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SUMMARY:XXXV Giornata Mondiale del Malato
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SUMMARY:Anniversario della nascita al Cielo di mons. Farina
DESCRIPTION:Il Venerabile Servo di Dio Fortunato Maria Farina nacque a Baronissi (Salerno\, Italia) l’8 marzo 1881\, in una famiglia agiata e molto religiosa. Inviato a studiare dai Gesuiti a Napoli\, ne assorbì la spiritualità e la disciplina tanto da voler entrare nella Compagnia di Gesù ma\, a motivo della salute debole\, non poté realizzare questa sua intenzione. Si iscrisse alla Facoltà di Lettere in cui si laureò nel 1919. \nA 16 anni emise il voto privato di castità e\, fin da giovane\, si dedicò con fervore all’apostolato\, animato da un’intensa devozione all’Eucaristia e alla Beata Vergine Maria. Il suo zelo apostolico come laico lo condusse presto a desiderare di diventare sacerdote ed ottenne di poter seguire i corsi di teologia a Napoli pur vivendo\, per ragione della precaria salute\, in casa di un sacerdote e rimanendo in contatto con i formatori del seminario. Fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1904 nella Cattedrale di Salerno. \nVisse i primi anni di sacerdozio a Napoli per proseguire gli studi\, conseguendo la laurea in teologia nel 1907. Successivamente\, si dedicò all’apostolato tra i giovani a Salerno dove\, nel 1909\, fondò il primo Circolo Giovanile Cattolico per la catechesi\, la vita sociale e lo svago dei giovani. Nel 1912 fu nominato Padre spirituale del seminario di Salerno e dell’abbazia di Cava de’ Tirreni e poi anche curato della Chiesa di S. Agostino in Salerno. \nA 38 anni\, venne nominato Vescovo di Troia e ricevette l’ordinazione episcopale a Roma il 10 agosto 1919. In Diocesi\, si occupò soprattutto della formazione del clero e della promozione del laicato per una presenza dei cattolici nella vita sociale. Riaprì il seminario diocesano come vero cenacolo di formazione sacerdotale con incremento delle vocazioni. \nNel 1924\, fu nominato anche Vescovo di Foggia\, unendo in persona episcopi le due diocesi. Mentre i foggiani furono contenti di tale nomina\, i fedeli di Troia temettero che venisse soppressa la loro diocesi ed alcuni si opposero faziosamente\, provocandogli sofferenze. Anche a Foggia il nuovo Vescovo si prodigò con lo stesso stile e zelo apostolico. \nLogorato nel corpo\, nel 1951 diede le dimissioni da Vescovo di Troia e\, nel 1954\, anche della diocesi di Foggia\, diventando Arcivescovo titolare di Adrianopoli di Onoriade. Morì a Foggia (Italia) il 20 febbraio 1954. \nIl Venerabile Servo di Dio\, fin da giovane\, manifestò l’intenzione di santificarsi attraverso la pratica delle virtù cristiane. Visse eroicamente la virtù della fede\, affidando a Dio il primato assoluto nella sua vita\, come totale abbandono alla volontà di Dio. \nScriveva nel suo Diario: “Mi sono offerto vittima a tutto quello che il Signore si compiacerà disporre di me per la salvezza delle anime”. Alimentò la fede con la meditazione\, la preghiera privata e pubblica\, la celebrazione eucaristica e l’adorazione e con la devozione alla Vergine Maria. Con l’esercizio eroico della virtù della speranza fu capace di affrontare le prove della vita e sostenne le rinunce di una vita austera. \nLa fiducia nella volontà di Dio gli permetteva di rimanere sereno ed in pace anche nei momenti critici e di fronte anche alle calunnie. Tale virtù si manifestò fino alla sua morte\, accettata serenamente come passaggio alla vita eterna. Esprimeva pienamente la risposta all’amore di Dio verso di lui con l’esercizio eroico della carità. Manifestava il costante desiderio di piacere soltanto a Dio non a parole\, ma in ogni gesto concreto della sua vita. \nEsprimeva l’amore verso il prossimo sia in campo spirituale sia in quello materiale. Per il suo apostolato si ispirava all’esempio di San Francesco di Sales\, cercando in tutti i modi di attirare\, sia sacerdoti sia laici\, all’amore a Dio\, incoraggiandoli all’impegno nella testimonianza nella vita sociale. Ebbe una cura speciale verso i poveri\, i deboli e i bisognosi\, soprattutto durante i tragici eventi delle due guerre mondiali\, in cui si prodigò per alleviare le sofferenze del suo popolo.
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SUMMARY:Solennità delle Apparizioni della B.V.M. dell’Iconavetere\, pontificale in Cattedrale
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SUMMARY:San Michele Arcangelo al monte Gargano\, Patrono della Provincia Civile ed Ecclesiastica di Capitanata
DESCRIPTION:La Chiesa di Capitanata festeggia oggi il suo Patrono\, l’Arcangelo Michele\, che sul monte Gargano apparve per quattro volte in anni diversi. La data odierna\, tuttavia\, è legata in particolar modo alla seconda apparizione. \nCosì narra un’operetta agiografica\, datata tra il V e l’VIII secolo\, il Liber de apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano (Apparitio): «Vi era in questa città un uomo molto ricco di nome Gargano che\, a seguito delle sue vicende\, diede il nome al monte. Mentre i suoi armenti pascolavano qua e là per i fianchi di scosceso monte\, avvenne che un toro\, che disprezzava la vicinanza degli altri animali ed era solito andarsene da solo\, al ritorno dal gregge\, non era tornato nella stalla. Il padrone\, riunito un gran numero di servi\, cercandolo in tutti i luoghi meno accessibili\, lo trova\, infine\, sulla sommità del monte\, dinanzi ad una grotta. Mosso dall’ira perché il toro pascolava da solo\, prese l’arco\, cercò di colpirlo con una freccia avvelenata. Questa ritorta dal soffio del vento\, colpì lo stesso che l’aveva lanciata». \nTurbato dall’evento\, egli si recò dal vescovo che\, dopo aver ascoltato il racconto della straordinaria avventura\, ordinò tre giorni di preghiere e digiuno. Allo scadere del terzo giorno\, al vescovo Maiorano apparve l’Arcangelo Michele che così gli parlò: «Hai fatto bene a chiedere a Dio ciò che era nascosto agli uomini. Un miracolo ha colpito l’uomo con la sua stessa freccia\, affinché fosse chiaro che tutto ciò avviene per mia volontà Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra. E poiché ho deciso di proteggere sulla terra questo luogo ed i suoi abitanti\, ho voluto attestare in tal modo di essere di questo luogo e di tutto ciò che avviene patrono e custode. Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito. Va’\, perciò\, sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano». \nMa\, poiché quella montagna misteriosa e quasi inaccessibile era stata luogo di culti pagani\, il vescovo esitò prima di decidersi ad obbedire alle parole dell’Arcangelo. \nLa seconda apparizione di San Michele\, detta “della Vittoria”\, viene tradizionalmente datata nell’anno 492. Gli studiosi\, tuttavia\, riferiscono l’episodio alla battaglia tra Bizantini e Longobardi del 662 – 663: i greci attaccarono il Santuario garganico\, in difesa del quale accorse Grimoaldo I\, duca di Benevento. \n«[…] Ed ecco che la stessa notte\, che precedeva il giorno della battaglia\, apparve in visione al vescovo (Lorenzo Maiorano) san Michele\, dice che le preghiere sono state esaudite\, promette di essere presente e ammonisce di dare battaglia ai nemici all’ora quarta del giorno». (Apparitio) \nLa battaglia\, accompagnata da terremoti\, folgori e saette\, si concluse con il successo di Grimoaldo. La vittoria riportata fu descritta come voluta proprio da San Michele: essa sarebbe avvenuta l’8 maggio\, divenuto in seguito il dies festus dell’Angelo sul Gargano. Inoltre\, sancì ufficialmente il legame tra il culto dell’Angelo e il popolo longobardo. \nLa terza apparizione viene denominata anche “episodio della Dedicazione”. «Intanto i Sipontini rimanevano in dubbio su cosa fare del luogo e se si dovesse entrare nella chiesa e consacrarla». (Apparitio) \nTuttavia\, nell’anno 493\, dopo la vittoria\, il vescovo Maiorano decise di obbedire al Celeste Protettore e di consacrare al culto la Spelonca in segno di riconoscenza\, confortato anche dal parere positivo espresso da papa Gelasio I. \n«Ma la notte\, l’angelo del Signore\, Michele\, apparve al vescovo di Siponto in visione e disse: “Non è compito vostro consacrare la Basilica da me costruita. Io che l’ho fondata\, io stesso l’ho consacrata. Ma voi entrate e frequentate pure questo luogo\, posto sotto la mia protezione”». (Apparitio) \nAllora il vescovo Lorenzo\, insieme ad altri sette vescovi pugliesi\, in processione con il popolo ed il clero Sipontino\, si avviò verso il luogo sacro. Durante il cammino si verificò un prodigio: alcune aquile\, con le loro ali spiegate\, ripararono i vescovi dai raggi del sole. Giunti alla Grotta\, vi trovarono eretto un rozzo altare\, coperto di un pallio vermiglio e sormontato da una Croce. Inoltre\, come racconta la leggenda\, nella roccia trovarono impressa l’orma del piede di San Michele. \nIl santo Vescovo Maiorano vi offrì con immensa gioia il primo Divin Sacramento. Era il 29 settembre. La Grotta stessa\, come unico luogo non consacrato da mani d’uomo\, ha ricevuto nei secoli il titolo di “Celeste Basilica”. \nEra l’anno 1656 ed in tutta l’Italia meridionale infi eriva una terribile pestilenza. L’Arcivescovo Alfonso Puccinelli\, non trovando alcun ostacolo umano da contrapporre all’avanzata dell’epidemia\, si rivolse all’Arcangelo Michele con preghiere e digiuni. Il Pastore pensò addirittura di forzare la volontà divina lasciando nelle mani della statua di San Michele una supplica scritta a nome di tutta la Città. \nEd ecco\, sul far dell’alba del 22 Settembre\, mentre pregava in una stanza del palazzo vescovile di Monte Sant’Angelo\, sentì come un terremoto e poi San Michele gli apparve in uno splendore abbagliante e gli ordinò di benedire i sassi della sua grotta scolpendo su di essi il segno della croce e le lettere M.A. (Michele Arcangelo). Chiunque avesse devotamente tenuto con sé quelle pietre sarebbe stato immune dalla peste. Il vescovo fece come gli era stato detto. Ben presto non solo la Città fu liberata dalla peste\, secondo la promessa dell’Arcangelo\, ma tutti coloro che tali pietre richiedevano\, dovunque si trovassero. \nA perpetuo ricordo del prodigio e per eterna gratitudine\, l’Arcivescovo fece innalzare un monumento a S. Michele nella piazza della Città\, dove ancora oggi si trova\, di fronte al balcone di quella stanza nella quale si vuole che avvenne l’apparizione\, con la seguente iscrizione in latino: Al Principe degli Angeli Vincitore della Peste Patrono e Custode monumento di eterna gratitudine Alfonso Puccinelli 1656.
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SUMMARY:Ascensione del Signore
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SUMMARY:LXI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
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SUMMARY:Ss Trinità
DESCRIPTION:La Solennità della Santissima Trinità è una Solennità dell’Anno Liturgico della Chiesa cattolica. Il colore liturgico usato per essa è il bianco\, alla stessa maniera delle feste e solennità del Signore. \nNel Rito Romano si celebra la domenica successiva alla Pentecoste: è quindi una delle Solennità del Signore del Tempo ordinario. Con essa riprende il Tempo Ordinario\, dopo l’interruzione per la Quaresima e il Tempo Pasquale. Nel Rito Ambrosiano si celebra la I Domenica successiva alla Pentecoste. \nFino all’VIII secolo la Chiesa non celebrò nessuna solennità in onore della Trinità. Il motivo di ciò risiede nel fatto che la liturgia cattolica ha come suo scopo la lode e l’adorazione a Dio uno e trino: tutto in essa è ordinato a questo supremo scopo\, dal sacrificio eucaristico\, ai Sacramenti\, alla Liturgia delle Ore\, al culto di Maria e dei Santi e alla stessa catechesi. Del resto la Chiesa Orientale non ha tuttora una festa per la Trinità\, il cui mistero\, nel Rito Bizantino\, è ricordato il particolar modo nella festa della Pentecoste. \nLa festa della Trinità nacque dalla devozione privata verso il mistero trinitario che fiorì nei paesi franchi durante il periodo carolino\, e che dovette ricevere un notevole impulso dall’Admonitio generalis del 789 e dal Capitulare XXVIII del 794[4]\, i quali prescrivevano l’esposizione della dottrina cattolica circa la Trinità. \nI primi centri di questa devozione furono i monasteri di Aniane e di Tours: nel primo il suo fondatore San Benedetto dedicò nel 782 la chiesa abbaziale alla Santissima Trinità; nel secondo visse Alcuino\, che fu ardente fautore di questa devozione e autore dei trattati De fide s. et individuae Trinitatis\, De Trinitate ad Fredegesium quaestiones XXVIII. \nTale devozione ebbe fin dall’inizio il carattere di una professione di fede nel mistero della Trinità\, come testimoniano le preghiere alla Santissima Trinità contenute nei Libelli precum (“libretti di preghiere”) dell’epoca\, dei quali almeno tre provengono da Tours. \nAlcuino redasse i testi della Messa della Trinità. In una lettera indirizzata tra il 796 e l’804 ai monaci di Saint-Waast egli afferma di aver estratto da un Sacramentario\, senza dubbio di Tours\, una serie di Messe votive\, di cui la prima è quella della Trinità; ai monaci di Fulda\, poi\, manda tra l’801 e l’803 la Cartula missalis\, ossia il suo Liber Sacramentorum\, contenente la nota serie di messe votiva private per tutta la settimana\, di cui la prima\, per la domenica\, è quella della Trinità. \nTale Messa figura al primo posto tra quelle votive in vari sacramentari franchi dalla prima metà del IX secolo in poi in quelli ambrosiani dei secoli IX-XI] e dall’XI secolo in poi nei Messali. \nSin dalla seconda metà del IX secolo\, poi\, in due Sacramentari provenienti da Saint Thierry e da Saint Amand questa Messa compare già alla dominica octavae Pentecostes (“domenica dell’ottava di Pentecoste”)\, ossia alla prima domenica dopo Pentecoste. Tale giorno divenne poi tradizionale nella Chiesa latina\, nonostante qualche eccezione. Il can. 10 del Sinodo di Seligenstadt (1023) attesta che la recita di questa Messa votiva rivestiva presso taluni un carattere superstizioso. \nCon il X secolo la festa della Trinità\, la cui istituzione era già stata sollecitata invano verso il 775 da Catulfo a Carlo magno\, andò lentamente affermandosi: venne introdotta a Liegi\, alla data tradizionale\, dal Vescovo Stefano\, che la dotò di uno splendido ufficio (testo e melodia) che è stato mantenuto nel Breviario Romano; a Reichenau venne introdotta verso il 1030; a Cluny prima del 1091; a Canterbury da San Thomas Becket nel 1162; a Cîteaux nel 1175. \nLa festa entrò anche nella liturgia degli ordini religiosi: tra i Certosini verso il 1222; tra i Domenicani verso la metà del XIII secolo; tra i Francescani fu introdotta dal Capitolo di Narbona del 1260\, ma nel Capitolo di Assisi del 1279 venne soppressa perché non celebrata dalla Chiesa di Roma. Il Sinodo di Arles del 1263 nel prescrisse la celebrazione alla I domenica dopo Pentecoste\, con ottava; l’ottava era già in uso presso altre Chiese\, come in Belgio prima del 1109. \nNon è raro trovare nei breviari manoscritti\, accanto all’Ufficio della Trinità\, la postilla a Sede Apostolica repellitur\, “rigettata dalla Sede Apostolica”. E infatti papa Alessandro II (1061-1073) non si dimostrò favorevole alla festa perché superflua cum in omni dominica\, imo quotidie\, utriusque [trinitatis et unitatis] memoria celebretur “poiché in ogni domenica\, anzi\, ogni giorno\, si celebra la memoria di entrambe la Trinità e l’Unità”. \nLo stesso contrasto sull’opportunità della festa si registra anche nei liturgisti dei secoli XI-XIII. Nonostante l’opposizione di Roma la festa continuò a diffondersi\, e papa Giovanni XXII credette opportuno estenderla a tutta la Chiesa nel 1331: Scito autem quod anno Domini 1131\, dominus Johannes XXII\, de consilio fratrum suorum\, ordinavit et statuit quod deinceps Romana et universalis Ecclesia faceret festum solempnissimum de semper benedicta Trinitate divinarum personarum et divine essentie unitate in tribus divinis personis. Statuit autem quod Romana Ecclesia et omnes qui faciunt officium ecclesiasticum secundum eam faciant predictum festum dominica prima post Penthecosten et sine octavis\, non improbans tamen eos qui cum octavis et aliqua alia dominica anni festum celebrant antedictum. “Ma sappi che nell’anno del Signore 1131 Giovanni XXII\, su consiglio dei suoi fratelli\, ordinò e stabilì che d’ora in avanti la Chiesa Romana e universale faccia la solennissima festa della sempre benedetta Trinità delle divine persone e per l’unità della divina essenza nelle tre divine persone. Stabilì inoltre che la Chiesa di Roma e tutti quelli che celebrano l’Ufficio della Chiesa secondo i suoi statuti facciano la predetta festa la prima domenica dopo la Pentecoste e senza ottava\, non disapprovando tuttavia coloro che la celebrano con l’ottava o in qualche altre domenica dell’anno”. \nUna nota inserita poi in un Breviario Romano della I metà del XIV secolo attribuisce l’Ufficio che si cominciò a cantare nella Curia Romana al tempo di Giovanni XXII al posto del precedente a Giovanni Pecham. Tale ufficio ritmico fu accolto in molti breviari sino a San Pio V\, che introdusse nuovamente nel suo Breviario riformato del 1568 il più antico Ufficio composto da Stefano di Liegi\, ritoccandolo qua e là.
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SUMMARY:Corpus Domini\, Messa dell’Arcivescovo e processione eucaristica
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SUMMARY:Corpus Domini
DESCRIPTION:Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: con il suo sacro nutrimento egli offre rimedio di immortalità e pegno di risurrezione. (dal Martirologio) \nLa solennità del Corpus Domini (espressione latina che significa Corpo del Signore)\, più propriamente chiamata Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo\, è una delle principali dell’anno liturgico della Chiesa cattolica. Rievoca\, in una circostanza liturgica meno carica\, la liturgia della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo. La data propria della celebrazione è il giovedì dopo la Solennità della Santissima Trinità. In Italia questa festa\, come molte altre\, è stata spostata alla domenica successiva. \nLa causa remota dell’istituzione di questa festa va ricercata nel nuovo e intenso orientamento dei teologi e della pietà popolare verso l’Eucaristia nel corso del XII secolo\, in relazione principalmente agli errori di Berengario di Tours circa la transustanziazione. Roberto di Thourotte\, vescovo di Liegi\, e il cardinale Ugo di San Caro attestano che l’istituzione della festa è innanzi tutto diretta ad confutandam haereticorum insania\, cioè “a confutare l’insania degli eretici”. \nLa festa è poi connessa con le visioni della beata Giuliana di Mont-Cornillon\, che ricevette dal Signore stesso la missione di introdurla nella Chiesa. Una commissione incaricata di ciò dal Vescovo di Liegi approvò la visione. Tuttavia la festa fu aspramente combattuta all’inizio\, e la prima approvazione fu quella del vescovo Roberto di Thourotte (o Torote) nel 1246; l’anno seguente la festa fu celebrata dai Canonici di San Martino a Liegi. Nel 1247\, in forza di una costituzione sinodale dell’anno precedente\, la festa fu istituita nella diocesi di Liegi. \nNel 1252 il cardinal Ugo di San Caro\, allora legato pontificio in Germania\, la introduceva in tutta la sua circoscrizione; due anni dopo il suo successore\, Pietro Capocci\, la confermò. \nPapa Urbano IV\, già arcidiacono di Liegi\, sollecitato dal vescovo Enrico di Gheidria e commosso anche dal miracolo di Bolsena (1263)\, estese la festa a tutta la Chiesa e ne fissò la festa al giovedì dopo l’ottava di Pentecoste; ciò fece con la bolla Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264). La bolla rievoca con discrezione anche le esperienze mistiche di Giuliana\, avvalorandone l’autenticità: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata\, riteniamo giusto che\, almeno una volta l’anno\, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria\, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente\, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece\, in questa sacramentale commemorazione del Cristo\, anche se sotto altra forma\, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo (Mt 28\,20 )” \nIl Pontefice stesso iniziò a celebrare la solennità del Corpus Domini a Orvieto\, città in cui allora dimorava. Centro della festa doveva essere\, secondo quanto scrive Urbano IV\, un culto gioioso e popolare con il canto di inni; il papa]] non parla né di Messa né di processione. \nDopo la morte di Urbano IV la celebrazione della festa venne limitata ad alcune regioni della Francia\, della Germania\, dell’Ungheria e dell’Italia settentrionale. Fu poi papa Giovanni XXII a ripristinarla per tutta la Chiesa nel 1317. \nUn primo Ufficio del Santissimo Sacramento fu composto da fra Giovanni del Monastero di Mont-Cornillon\, dietro indirizzo della beata Giuliana. Quello che nel settembre del 1264 papa Urbano IV mandò alla reclusa Eva\, capolavoro di dottrina teologica\, fu composto da San Tommaso d’Aquino\, che si servì di antifone\, lezioni e responsori già in uso presso alcune chiese particolari. \nIl senso della festa sembra in un primo momento una ripetizione del mistero celebrato il Giovedì Santo; tuttavia lì si considera l’aspetto sacrificale\, mentre qui la presenza reale. \nQua e là si introdusse la processione con l’Eucaristia\, che divenne d’uso comune soprattutto dopo che i papi Martino V (1417-1431) ed Eugenio IV (1431-1447) l’arricchirono di indulgenze. L’origine di tale pratica deriva dall’usanza di recarsi in processione all’aperto prima della Messa cantata nelle feste maggiori. \nI benedettini inglesi celebravano una processione eucaristica già nell’XI secolo la Domenica delle Palme. Nel XII secolo era d’uso portare in giro dentro la chiesa il Santissimo Sacramento in una pisside o in un calice e ordinariamente la processione eucaristica faceva parte dei riti della Settimana Santa. Così si introdusse l’usanza di portare in processione l’Eucaristia anche nel giorno del Corpus Domini. A Colonia lo si faceva già prima del 1277. \nSeguendo un vivo desiderio espresso da Urbano IV\, durante la processione si cantavano inni eucaristici\, specialmente quelli di San Tommaso. La benedizione si impartiva solo al termine. Spesso l’Eucaristia veniva portata su “casse” o “barelle” riccamente ornate e sostenute dai sacerdoti. \nLa necessità di procurare il massimo decoro a queste processioni diede origine alla Confraternita del Santissimo Sacramento. Nel XV secolo si introdusse in Germania l’uso di dare la benedizione con il Santissimo Sacramento quattro volte fuori dalla chiesa\, precedendole dal canto dell’inizio dei quattro Vangeli. \nNello stesso secolo ebbero inizio anche gli spettacoli o rappresentazioni eucaristiche\, specialmente della Passione o dell’Ultima Cena del Signore\, che nella Spagna del XVII secolo assursero a grande fama e perfezione nelle Autos sacramentales di Pedro Calderón de la Barca. Andarono però lentamente in disuso nel XVIII secolo. \nLa Solennità del Corpus Domini ha il suo giorno proprio di celebrazione il giovedì successivo alla Solennità della Santissima Trinità\, ed è una festa di precetto. In Italia e in quelle altre nazioni dove la solennità non è festa civile essa si celebra la domenica successiva\, in conformità con le Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario.
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