“Fare scuola significa formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità”. Si conclude con questa consegna da parte di Papa Leone XIV il Meeting nazionale degli Insegnanti di religione cattolica.
Promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, ha visto riuniti a Roma circa 7mila insegnanti provenienti da ogni angolo del Bel Paese per discutere e confrontarsi sul tema “Il cuore parla al cuore. L’IRC laboratorio di cultura e dialogo”. Presente anche una delegazione dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino, composta da 17 docenti, giunti a Roma per vivere questo appuntamento particolarmente significativo che segue quelli del 2005 e del 2009, dedicati alla preparazione del Convegno ecclesiale di Verona e all’Anno Paolino indetto da Benedetto XVI.
La giornata odierna, vissuta nell’Aula Paolo VI, come spiega don Giovanni Frisenna, direttore dell’Ufficio diocesano per l’Educazione, la Scuola e l’Università e del Servizio diocesano per l’IRC, “è stata preparata dal convegno nazionale che ha riunito i direttori e i vicedirettori degli Uffici diocesani per l’educazione, la scuola e l’università delle Diocesi per un confronto aperto e un momento di aggiornamento”.

“Il tempo è stato scandito da numerosi incontri che hanno permesso di illustrare ancora una volta la variegata situazione dell’insegnamento della religione in Italia. Abbiamo messo a fuoco specialmente le sfide che ci attendono e nello stesso tempo abbiamo constatato come inizino a germogliare i primi semi gettati negli scorsi anni”. Del resto anche il Pontefice lo ha detto: “Educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona”
Di particolare interesse è stata la presentazione della quinta ricerca nazionale circa l’insegnamento della Religione Cattolica in Italia, realizzata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026: “Il professor Cicatelli ha spiegato come nel tempo stia un po’ variando la questione dell’avvalentisi dell’insegnamento della religione – spiega ancora don Giovanni -. Il Sud ritorna ancora in prima linea come luogo in cui ancora molti ragazzi scelgono di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica”, grazie alla quale i giovani riescono ad avere una maggior preparazione a livello culturale.

Gratitudine nei confronti di tutti i docenti che in Italia si occupano di religione è stata espressa non solo da Papa Leone, ma anche dal Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, e dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Matteo Maria Zuppi. Di rilievo anche la relazione tenuta da mons. Carlo Maria Polvani, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione “che in modo molto franco – ha sottolineato ancora don Giovanni – ha desiderato condividere il bisogno e l’esigenza di un’educazione all’interiorità che i ragazzi chiedono, facendo quindi eco alle parole che Papa Leone aveva rivolto agli educatori in occasione del loro Giubileo particolare dello scorso ottobre. Come insegnanti, spetta a noi accendere un fuoco interiore nei ragazzi, occupandoci non tanto di dare risposte ma di suscitare domande”.
“Come Ufficio – conclude don Giovanni – ci portiamo la bellezza di aver condiviso con tanti altri direttori fatiche, ma anche gioie e la bellezza di dover, in qualche modo, sviluppare questo bisogno di una maggiore formazione da parte nostra e dei nostri docenti in vista di un servizio qualificato che, purtroppo, tante volte la fatica ad entrare in relazione con l’istituzione scuola. Un’istituzione che non riesce sempre a cogliere la profondità di questo insegnamento. Quello che importa, però, è la consapevolezza che quello che si è seminato prima o poi germoglia: alla fatica della semina segue sempre la bellezza del raccolto. E anche se tante volte diviene di proprietà di altri e non di coloro che hanno seminato, resta la logica di quella gratuità che è l’amore e lo sospendersi per gli altri”.

Parole a cui fanno eco quelle di Simone, uno dei docenti di religione cattolica presenti all’incontro col Papa: “È stata una mattinata emozionante che ha toccato il cuore, perché il Pontefice ci ha riportato al centro della nostra missione”. Il compito dei docenti, ribadisce, non è quello di fornire risposte definitive, ma di “ascoltare, parlare ed essere vicini ai ragazzi. Non abbiamo la verità in tasca ma siamo chiamati a dare ascolto, quello che oggi manca”.
Sulla stessa linea anche Daniela, un’altra docente, soffermatasi su un altro punto del discorso del Santo Padre, relativo all’unicità del sapere: “Scienza e fede devono camminare insieme, non sono contrapposte”. Una prospettiva che richiede prima di tutto una testimonianza di vita: “Bisogna portare nelle classi l’importanza della ragione affiancata alla scienza, ma soprattutto la fede”. L’ora di religione, osserva, non deve essere considerata “un’ora persa”, ma “un tempo di vita, di condivisione e di speranza”.