilizzazione e di conflitti, occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana”.
Se infatti “il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti e seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori”, a una simile strategia “va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala”, come auspicava già Leone XIII. “Possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse”, conclude Leone XIV.