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Corpus Domini

7 Giugno

Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: con il suo sacro nutrimento egli offre rimedio di immortalità e pegno di risurrezione. (dal Martirologio)

La solennità del Corpus Domini (espressione latina che significa Corpo del Signore), più propriamente chiamata Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, è una delle principali dell’anno liturgico della Chiesa cattolica. Rievoca, in una circostanza liturgica meno carica, la liturgia della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo. La data propria della celebrazione è il giovedì dopo la Solennità della Santissima Trinità. In Italia questa festa, come molte altre, è stata spostata alla domenica successiva.

La causa remota dell’istituzione di questa festa va ricercata nel nuovo e intenso orientamento dei teologi e della pietà popolare verso l’Eucaristia nel corso del XII secolo, in relazione principalmente agli errori di Berengario di Tours circa la transustanziazione. Roberto di Thourotte, vescovo di Liegi, e il cardinale Ugo di San Caro attestano che l’istituzione della festa è innanzi tutto diretta ad confutandam haereticorum insania, cioè “a confutare l’insania degli eretici”.

La festa è poi connessa con le visioni della beata Giuliana di Mont-Cornillon, che ricevette dal Signore stesso la missione di introdurla nella Chiesa. Una commissione incaricata di ciò dal Vescovo di Liegi approvò la visione. Tuttavia la festa fu aspramente combattuta all’inizio, e la prima approvazione fu quella del vescovo Roberto di Thourotte (o Torote) nel 1246; l’anno seguente la festa fu celebrata dai Canonici di San Martino a Liegi. Nel 1247, in forza di una costituzione sinodale dell’anno precedente, la festa fu istituita nella diocesi di Liegi.

Nel 1252 il cardinal Ugo di San Caro, allora legato pontificio in Germania, la introduceva in tutta la sua circoscrizione; due anni dopo il suo successore, Pietro Capocci, la confermò.

Papa Urbano IV, già arcidiacono di Liegi, sollecitato dal vescovo Enrico di Gheidria e commosso anche dal miracolo di Bolsena (1263), estese la festa a tutta la Chiesa e ne fissò la festa al giovedì dopo l’ottava di Pentecoste; ciò fece con la bolla Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264). La bolla rievoca con discrezione anche le esperienze mistiche di Giuliana, avvalorandone l’autenticità: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo (Mt 28,20 )”

Il Pontefice stesso iniziò a celebrare la solennità del Corpus Domini a Orvieto, città in cui allora dimorava. Centro della festa doveva essere, secondo quanto scrive Urbano IV, un culto gioioso e popolare con il canto di inni; il papa]] non parla né di Messa né di processione.

Dopo la morte di Urbano IV la celebrazione della festa venne limitata ad alcune regioni della Francia, della Germania, dell’Ungheria e dell’Italia settentrionale. Fu poi papa Giovanni XXII a ripristinarla per tutta la Chiesa nel 1317.

Un primo Ufficio del Santissimo Sacramento fu composto da fra Giovanni del Monastero di Mont-Cornillon, dietro indirizzo della beata Giuliana. Quello che nel settembre del 1264 papa Urbano IV mandò alla reclusa Eva, capolavoro di dottrina teologica, fu composto da San Tommaso d’Aquino, che si servì di antifone, lezioni e responsori già in uso presso alcune chiese particolari.

Il senso della festa sembra in un primo momento una ripetizione del mistero celebrato il Giovedì Santo; tuttavia lì si considera l’aspetto sacrificale, mentre qui la presenza reale.

Qua e là si introdusse la processione con l’Eucaristia, che divenne d’uso comune soprattutto dopo che i papi Martino V (1417-1431) ed Eugenio IV (1431-1447) l’arricchirono di indulgenze. L’origine di tale pratica deriva dall’usanza di recarsi in processione all’aperto prima della Messa cantata nelle feste maggiori.

I benedettini inglesi celebravano una processione eucaristica già nell’XI secolo la Domenica delle Palme. Nel XII secolo era d’uso portare in giro dentro la chiesa il Santissimo Sacramento in una pisside o in un calice e ordinariamente la processione eucaristica faceva parte dei riti della Settimana Santa. Così si introdusse l’usanza di portare in processione l’Eucaristia anche nel giorno del Corpus Domini. A Colonia lo si faceva già prima del 1277.

Seguendo un vivo desiderio espresso da Urbano IV, durante la processione si cantavano inni eucaristici, specialmente quelli di San Tommaso. La benedizione si impartiva solo al termine. Spesso l’Eucaristia veniva portata su “casse” o “barelle” riccamente ornate e sostenute dai sacerdoti.

La necessità di procurare il massimo decoro a queste processioni diede origine alla Confraternita del Santissimo Sacramento. Nel XV secolo si introdusse in Germania l’uso di dare la benedizione con il Santissimo Sacramento quattro volte fuori dalla chiesa, precedendole dal canto dell’inizio dei quattro Vangeli.

Nello stesso secolo ebbero inizio anche gli spettacoli o rappresentazioni eucaristiche, specialmente della Passione o dell’Ultima Cena del Signore, che nella Spagna del XVII secolo assursero a grande fama e perfezione nelle Autos sacramentales di Pedro Calderón de la Barca. Andarono però lentamente in disuso nel XVIII secolo.

La Solennità del Corpus Domini ha il suo giorno proprio di celebrazione il giovedì successivo alla Solennità della Santissima Trinità, ed è una festa di precetto. In Italia e in quelle altre nazioni dove la solennità non è festa civile essa si celebra la domenica successiva, in conformità con le Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario.