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SUMMARY:XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato
DESCRIPTION:“Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2\,4) è il tema del Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato 2026. Questa Giornata\, istituita da Papa Francesco\, si celebra ogni anno il 1 settembre e segna l’inizio del Tempo del Creato\, che si conclude il 4 ottobre\, festa liturgica di San Francesco d’Assisi (clicca qui per approfondire Il Tempo del Creato) \nNel suo Messaggio\, Papa Prevost sottolinea il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente. Un tale deterioramento costituisce\, da un lato\, una grave violazione del nostro dovere di prenderci cura del creato e\, dall’altro\, una minaccia a lungo termine per la vita di centinaia di milioni di persone. \nNel testo il Pontefice spiega che “l’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi\, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà\, disuguaglianza e nuove tensioni sociali\, che possono contribuire\, a loro volta\, all’insorgere di ulteriori conflitti”. \n“Per di più – continua il Vescovo di Roma – la guerra infligge ferite che danneggiano l’intero tessuto vitale” e “rivela un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio\, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata”. \nPur rimarcando una responsabilità politica di fronte ai conflitti armati e alle crisi ambientali\, Leone XIV afferma che “le ferite della guerra e il degrado della terra sono profondamente legati alla condizione del cuore umano”\, e sono pertanto “conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite\, il desiderio di dominio\, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana”. \nIn questa prospettiva il Santo Padre invoca “una conversione più profonda\, sia personale che collettiva”\, il rinnovamento dei cuori che apre nuove possibilità\, e sottolinea che “la chiamata profetica a ‘forgiare le spade in vomeri’ (cfr Is 2\,4) non è quindi solo un sogno per le nazioni\, ma un appello rivolto a ogni persona”. Per tutti “è il cammino di un’autentica conversione ecologica\, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda”. \nL’auspicio del Papa\, pertanto\, è che “ciò che è stato usato per la distruzione” sia “reindirizzato verso la vita\, per la cura dei poveri\, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato”. \n“Se assumeremo questo compito con umiltà e fede diventeremo collaboratori dell’opera di rinnovamento di Dio. Passeremo dal deserto al giardino\, dalla divisione alla comunione\, dalla violenza alla pace”. \n“Immaginiamo un mondo – è l’orizzonte a cui ci richiama infine Leone XIV – in cui le energie attualmente impiegate nella guerra siano destinate allo sviluppo umano integrale\, al superamento della povertà\, alla difesa della dignità umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi. Una visione del genere riflette la fede nell’avvento del Regno di Dio”.
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SUMMARY:XXI Giornata Nazionale per la Custodia del Creato
DESCRIPTION:Il 1° settembre 2026 la Chiesa italiana celebra la XXI Giornata Nazionale per la Custodia del Creato\, appuntamento che richiama le comunità cristiane alla responsabilità nei confronti della casa comune e che\, anche quest’anno\, si inserisce nel più ampio cammino della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. \nIl tema scelto per questa XXI edizione è tratto dal libro del profeta Isaia: “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2\,4). Un’immagine che porta al centro il rapporto tra custodia del creato e costruzione della pace: gli strumenti della guerra vengono trasformati in strumenti capaci di generare vita\, lavoro e futuro. La cura dell’ambiente diventa così parte di un impegno più ampio per una società fondata sulla giustizia\, sulla fraternità e sulla responsabilità verso le generazioni future. \nSussidi e testi per vivere la Giornata Nazionale del Creato sono disponibili a questo link \nLa Giornata non vuole essere soltanto un momento di sensibilizzazione\, ma un’occasione per le comunità ecclesiali di interrogarsi sugli stili di vita\, sulle scelte personali e collettive e sul modo in cui il territorio viene abitato. Parrocchie\, diocesi\, associazioni e realtà ecclesiali sono chiamate a promuovere momenti di preghiera\, riflessione e iniziative concrete\, facendo della custodia del creato un impegno quotidiano. \nIl momento nazionale del cammino sarà invece a Savona-Noli. La diocesi ligure ospiterà infatti\, dal 12 al 13 settembre\, la celebrazione nazionale della XXI Giornata per la Custodia del Creato\, promossa dagli Uffici nazionali della Conferenza Episcopale Italiana per l’ecumenismo e il dialogo religioso e per i problemi sociali e il lavoro. \n \nLa scelta di Savona-Noli offrirà così un’ulteriore occasione per declinare concretamente il tema dell’edizione 2026\, mettendo in relazione la tutela dell’ambiente con le sfide sociali\, economiche e culturali che attraversano i territori. La celebrazione nazionale rappresenterà anche un momento di incontro tra le diverse realtà ecclesiali italiane impegnate nella promozione di una cultura della cura e della responsabilità. \nDal 1° settembre al 4 ottobre\, dunque\, il Tempo del Creato sarà per la Chiesa un periodo nel quale preghiera\, riflessione e azione potranno convergere in un unico percorso. Un tempo per riscoprire che la custodia della casa comune non è un tema estraneo alla fede\, ma una responsabilità che nasce dal riconoscimento del creato come dono e dalla consapevolezza che la sua tutela riguarda direttamente la dignità dell’uomo\, la giustizia e la pace. \nLa XXI Giornata invita così a trasformare le parole del profeta Isaia in una prospettiva concreta: convertire ciò che distrugge in ciò che costruisce\, ciò che alimenta il conflitto in ciò che genera vita\, e la logica dello sfruttamento in una cultura della custodia.
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SUMMARY:Beata Maria Celeste Crostarosa
DESCRIPTION:La beata Maria Celeste Crostarosa\, al secolo Giulia Marcella Santa Crostarosa\, nacque a Napoli il 31 ottobre 1696 da Francesco Crostarosa\, magistrato di origini abruzzesi appartenente alla nobiltà dell’Aquila e di Pizzoli\, e da Paola Battistina Caldari. Battezzata il giorno successivo nella chiesa di San Giuseppe Maggiore\, fin dalla giovane età maturò una profonda vocazione religiosa\, accompagnata dal sacerdote Bartolomeo Cacace\, suo primo direttore spirituale\, sotto la cui guida pronunciò il voto di castità perpetua. \nMaria Celeste Crostarosa\, Foggia celebra la sua Beata con un pomeriggio di preghiere \n \nNel 1716 entrò nel monastero delle Carmelitane Scalze di Marigliano insieme alla sorella Orsola\, assumendo il nome di suor Candida del Cielo. In quegli anni conobbe il padre Tommaso Falcoia\, appartenente ai Pii Operai e destinato in seguito a diventare Vescovo di Castellammare di Stabia\, che ne divenne la guida spirituale e avrebbe avuto un ruolo determinante nel suo cammino. \nLa chiusura del monastero di Marigliano\, avvenuta nel 1724\, la portò a trasferirsi nel monastero di Scala\, sulla Costiera Amalfitana\, dove prese il nome di suor Maria Celeste del Santo Deserto. Proprio durante il noviziato visse un’intensa esperienza mistica che segnò definitivamente la sua vita. Il 25 aprile 1725\, infatti\, ebbe una visione che la spinse a elaborare una nuova regola religiosa\, ispirata al mistero di Cristo Redentore e alla chiamata delle religiose a renderne visibile l’amore attraverso la propria vita. \nGrazie al sostegno di Tommaso Falcoia e alla mediazione di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori\, il progetto ottenne l’approvazione ecclesiastica. Il Vescovo di Ravello\, Nicola Guerriero\, autorizzò la trasformazione della comunità di Scala nel monastero del Santissimo Salvatore e\, il 13 maggio 1731\, solennità di Pentecoste\, le monache adottarono ufficialmente la nuova regola. In quell’occasione la fondatrice assunse il nome con cui sarebbe passata alla storia: Maria Celeste del Santissimo Salvatore. \nLe divergenze sorte successivamente con Falcoia riguardo ad alcune modifiche della regola portarono Maria Celeste a lasciare Scala nel 1733. Trascorse alcuni anni tra Nocera Superiore e Roccapiemonte\, dove contribuì alla riforma di una comunità monastica su richiesta dell’autorità ecclesiastica. \nNel 1738 giunse a Foggia\, città alla quale avrebbe legato definitivamente la propria missione. Qui fondò il monastero delle Redentoriste secondo la regola da lei concepita e il 19 marzo dello stesso anno vestì le prime religiose del nuovo istituto. Durante il suo soggiorno foggiano ricevette la visita di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e di San Gerardo Maiella\, mantenendo con il fondatore dei Redentoristi un intenso rapporto spirituale e di corrispondenza. \nMaria Celeste Crostarosa morì nel monastero di Foggia il 14 settembre 1755\, dopo diciassette anni trascorsi alla guida della comunità. La sua figura è rimasta profondamente legata alla città\, dove è ancora ricordata con l’appellativo di “santa priora”. \nIl cammino verso gli altari iniziò nella Diocesi di Foggia alla fine del XIX secolo. Dopo il riconoscimento dell’eroicità delle virtù da parte di Papa Francesco nel 2013 e l’approvazione del miracolo attribuito alla sua intercessione nel 2015\, Maria Celeste Crostarosa è stata proclamata beata il 18 giugno 2016. La celebrazione\, presieduta dal Cardinale Angelo Amato\, si è svolta nel piazzale del Santuario dell’Incoronata di Foggia. \nLe sue spoglie mortali sono oggi custodite nel Monastero delle Redentoriste del Santissimo Redentore di Foggia\, meta di fedeli e pellegrini che continuano a riconoscere nella beata una significativa testimone della spiritualità redentorista e della vita contemplativa.
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SUMMARY:Seminario Diocesano\, apertura anno formativo 26/27
DESCRIPTION:Si apre ufficialmente il nuovo anno formativo 2026/2027 del Seminario Diocesano “Sacro Cuore” di Foggia. L’appuntamento è fissato per sabato 12 settembre alle ore 19\, quando la comunità si ritroverà per la celebrazione della Santa Messa. \nL’inizio di un nuovo anno formativo rappresenta un momento significativo per la tutta comunità diocesana\, chiamata ad accompagnare con la preghiera i ragazzi che vivranno un nuovo tratto del proprio cammino di formazione\, discernimento e crescita nella fede. Un percorso che coinvolge i giovani in formazione e quanti\, a diverso titolo\, accompagnano il loro cammino vocazionale. \nLa celebrazione di sabato sarà dunque l’occasione per affidare al Signore il nuovo anno\, con le sue attese\, le sue sfide e i suoi impegni\, e per invocare la sua guida sul percorso della comunità del “Sacro Cuore”.
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SUMMARY:"Vivere insieme"\, festa diocesana delle Aggregazioni laicali
DESCRIPTION:«Non dimenticate l’ospitalità; alcuni\, praticandola\, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (Eb 13\,2). Il 18 settembre alle ore 20\, presso lo Slow Park di Foggia\, le associazioni cattoliche dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino invitano la cittadinanza a partecipare a una serata dedicata al tema dell’integrazione degli immigrati presenti nel nostro territorio. Un appuntamento importante per riflettere insieme su una comunità sempre più caratterizzata da una significativa pluralità culturale e chiamata a promuovere percorsi di inclusione autentica e rispettosa. \nInterventi istituzionali\n-Mons. Giorgio Ferretti\, Arcivescovo di Foggia–Bovino\n-Maria Aida Episcopo\, Sindaca della Città di Foggia\n-Dott. Ludovico Vaccaro\, Procuratore Generale di Lecce \nProgramma della serata\n• Testimonianze di giovani immigrati\n• Interventi delle associazioni impegnate nell’accoglienza\n• Intervento teatrale a cura della Piccola Compagnia Impertinente\n• Momento musicale finale rivolto ai giovani con i Twins \nUn’occasione per ascoltare\, comprendere e costruire insieme una città capace di accogliere e valorizzare ogni persona
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SUMMARY:"Zaini in spalla e cuori aperti"
DESCRIPTION:Zaini in spalla\, giochi da riscoprire\, voglia di stare insieme e un’attenzione concreta a chi si prepara ad affrontare il nuovo anno scolastico con qualche difficoltà in più. Si chiama “Zaini in spalla e cuori aperti – Il grande gioco della ripresa tra scuola e università” l’iniziativa in programma giovedì 18 settembre\, alle ore 17.30\, presso gli spazi dell’oratorio della parrocchia dei Santi Guglielmo e Pellegrino di Foggia. \nUn appuntamento pensato per accompagnare la ripartenza dell’anno scolastico e universitario trasformandola in un momento di festa e di incontro. L’iniziativa è promossa dall’associazione APS-ETS Fa.Re. – Famiglie in Rete\, in collaborazione con il Comune di Foggia e l’Arcidiocesi di Foggia-Bovino\, nell’ambito di Foggia Estate 2026. \nIl filo conduttore della giornata è racchiuso nello slogan scelto dagli organizzatori: “La città che studia e fa Comunità!”. Non soltanto\, dunque\, un momento di intrattenimento per salutare la fine dell’estate e l’imminente ritorno sui banchi\, ma un’occasione per riunire attorno allo stesso spazio bambini\, ragazzi\, universitari\, famiglie\, insegnanti e rappresentanti della comunità cittadina. \nAl centro dell’appuntamento ci saranno i giochi di un tempo\, riproposti in formato gigante per coinvolgere partecipanti di tutte le età. La piazza dell’oratorio si trasformerà in un grande spazio di gioco con dama gigante\, scacchi giganti e gioco dell’oca gigante\, accanto ad altre attività pensate per favorire la partecipazione e il divertimento condiviso. L’obiettivo è recuperare anche attraverso il gioco quella dimensione di socialità e collaborazione che spesso rischia di perdersi nella quotidianità. \nL’invito è rivolto in particolare agli studenti\, “dai più piccoli fino ai ragazzi universitari”\, ma anche a genitori\, insegnanti\, professori\, lavoratori\, operatori e rappresentanti delle istituzioni. Una platea ampia\, perché l’idea degli organizzatori è quella di fare della ripartenza della scuola un momento capace di coinvolgere l’intera comunità. \n“Zaini in spalla e cuori aperti” avrà anche un importante risvolto sociale. Durante l’iniziativa sarà infatti possibile partecipare a una raccolta di materiale scolastico destinata alle famiglie che si trovano in difficoltà economica. Penne\, matite\, colori\, quaderni\, astucci e altro materiale di cancelleria potranno così diventare un aiuto concreto per bambini e ragazzi che si apprestano a iniziare il nuovo anno scolastico. \nL’invito\, quindi\, è anche quello a non arrivare a mani vuote. “Porta con te il tuo zaino o la tua borsa di studio!”\, è il messaggio rivolto ai partecipanti: un gesto semplice per contribuire alla raccolta e permettere che il ritorno a scuola possa essere un po’ più sereno anche per chi vive una situazione di fragilità. \nLa festa sarà inoltre accompagnata dalla condivisione di cibo. Chi parteciperà potrà portare una specialità salata\, un dolce\, della frutta fresca di stagione\, una bibita o qualsiasi altra pietanza da condividere con gli altri. Un modo per trasformare anche la tavola in uno spazio di incontro\, nella convinzione che stare insieme significhi anche mettere in comune ciò che si ha. \nPer ulteriori informazioni sull’iniziativa sono disponibili i numeri +39 378 405 8343 e +39 393 971 3182.
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SUMMARY:“La Domenica salva la città”\, Convegno Pastorale Diocesano 2026
DESCRIPTION:Tre giornate di riflessione\, confronto e lavoro comunitario quelle del Convegno Pastorale Diocesano 2026\, promosso dall’Arcidiocesi Metropolitana di Foggia-Bovino e in programma a Foggia da giovedì 24 a sabato 26 settembre. “La Domenica salva la città” è il tema scelto per l’appuntamento\, che coinvolgerà l’intera comunità diocesana e vedrà la partecipazione di due relatori di rilievo: l’Arcivescovo di Foggia-Bovino\, mons. Giorgio Ferretti\, e mons. Vincenzo Paglia\, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita.\n\nIl Convegno prenderà il via giovedì 24 settembre\, con la prima sessione\, ospitata nella parrocchia San Ciro di Foggia (via Luigi Settembrini\, 21). L’accoglienza dei partecipanti è prevista alle 19\, seguita alle 19.15 dalla preghiera di apertura e\, alle 19.30\, dai saluti e dalla presentazione del Convegno. Alle 19.45 sarà quindi l’Arcivescovo Ferretti a proporre la relazione dal titolo “La Domenica: il giorno dei noi”.\n\nLa seconda giornata\, in programma venerdì 25 settembre\, è ancora nella parrocchia San Ciro. Anche in questo caso l’accoglienza dei partecipanti è fissata alle 19\, mentre alle 19.15 è prevista la preghiera di apertura. Alle 19.30 la relazione di mons. Paglia\, dal titolo “La Domenica salva la città”. Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita\, accompagnerà i partecipanti nella riflessione sul significato della domenica e sul suo rapporto con la vita delle comunità e delle città.\n\n\n\nIl percorso si concluderà sabato 26 settembre con la terza sessione\, dedicata ai gruppi interparrocchiali che si svolgeranno dislocati in diverse sedi (le indicazioni saranno date più avanti). I lavori inizieranno alle 16 con la preghiera di apertura e la presentazione delle attività\, seguite alle 16.30 dai gruppi di lavoro. Alle 18.30 è prevista la conclusione dei lavori.\n\n \n\nIl Convegno\, sulla scia di quanto vissuto anche lo scorso anno\, si propone come un momento non soltanto di formazione ma anche di partecipazione e condivisione\, coinvolgendo tutte le realtà dell’Arcidiocesi.\n\n \nPer partecipare è necessario iscriversi entro il 22 settembre. Le iscrizioni\, gratuite\, possono essere effettuate inquadrando il QRCode presente sulla locandina (o cliccando questo link)\, che conduce alla procedura di registrazione. Per informazioni e aggiornamenti è possibile fare riferimento ai canali ufficiali dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino\, attraverso il website e i relativi profili social.
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SUMMARY:CXII Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
DESCRIPTION:Affonda le sue radici negli anni del primo conflitto mondiale la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato\, appuntamento che ogni anno richiama l’attenzione della Chiesa e delle comunità sul fenomeno delle migrazioni e sulle condizioni di quanti sono costretti a lasciare la propria terra. La sua origine risale al 6 dicembre 1914\, quando la Sacra Congregazione Concistoriale inviò agli Ordinari diocesani italiani la lettera circolare “Il dolore e le preoccupazioni”\, chiedendo l’istituzione di una giornata annuale dedicata alla sensibilizzazione sul fenomeno migratorio e alla raccolta di fondi destinati alle opere pastorali per gli emigrati italiani e alla formazione dei missionari d’emigrazione. \nLa prima celebrazione si tenne il 21 febbraio 1915. Nel corso dei decenni\, la Giornata ha progressivamente ampliato il proprio orizzonte. Nel 1952 venne estesa anche agli emigrati di altre nazionalità e lingue\, mentre nel 1969 fu ribadita come Giornata del migrante a livello mondiale. Nel 2004\, con l’istruzione Erga migrantes caritas Christi\, l’attenzione venne estesa esplicitamente anche ai rifugiati\, consolidando la denominazione oggi conosciuta come Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. \nDa allora\, i messaggi dei Pontefici hanno accompagnato l’evoluzione del fenomeno migratorio\, mettendo di volta in volta l’accento sulle diverse situazioni di vulnerabilità e sulle responsabilità della comunità cristiana e della società. Nel 2017\, Papa Francesco aveva dedicato la Giornata ai “Migranti minorenni\, vulnerabili e senza voce”\, richiamando l’attenzione proprio sulla condizione dei più piccoli. Un tema che torna con forza nel 2026\, nella 112ma edizione della Giornata\, in programma il 27 settembre. Dal 2019\, infatti\, questa Giornata si celebra ogni anno nell’ultima domenica di settembre. \nPapa Leone XIV per quest’anno ha scelto il tema: “Anche uno solo di questi bambini” (Mt 18\,5). Il titolo richiama direttamente le parole di Gesù: “Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome\, accoglie me”. Il messaggio del Pontefice invita a guardare il fenomeno migratorio attraverso gli occhi dei suoi protagonisti più piccoli e vulnerabili\, andando oltre numeri e statistiche per riconoscere in ogni bambino una persona con una dignità inviolabile. \nMilioni di bambini e adolescenti sono oggi costretti a lasciare la propria terra a causa di guerre\, povertà\, persecuzioni\, violenze\, disastri ambientali e altre tragedie. “I minori sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali”\, scrive il Santo Padre\, sottolineando come siano «volti concreti\, storie uniche\, che fanno appello alla nostra coscienza». \nLa sofferenza\, osserva il Vescovo di Roma\, non si esaurisce nel viaggio. Ci sono bambini che hanno perso genitori\, fratelli\, sorelle e amici e che sono stati testimoni di violenze; altri vengono separati per lunghi periodi dai propri familiari nel tentativo di ricongiungersi con loro; altri ancora affrontano il tragitto insieme ai genitori\, esposti a condizioni estreme e traumatiche. A questo scenario si aggiungono le morti lungo le rotte migratorie\, la tratta e lo sfruttamento\, il reclutamento di minori nei conflitti armati\, la violenza sessuale\, i matrimoni forzati e le atrocità subite o viste durante il percorso. \nNel suo messaggio\, il Successore di Pietro riprende proprio il filo già indicato da Bergoglio nel 2017\, ricordando che i minori migranti sono “tre volte indifesi perché minori\, perché stranieri e perché inermi”. Una condizione che\, per il Pontefice regnante\, impone di non voltarsi dall’altra parte. \n“Anche uno solo”. È questa l’espressione che il messaggio del 2026 ripete come un richiamo alla responsabilità personale e collettiva. “Non è una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: anche uno solo”\, scrive Leone XIV. Ogni bambino\, sottolinea il Papa\, possiede una dignità infinita ed è immagine e somiglianza di Dio. Di fronte a ciascun minore migrante\, dunque\, l’accoglienza diventa un atto di umanità e di fede. Il riferimento evangelico è anche quello di Matteo: “Ero straniero e mi avete accolto”. \nIl Pontefice richiama quindi il rischio che i minori migranti vengano ridotti all’invisibilità\, soprattutto quando sono privi di adulti capaci di proteggerli e sostenerli. Per questo indica la necessità di intervenire tanto nei Paesi d’origine\, per rimuovere le cause che costringono alla fuga\, quanto nei Paesi di transito e di arrivo\, attraverso protezione e accoglienza. \nNel messaggio di Papa Prevost l’appello coinvolge anche la vita ecclesiale. L’accoglienza\, scrive il Vescovo di Roma\, non può rimanere un concetto astratto né essere delegata esclusivamente agli istituti o alle associazioni che si occupano di migrazione. È l’intera comunità cristiana a essere chiamata a farsi prossima alla storia concreta di ciascun minore. \nDa qui l’invito a promuovere percorsi educativi e spirituali\, anche personalizzati\, capaci di superare la logica del puro assistenzialismo e di favorire l’integrazione. Particolare attenzione viene dedicata alla prevenzione della solitudine\, dell’isolamento e del rifiuto\, condizioni che possono colpire anche i figli dei migranti. \nLeone XIV indica inoltre nell’incontro tra i ragazzi del territorio e i giovani migranti una possibilità concreta di costruire percorsi comuni\, fondati sul rispetto\, sulla solidarietà e sull’amicizia. \nLa tutela dei minori diventa\, nello stesso tempo\, un terreno di dialogo tra le diverse religioni. La vulnerabilità dei bambini\, sottolinea il Successore di Pietro\, non conosce confini confessionali e può diventare occasione per costruire reti di protezione condivise\, rispettando le identità culturali e religiose e prevenendo il rischio di radicalizzazione. \nUn ulteriore appello è rivolto alle istituzioni civili\, chiamate a riaffermare il principio del superiore interesse del minore. Protezione e dignità di ogni bambino e adolescente devono essere messe al centro attraverso strumenti efficaci\, il sostegno ai ricongiungimenti familiari e la prevenzione dei traumi provocati dalle separazioni. \nIl Pontefice invita quindi a un cambio di prospettiva\, spostando l’attenzione dalla sola gestione dei flussi migratori alla tutela piena e immediata dei diritti umani. Il Papa richiama\, a questo proposito\, anche quanto affermato nel discorso al Parlamento spagnolo dell’8 giugno 2026\, dove aveva parlato della necessità di una risposta “coordinata\, solidale ed efficace”\, capace di garantire protezione\, accoglienza e reali opportunità di integrazione.
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SUMMARY:XL anniversario dell'erezione dell'Arcidiocesi di Foggia-Bovino
DESCRIPTION:Una storia che continua
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SUMMARY:Festa diocesana degli animatori del Grest e dei giovani
DESCRIPTION:Un momento dedicato agli animatori e alla loro esperienza di servizio nella comunità. “Animatori in festa” è l’iniziativa promossa dalla Pastorale Giovanile dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino\, in programma giovedì 1 ottobre\, alle ore 19\, presso la parrocchia Sant’Antonio di Foggia\, in via Filippo Smaldone 3. \nL’appuntamento nasce come occasione di incontro e di festa\, alla presenza dell’Arcivescovo Ferretti\, per quanti\, nelle parrocchie e nelle realtà ecclesiali del territorio\, accompagnano bambini\, ragazzi e giovani nei loro percorsi di crescita e di formazione. Un servizio che trova nell’animazione giovanile uno degli strumenti attraverso cui le comunità cristiane costruiscono relazioni\, promuovono la partecipazione e favoriscono il protagonismo delle nuove generazioni. \nLa serata sarà quindi un momento per ritrovarsi\, condividere l’esperienza vissuta nel corso delle attività e guardare insieme ai prossimi appuntamenti della Pastorale Giovanile diocesana. Al centro ci saranno gli stessi animatori\, chiamati a vivere il proprio impegno non soltanto come compito organizzativo\, ma come esperienza di relazione\, accompagnamento e crescita insieme ai più giovani.
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SUMMARY:San Marco d’Eca\, Patrono di Bovino e compatrono dell'Arcidiocesi
DESCRIPTION:Il 7 ottobre a Bovino si festeggia San Marco d’Eca\, Patrono della Città e Compatrono della nostra Arcidiocesi. Secondo le poche fonti storiche che ci sono pervenute\, nacque intorno al 260 d.C. ad Eca\, antico insediamento romano (in latino Aecae) sviluppatosi nel territorio in cui sarebbe poi sorta (nell’XI secolo) la moderna cittadina di Troia. \nSuo padre\, Costantino\, era un uomo ricco e osservante\, che lo introdusse agli studi delle lettere. Figlio unico\, dopo la morte del padre\, decise di intraprendere la vita ecclesiastica. Fu ordinato sacerdote da Giovanni\, vescovo di Lucera. Ben presto il giovane prete divenne famoso per la sua devozione e la generosità verso i bisognosi. Ospitò in casa due fanciulle\, provvedendo al loro mantenimento e insegnando loro i precetti religiosi. \n \nQuesto\, però\, attirò l’invidia di alcuni concittadini che scrissero al Vescovo accusando Marco di stregonerie\, fornicazione e stupro. Nelle diverse lettere inviate al vescovo si chiedeva un’adeguata punizione perché il suo comportamento\, secondo i detrattori\, avrebbe causato “qualche sciagura alla città”. \nIl Vescovo Giovanni inviò quindi due diaconi\, Vincenzo e Aristotele\, per convocare Marco. Al loro arrivo\, trovarono il sacerdote in chiesa\, immerso nella preghiera. Nel viaggio da Eca a Lucera\, Aristotele fu preso da una sete irresistibile. Marco\, vedendo una cerva con i suoi piccoli\, le chiese di lasciare che Aristotele bevesse dalle sue mammelle. Miracolosamente\, la cerva si fermò ed esaudì la richiesta. \nAl cospetto del vescovo\, i due diaconi raccontarono l’accaduto e Giovanni accolse Marco con molti onori. Il vescovo e Marco si diressero quindi a pregare le Lodi mattutine. Marco udì i cori degli angeli che salutavano l’arrivo del nuovo giorno\, e invitò il vescovo a pregare con lui\, finché non li sentì anche lui. Ormai pienamente ricredutosi su Marco\, il vescovo Giovanni gli chiese di trattenersi lì per una settimana. La fama di santità di Marco si sparse per tutto il territorio di Puglia. \nBovino celebra San Marco d’Eca\, compatrono dell’Arcidiocesi \n \nPoco tempo dopo\, Giovanni morì. Sia la popolazione che il clero chiedevano a gran voce che l’incarico di vescovo di Lucera fosse dato a Marco. Egli\, però\, non si riteneva degno di questo ruolo e fuggì. Tuttavia venne ritrovato e consacrato vescovo da Papa Marcellino. Anche se nominato a capo della Diocesi\, Marco non cambiò il suo stile di vita\, sempre ligio alla preghiera e alla carità fraterna. Ben presto\, però\, la sua fama di santità – legata a numerosi prodigi – arrivò lontano. Secondo i racconti\, l’acqua passata attraverso le sue mani dopo le messe aveva poteri taumaturgici. Cacciò via il demonio da un uomo che a gran voce gridava: “Perché hai accettato l’onore episcopale per tormentarmi”. Ridiede la vista a un cieco\, risuscitò da morte un fanciullo. \nColpito da febbre\, il vescovo Marco morì\, tra le lacrime del clero e dei suoi fedeli\, all’età di 62 anni. Al suo decesso fu onorato da una folla di chierici e di popolo\, i quali dissero di aver percepito un profumo particolare emanarsi dal suo corpo. Chiese di essere sepolto a Bovino e la sua volontà fu rispettata. Col tempo\, sulla sua tomba venne costruita una chiesa. La fama di santità continuò anche dopo la morte tanto che molti miracoli accaddero a Bovino. \nTra i più celebri vi è quello delle noci. Un forestiero\, gravemente invalidato e reso storpio da una malattia\, da lungo tempo viveva di elemosine a Bovino\, e pregava intensamente Dio e san Marco vescovo affinché fosse guarito. Un giorno\, un gruppo di ragazzini davanti alla chiesa del santo iniziò a scagliargli contro delle noci. Impossibilitato a muoversi\, lo storpio cominciò a pregare San Marco e all’improvviso fu guarito e poté ergersi in piedi. I chierici e l’allora vescovo Addone iniziarono ad intonare lodi al Santo.
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SUMMARY:Giornata Diocesana della Confraternite 2026
DESCRIPTION:Un appuntamento dedicato alle Confraternite e alle Pie Unioni dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino è in programma sabato 10 ottobre 2026\, alle ore 16.30\, nella chiesa di San Bernardino a San Marco in Lamis. \nL’iniziativa\, promossa dalla Consulta Diocesana delle Confraternite e Pie Unioni\, vedrà la partecipazione dell’Arcivescovo\, mons. Giorgio Ferretti\, che incontrerà i rappresentanti delle diverse realtà confraternali presenti sul territorio diocesano. Un momento di confronto e di incontro pensato per rafforzare il cammino comune delle confraternite e valorizzarne la presenza nella vita delle comunità. \nAl termine dell’incontro\, è previsto il cammino delle Confraternite per le strade principali della città\, che accompagnerà il momento comunitario di preghiera attraverso le vie della cittadina garganica \nL’appuntamento è organizzato dal segretario della Consulta\, Antonio Carella\, e dal responsabile diocesano\, don Matteo Ferro.
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SUMMARY:Settimana Missionaria 2026
DESCRIPTION:“Uno in Cristo\, uniti nella missione”: al via la Settimana Missionaria 2026
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SUMMARY:"Uno in Cristo\, uniti nella missione"\, Veglia Missionaria Diocesana
DESCRIPTION:Sarà la Cattedrale di Foggia ad accogliere\, giovedì 15 ottobre\, alle ore 20\, la Veglia Missionaria Diocesana\, presieduta dall’Arcivescovo Giorgio Ferretti\, in preparazione alla Giornata Missionaria Mondiale che la Chiesa universale celebrerà quest’anno domenica 18 ottobre. \n“Uno in Cristo\, uniti nella missione” è il tema scelto da Papa Leone XIV per la Giornata 2026\, un invito a riscoprire la dimensione universale della missione e la responsabilità condivisa di tutti i battezzati nell’annuncio del Vangelo. Nel suo messaggio\, il Pontefice sottolinea come la prima responsabilità missionaria della Chiesa sia quella di “rinnovare e mantenere viva l’unità spirituale e fraterna fra i suoi membri”. \nLa Veglia diocesana si inserisce in un anno particolarmente significativo: nel 2026 ricorre infatti il centenario dell’istituzione della Giornata Missionaria Mondiale\, voluta nel 1926 da Papa Pio XI e celebrata ogni anno nella penultima domenica di ottobre. Un appuntamento che richiama la cattolicità della Chiesa e la comunione tra le comunità cristiane presenti in ogni parte del mondo. \nLa missione\, ricorda il Santo Padre nel suo messaggio\, non riguarda soltanto quanti partono per portare il Vangelo in terre lontane. È una responsabilità affidata a tutti i battezzati\, chiamati a sostenerla attraverso la preghiera\, la testimonianza e la solidarietà. Un impegno che trova una concreta espressione anche nella colletta universale destinata alle Chiese di missione\, chiamate a sostenere la formazione dei catechisti e dei seminaristi\, le vocazioni sacerdotali e religiose\, le strutture pastorali e le attività di educazione alla fede. \nLa Veglia del 15 ottobre sarà così un momento di preghiera e di preparazione alla Giornata Missionaria\, per aiutare la comunità diocesana ad allargare lo sguardo oltre i confini della propria realtà locale e a sentirsi parte di un’unica Chiesa\, unita nella fede e nella missione.
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SUMMARY:C Giornata Missionaria Mondiale
DESCRIPTION:“Uno in Cristo\, uniti nella missione” è il tema scelto da Papa Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026 che si celebrerà domenica 18 ottobre. “La prima responsabilità missionaria della Chiesa è rinnovare e mantenere viva l’unità spirituale e fraterna fra i suoi membri”\, scrive il Papa nel suo messaggio. \nQuesto invito risulta particolarmente significativo nell’anno in cui celebriamo il Centenario dell’istituzione della Giornata Missionaria Mondiale che dal 1926\, per volontà di Papa Pio XI\, si celebra nella penultima domenica di ottobre in tutte le Chiese del mondo. È la giornata della “cattolicità” e della “solidarietà universale” tra le Chiese sparse in tutto il mondo. È la Giornata in cui tutti i credenti in ogni angolo del mondo\, convocati attorno alla figura di Gesù\, primo missionario\, pregano e offrono la loro solidarietà per le missioni. \nNon dimentichiamo che l’impegno di portare il Vangelo fino ai confini del mondo (At 1\,8)\, come ci ricorda il Concilio Vaticano II\, è affidato a tutti i battezzati. Certo\, non tutti possono partire\, ma tutti possono e devono contribuire\, sostenendo\, con la preghiera l’azione missionaria della Chiesa in ogni angolo del mondo e\, attraverso le Pontificie Opere Missionarie\, quelle Chiese che vivono in ambiti di povertà e di minoranza o di persecuzione\, in cui l’azione missionaria è particolarmente necessaria\, ma anche molto faticosa. “Tutti infatti abbiamo insieme una sola missione da “un solo Signore\, una sola fede\, un solo battesimo\, un solo Dio e Padre di tutti\, che è al di sopra di tutti\, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4\,5-6). Questa spiritualità costituisce la forma quotidiana del discepolato missionario. Essa ci aiuta a recuperare una visione universale della missione evangelizzatrice della Chiesa\, superando la frammentazione degli sforzi e le divisioni fazioni – “di Paolo”\, “di Apollo” – tra i seguaci dell’unico Signore (cfr 1Cor 1\,10-12)”. \nLa Giornata Missionaria Mondiale diventa pertanto l’occasione per aiutare le nostre comunità cristiane a fuggire dalla cultura particolarista e individualista che ci circonda e ad allargare l’orizzonte dello sguardo al di là dell’ombra del proprio campanile\, per sentirsi uniti\, in comunione spirituale\, a tutte le comunità cristiane del mondo che\, pur con modalità e linguaggi diversi\, celebrano e vivono la stessa fede. \nIn questa prospettiva “un segno vivo dell’unità e della comunione missionaria ecclesiale” è la Colletta universale\, che il Papa ha voluto associare obbligatoriamente alla Giornata. Tale raccolta è manifestazione di concreta solidarietà nei confronti delle Chiese di missione affinché possano condurre con maggiore efficacia l’opera di evangelizzazione. Questa richiede aiuti per la formazione dei catechisti e dei seminaristi\, sostegno alle vocazioni sacerdotali e religiose locali\, mezzi economici per la costruzione e il mantenimento di luoghi di culto\, strutture parrocchiali\, sostegno alle opere di educazione alla fede rivolte ai ragazzi e ai giovani. \nIl messaggio del Papa per questa giornata ci aiuta ad allargare i confini del nostro cuore per far sì che la nostra unione con Cristo\, alimentata dalla comunione eucaristica\, si rafforzi anche come comunione universale. E allora la nostra preghiera e la solidarietà saranno un dono prezioso non solo per coloro a cui sono rivolte\, ma anche per noi e per la nostra spiritualità.
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SUMMARY:"Connessi al Cielo"\, l’Arcivescovo incontra i giovani
DESCRIPTION:Un incontro per mettere in dialogo fede\, giovani e nuove generazioni\, con la testimonianza di un santo capace di parlare anche al mondo digitale. Si intitola “Connessi al Cielo” l’iniziativa promossa dalla Pastorale Giovanile dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino\, in programma giovedì 22 ottobre 2026\, alle ore 20\, nella parrocchia di San Pietro Apostolo\, in via mons. Armando Fares 11\, a Foggia. \nL’arcivescovo\, mons. Giorgio Ferretti\, incontrerà giovanissimi\, giovani e ragazzi che si preparano a ricevere la Cresima\, in un momento di ascolto e condivisione dedicato alla fede e al rapporto con Cristo. \nAd accompagnare l’incontro sarà la presenza delle reliquie di San Carlo Acutis\, il giovane canonizzato nel 2025 e considerato il primo santo millennial della storia\, noto anche come patrono di internet. La sua testimonianza\, segnata da una profonda devozione e da un uso delle tecnologie digitali al servizio dell’annuncio del Vangelo\, rappresenta un riferimento particolarmente vicino alle nuove generazioni. \n“Connessi al Cielo” vuole così richiamare l’attenzione su una connessione che va oltre gli schermi e le reti digitali: quella con Dio e con gli altri\, da vivere nella quotidianità attraverso la fede\, le relazioni e la testimonianza cristiana.
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SUMMARY:Anniversario della dedicazione della basilica Cattedrale
DESCRIPTION:“La dedicazione della casa di preghiera è la festa della nostra comunità”. Le parole di Sant’Agostino d’Ippona\, tratte dal Sermo 336\, accompagnano l’anniversario della dedicazione della basilica Cattedrale metropolitana di Foggia\, che venerdì 23 ottobre diventerà anche l’occasione per inaugurare il nuovo Anno Pastorale 2026-2027 dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino. L’appuntamento è fissato alle 18.30\, quando l’Arcivescovo metropolita mons. Giorgio Ferretti\, Vescovo eletto di Lucera-Troia\, presiederà la solenne Celebrazione eucaristica stazionale. Al termine della liturgia\, il presule impartirà la benedizione papale\, alla quale è annessa l’indulgenza plenaria. \n \nLa ricorrenza rappresenta uno dei momenti più significativi per la vita ecclesiale diocesana: la Cattedrale\, Chiesa madre dell’Arcidiocesi\, è il luogo in cui la comunità si raccoglie attorno al proprio pastore\, rinnovando il senso di appartenenza e di comunione. \nClicca qui per leggere e scaricarre il libretto Messa anniversario dedicazione basilica Cattedrale 2026 \nL’anniversario\, come stabilito dalle norme ecclesiastiche\, sarà celebrato in tutte le chiese dell’Arcidiocesi con il grado liturgico di festa. Nelle celebrazioni del mattino\, in segno di comunione ecclesiale\, sono previste le letture proprie del Comune della Dedicazione della Chiesa. \nPer favorire la partecipazione dell’intera comunità diocesana alla celebrazione in Cattedrale\, nel pomeriggio di venerdì 23 ottobre saranno sospese tutte le Sante Messe e le attività pastorali. L’invito a partecipare è rivolto a tutti i fedeli\, con particolare attenzione a quanti esercitano un ministero ecclesiale e agli appartenenti a gruppi\, movimenti e associazioni.
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SUMMARY:Tutti i Santi
DESCRIPTION:La Solennità di Tutti i Santi\, nota anche come Ognissanti (in latino Festum Omnium Sanctorum)\, celebra insieme la gloria e l’onore di tutti i Santi\, canonizzati e non: è destinata cioè solamente a onorare non solo i santi propriamente detti\, ma nell’intenzione della Chiesa abbraccia tutti i fedeli trapassati in grazia e giunti alla glorificazione definitiva in Paradiso. È festa di precetto. \nL’idea di onorare i Santi ha la sua radice nella Sacra Scrittura\, soprattutto nell’Apocalisse\, dove si possono leggere varie descrizioni della gloria dei Santi\, cioè dei fedeli che hanno raggiunto la Gerusalemme celeste: 7\,2-12 (cfr. anche 5\,8; 8\,3.4; 11\,18; 14\,10.12; 18\,20.24; 19\,8). \nNei primi secoli i cristiani usavano commemorare l’anniversario della morte dei martiri nel luogo del martirio. Nel IV secolo diocesi vicine cominciarono a mettere in comune le feste\, a scambiarsi reliquie\, a dividersele\, e a riunirsi in una festa comune. Ciò appare in un invito che San Basilio di Cesarea fa ai Vescovi della provincia del Ponto. Inoltre\, frequentemente\, vari martiri avevano subito il martirio lo stesso giorno\, e ciò portò in maniera naturale a una celebrazione comune. \nAll’inizio solo i martiri e San Giovanni Battista avevano una celebrazione particolare. Gli altri Santi vennero aggiunti gradualmente\, e il numero crebbe quando si iniziò a stabilire un regolare processo di canonizzazione. \nNella persecuzione di Diocleziano il numero dei martiri fu tanto grande che non fu possibile assegnare un giorno diverso a ciascuno di essi; ma la Chiesa\, nella convinzione che ogni martire dovesse essere venerato\, scelse un giorno comune per tutti. \nConcretamente l’idea di una commemorazione liturgica collettiva di tutti i martiri nacque in Oriente. Le prime tracce di una celebrazione generale sono attestate ad Antiochia\, e la situano nella domenica successiva alla Pentecoste. Parla di una celebrazione comune un sermone di Sant’Efrem Siro e la settantaquattresima omelia di Giovanni Crisostomo; lo stesso Crisostomo ci ha lasciato un panegirico di tutti i santi martiri martirizzati in tutto il mondo\, tenuto appunto sette giorni dopo la solennità della Pentecoste. \nA Edessa invece una festa analoga aveva luogo il 13 maggio. Nel 411 poi troviamo una Commemorazione dei confessori nel Calendario Caldeo al venerdì fra l’Ottava di Pasqua. \nIl più antico lezionario romano\, quello di Würburgo\, che rispecchia l’uso liturgico del VI secolo\, contiene alla I domenica dopo Pentecoste l’indicazione dominica in natale sanctorum\, ovvero “domenica nel giorno natalizio dei Santi\, con la pericope di Ap 7\,2-12”. \nMa fu la data del 13 maggio a imporsi; essa\, per il tramite delle comunità italo-greche\, venne scelta da Papa Bonifacio IV per compiere la dedicazione del Pantheon\, consacrandola come basilica cristiana alla Beata Vergine Maria e a tutti i martiri con il nome di Sancta Maria ad Martyres\, e stabilendo altresì la celebrazione anniversaria\, che attirava un numero straordinario di pellegrini. A tale celebrazione fa riferimento il Lezionario di Würburgo quando al venerdì dell’Ottava di Pasqua riporta la stazione Ad sta Maria martyra. \nUn nuovo impulso al culto tributato in Roma a tutti i Santi in generale venne dato da Papa Gregorio III\, che nell’ultimo anno del suo pontificato fondò un oratorio nella basilica di San Pietro dedicandolo in honorem Salvatoris\, Sanctae Dei genetricis semperque virginis Mariae dominae nostrae\, sanctorumque apostolorum\, martyrum quoque et confessorum Christi\, perfectorum justorum (in onore del Salvatore\, della Santa Madre di Dio e sempre vergine Maria nostra signora\, e dei santi apostoli\, nonché dei martiri e dei confessori di Cristo\, dei giusti perfetti). Si stabilì che i monaci della basilica celebrassero ogni giorno le vigilie e che settimanalmente i presbiteri vi celebrassero l’Eucaristia. All’epoca a Roma esisteva già una basilica degli Apostoli\, la cui dedicazione era ricordata il 1 maggio. \nAlcuino fu un ardente zelatore della festa in tutto il continente. Inoltre già prima dell’800 in Irlanda\, Inghilterra\, Baviera e in alcune Chiese della Gallia si celebrava al 1º novembre una festa che il calendario irlandese di Oengus chiama “dei Santi d’Europa”. \nPapa Gregorio IV chiese nell’835 a Ludovico il Pio che con un decreto reale ordinasse nei suoi stati la celebrazione della festa di Tutti i Santi il 1 novembre. Il decreto fu emanato\, omnibus regni et imperii sui episcopis consentientibus (essendo d’accordo tutti i Vescovi del suo regno e impero)\, e da quel momento la celebrazione\, da festa locale di Roma e di qualche Chiesa particolare\, cominciò ad essere festa generale\, che si sparse rapidamente in tutta l’Europa latina. Il Sacramentario di Padova (IX secolo) ne contiene già le orazioni. \nSulle precise ragioni che indussero Gregorio IV a scegliere le calende di novembre come data della festa non si hanno certezze\, ma la più ovvia è che in quel giorno si apriva il periodo invernale. Il Beleth\, benché assai tardivo\, fa rilevare che l’affluenza dei pellegrini a Roma per la festa del 13 maggio era tale da rendere difficile il vettovagliamento dei cittadini e dei forestieri\, e questa sarebbe la ragione per cui Gregorio IV trasferì la festa al 1 novembre. \nSembra che anche la celebrazione della vigilia sia antica quanto la festa stessa. Papa Sisto IV vi aggiunse l’ottava\, che fu soppressa da Papa Pio XII nel 1955. La Chiesa Ortodossa celebra ancora oggi questa festa la prima domenica dopo la Pentecoste a chiusura del ciclo pasquale.
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SUMMARY:Commemorazione dei fedeli defunti
DESCRIPTION:La Commemorazione dei fedeli defunti è celebrata dalla Chiesa cattolica il 2 novembre. La base teologica su cui questa celebrazione si fonda è la dottrina secondo cui le anime dei fedeli che nel momento della morte non erano perfettamente purificate dai peccati veniali\, o non hanno espiato pienamente i peccati del passato\, non possono accedere alla visione beatifica e i fedeli in terra possono aiutarli con la preghiera\, l’elemosina e\, soprattutto\, con il sacrificio della Messa. \nNei primi tempi del cristianesimo i nomi dei fratelli defunti venivano inseriti nei dittici. Di una commemorazione collettiva dei fedeli defunti si ha testimonianza in Sant’Agostino\, che parla di preghiere che la Chiesa fa in una commemorazione generale di tutti i fedeli defunti: “[..] mai si debbono trascurare le suppliche per le anime dei defunti: cosa che la Chiesa\, in una comune commemorazione\, ha fatto da sempre per tutti coloro che sono morti nella comunione cristiana e cattolica\, anche senza dirne i nomi” (De cura gerenda pro mortuis\, c. IV). \nPiù tardi\, nel VI secolo\, era consuetudine nei monasteri benedettini di tenere una commemorazione dei monaci deceduti a Pentecoste. In Spagna\, al tempo di Sant’Isidoro di Siviglia\, tale celebrazione si teneva il sabato prima della Sessagesima o prima della Pentecoste. In Germania esisteva una antica cerimonia in cui si pregava per i defunti il 1 ottobre. \nCon il tempo la Chiesa accettò e prescrisse tali usi. Sant’Odilone di Cluny\, nel 998\, dispose che nei monasteri della sua congregazione si tenesse ogni anni la commemorazione di tutti i fedeli defunti: “Si decreta dal nostro padre Odilone\, su richiesta e con il consenso di tutti i confratelli cluniacensi\, che come in tutte le chiese di Dio di tutto il mondo si celebra la festa di Ognissanti nel primo giorno di novembre\, così presso di noi sia celebrata solennemente la commemorazione di tutti i defunti in questo modo: nel giorno di Ognissanti\, dopo il capitolo\, il decano e il cellerario faranno una elemosina di pane e vino a tutti i poveri che si presenteranno\, come nella cena del Signore; […] nello stesso giorno dopo i vespri si suoneranno tutte le campane e si celebrerà l’officio dei morti; la messa mattutina (quella del 2 novembre) sarà officiata solennemente e con il suono delle campane; saranno celebrate messe in privato e pubblicamente per il riposo delle anime di tutti i fedeli e sarà offerto del cibo a dodici poveri”. (Statutum sancti Odilonis de defunctis\, PL 142\, 1037-1038). \nDai monasteri cluniacensi la celebrazione si diffuse tra le altre congregazioni benedettine e tra i certosini. Tra le Diocesi\, Liegi fu la prima a adottare\, sotto il vescovo Notger\, la nuova celebrazione. Essa è poi attestata nel martirologio di San Protadio di Besançon. Nella Diocesi di Roma fu introdotta nel XIV secolo. \nL’estensione all’intera Chiesa di questa commemorazione sembra potersi rintracciare per la prima volta nell’Ordo Romanus del XIV secolo\, dove il giorno del 2 novembre è indicato come anniversarium omnium animarum. \nNell’Arcidiocesi di Milano fu introdotta fra il 1121 e il 1125 ad opera dell’arcivescovo Olrico da Corte\, da celebrarsi\, a differenza degli altri luoghi\, al lunedì dopo la terza domenica di ottobre\, nella quale si celebra la dedicazione del tempio maggiore. A Milano la Commemorazione è rimasta legata alla solennità della Dedicazione del Duomo fino al 1582\, quando Carlo Borromeo adottò la data di Rito romano del 2 novembre.
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SUMMARY:Ingresso mons. Ferretti nella Diocesi di Lucera-Troia
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SUMMARY:X Giornata Mondiale dei Poveri
DESCRIPTION:“Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri?”. È la domanda che Papa Leone XIV rivolge a tutta la Chiesa nel messaggio per la X Giornata Mondiale dei Poveri\, che sarà celebrata il prossimo 15 novembre sul tema “Il Signore è il rifugio del povero”.\nUn interrogativo che interpella da vicino anche il servizio svolto quotidianamente dalla Caritas Diocesana di Foggia-Bovino attraverso i centri di ascolto\, i servizi di accoglienza\, il sostegno alle famiglie in difficoltà e le numerose iniziative dedicate a chi vive situazioni di fragilità sociale ed economica. \nNel documento\, il Pontefice denuncia come il grido di giustizia dei poveri venga spesso soffocato da “tecniche sempre più subdole” e come l’ambiente digitale contribuisca ad alimentare “la cortina di indifferenza” che circonda le richieste degli ultimi. “I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto\, oltre che del pane”\, scrive il Pontefice\, invitando le comunità cristiane non soltanto ad assistere chi è nel bisogno\, ma a riconoscere in ogni persona la propria dignità e il volto stesso di Cristo. \nIl Santo Padre richiama inoltre la responsabilità dei credenti a diventare essi stessi “rifugio per gli altri”\, costruendo relazioni fondate sulla fraternità\, sull’ascolto e sulla condivisione. Un invito che rappresenta il cuore della missione Caritas: non limitarsi a rispondere alle emergenze\, ma accompagnare le persone in percorsi di promozione umana e di riscatto sociale. \nParticolarmente significativo appare l’altro richiamo del Vescovo di Roma\, quello all’ascolto. Il Successore di Pietro invita infatti a “mettersi nei panni dei poveri” e ad ascoltarli\, anziché limitarsi a parlare di loro. Una prospettiva che richiama il valore dell’incontro personale e della prossimità\, elementi fondamentali dell’azione pastorale e caritativa della Chiesa. \nIl messaggio è stato firmato il 13 giugno\, memoria di Sant’Antonio di Padova\, figura particolarmente legata ai poveri e agli emarginati. La sua predicazione contro l’usura e le ingiustizie sociali continuano ancora oggi a rappresentare un esempio concreto di attenzione verso chi vive nel bisogno. \nLa Giornata Mondiale dei Poveri fu istituita da Papa Francesco nel 2016 al termine del Giubileo della Misericordia. La scelta della terza domenica di novembre intende richiamare ogni comunità cristiana a porre al centro della propria vita gli ultimi\, affinché nessuno si senta escluso\, invisibile o abbandonato.
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SUMMARY:"Il volto di sorella povertà"\, incontro-testimonianza a Deliceto
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SUMMARY:"Il volto di sorella povertà"\, incontro-testimonianza a San Marco in Lamis
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SUMMARY:Convegno "Terre di Mezzo - La Puglia\, il Mediterraneo e le ragioni delle migrazioni"
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SUMMARY:Veglia diocesana di preghiera per la X Giornata Mondiale dei Poveri
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SUMMARY:Messa dell’Arcivescovo in suffragio di Vescovi\, Sacerdoti e Diaconi defunti
DESCRIPTION:Celebrazione dell’Arcivescovo nella cripta della basilica Cattedrale in suffragio di tutti i Vescovi\, Sacerdoti e Diaconi defunti che hanno svolto il loro ministero pastorale nell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino.
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SUMMARY:Giornata di preghiera della Chiesa italiana per le vittime e i sopravvissuti agli abusi\, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili
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