Omelia mons. Ferretti, chiesa parrocchiale Ss. Annunziata di San Marco in Lamis, 6 gennaio 2026
“Ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni”. Con queste parole, il profeta Isaia ci introduce alle Scritture di questa solennità dell’Epifania, cioè della manifestazione del Signore.
Abbiamo visto nel Natale come il bambino Gesù nasce nelle tenebre. E sappiamo bene che le tenebre, il buio, rappresentano il male. Ne facciamo esperienza, in questo tempo. Le tenebre sono la guerra, la violenza, in Ucraina, Terra Santa e tante altre parti del mondo. Le ricordiamo sempre nella nostra preghiera e chiediamo a Dio: Pace!
La tenebra è il male, e di fronte al male l’uomo è debole. È la riscoperta negli uomini, di quella debolezza della vita che ciascuno cerca di nascondere, ma che emerge così chiara di fronte ad una manifestazione del male nel mondo e a volte nella nostra vita o in quella di chi ci è caro. C’è come una epifania, una manifestazione del male in ogni tempo.
Ma è proprio in un tempo di grande debolezza nella vita degli uomini, che Isaia intuisce che ci sarà una manifestazione più grande di quella del male, una manifestazione del Signore che viene nel mondo.
Isaia è un uomo di Dio, un uomo che ha fede, e, proprio dalla certezza che Dio non abbandona gli uomini, nasce la sua speranza, la sua profezia.
“Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati e vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano”. Appunto proprio come quei magi che vengono dalla Mesopotamia.
Ma chi erano i Magi? Probabilmente uomini sapienti, religiosi; scrutavano il cielo dal vicino Oriente, anche se la tradizione dice che uno di loro veniva da più lontano: dall’Africa. Si erano messi in viaggio perché in un tempo difficile avevano scrutato in cielo un segno di un tempo nuovo.
E a muoverli è una stella, una speranza; che non vedono per caso, ma scrutando il cielo con fede. Perché la rassegnazione porta a guardare in basso, a pensare sé, al proprio piccolo benessere. I magi non erano uomini così, essi con speranza scrutavano il cielo. E per loro e per chi spera, Dio fa sorgere una stella in cielo, una stella che i Magi seguirono fedelmente.
Non era tutto chiaro ma la seguirono ugualmente. Avevano intuito che era l’unica luce davvero amica, che potesse condurli alla salvezza. Si alzarono e intrapresero un lungo viaggio fino a Gerusalemme e incontrando le persone, dicevano: “Dov’è il re dei giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”, ma la gente non sapeva aiutarli.
Spesso anche intorno a noi non si trovano risposte, solo disorientamento. Il mondo non ci aiuta nella ricerca della salvezza, cerca anzi di attutire questa domanda, di stordirla nel benessere, nel consumo, nel materialismo.
Altri hanno anzi interesse a cancellarla. Il male, Erode, infatti, restò turbato; aveva interessi suoi, di potere, interessi sporchi che lo inducevano a distruggere la speranza. Anche oggi ci sono tanti Erode, perchè il male si impossessa delle persone e le induce a sopprimere il bene.
Ma Gerusalemme rimane invece turbata da questa ricerca dei Magi. Come a dire che di fronte a uomini e donne che non si rassegnano al male, che sperano, che cercano, tutta la città rimane interrogata. E il Signore, scende e viene incontro a chi lo cerca. E nelle tenebre manda una luce. E la stella è il Vangelo, sì il Vangelo! La stella illumina nelle tenebre, come il Vangelo dona luce di chi lo ascolta.
Mentre la paura, un tempo difficile, ci spingono a pensare a noi stessi e a essere soli, il Vangelo ci dice che si trova la luce solo nel dipendere dalla stella. E la stella della Parola di Dio ci giuda all’incontro con il Signore Gesù; nel Vangelo c’è la vera Epifania, che è speranza e salvezza per gli uomini. Incontrando il Santo Padre, gli ho chiesto di inviare una parola alla nostra arcidiocesi, alla nostra terra. Mi ha risposto: “Come i magi, cercate Gesù, mostratelo al popolo, apritevi alla missione, cercate tanti: uomini, donne, giovani e riconduceteli al Signore”.
Ho sentito, nell’attento ascolto del Papa per i problemi e le vicende della nostra terra e nelle parole che ci ha rivolto, una grande sintonia con il cammino di estroversione che la nostra Chiesa di Capitanata sta facendo. Mi sono sentito in unità con Papa Leone e desideroso di parlare a tutti di Cristo, della salvezza e della pace, che solo in lui abitano.
Caro Antonio, oggi anche tu ti inserisci con più forza in questa storia, in questo nostro anelito di salvezza per tanti. Il Vangelo che oggi ti viene consegnato sia la tua stella sempre. Fanne il tuo compagno più prezioso, presentalo, leggilo, comunicalo a tanti: con tenerezza e saldezza di fede e speranza. Tanti vogliono vedere Gesù, vengono da vicino e da lontano. Tanti sono in ricerca, ma non sanno di chi. Non conoscono la sapienza e la pace che vengono dall’amicizia con il Signore.
Antonio, innamorati tu per primo di Gesù. Sentilo amico, nelle gioie e nelle ansie. Impara ogni parola del Vangelo e falla tua, parla con le parole del Vangelo. Pensa come il Vangelo, conformati e vivilo. Tanti ti ascolteranno, perché attraverso le nostre povere parole e la nostra misera vita, come in un’icona rovinata dal tempo e dal peccato, gli uomini misteriosamente possono vedere l’immagine di Gesù Cristo e conoscerlo.
Ma fai attenzione! C’è una tentazione nel sentirsi chierici: migliori, superiori agli altri, maestri per costituzione. Per questo la saggezza di un diacono è servire i poveri. Cercali. Gli orfani, le vedove. Come negli Atti degli Apostoli, dà loro da mangiare, da vestire. Come insegna la Bibbia, cerca lo straniero e accoglilo. Che il Signore non ti trovi mai preso da te stesso e dalla tua idea di giustezza e superiorità. Tu per proteggerti, incardinati nella povertà. Ai poveri sempre sia rivolto il tuo sguardo, ad essi principalmente annuncia la buona novella, perché il Regno dei cieli è vicino quando i poveri sono evangelizzati.
E vorrei anche dire a tutti noi che, se a volte pare faticoso seguire la stella del Vangelo, perché a volte pare scomparire, talora magari non la vediamo con chiarezza, dobbiamo di più credere nell’efficacia della Chiesa, di una parola vicina, di un fratello o una sorella che ci accompagnano, che ci confortano, che ci sostengono.
Antonio, entra a far parte del nostro presbiterio. Fallo come il fratello più giovane, come l’apostolo Giovanni, che in silenzio amava, seguiva e sosteneva Pietro e riposava col capo adagiato sul costato del Signore.
Caro figlio, amministra i sacramenti quando ti sarà richiesto e predica il Vangelo. Ricordati sempre che la predicazione nella Chiesa ci tocca il cuore e dà lo stupore, come ai magi, di scoprire l’amico della nostra vita, il Signore Gesù, salvatore del mondo.
E i tre magi, appena giunti davanti al bambino, si inginocchiarono perché avevano capito la grandezza di quel piccolo. Lo accolsero nel cuore, gli donarono ciò che avevano di più prezioso. Poi vollero a ogni costo difenderlo. Saputo delle intenzioni cattive di Erode, fecero ritorno per un’altra strada.
Anche noi, sorelle e fratelli, all’inizio di questo nuovo anno, ci facciamo vicini al Signore. Lavoriamo e preghiamo per la pace nella nostra terra e nel mondo e per questo scegliamo di cambiare strada dalla nostra rassegnazione, dall’amore per noi stessi. Sì, vogliamo cambiare strada, lasciarci alle spalle il tempo dell’individualismo e vogliamo sentirci di più un “noi” e insieme pregare di più perché il Signore preservi il mondo e doni la sua pace.
Per questo oggi si alza con gratitudine la nostra preghiera, come chiede il profeta Isaia: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te; e i popoli cammineranno alla tua luce”. Amen