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Nessuno è straniero di fronte all’Eucaristia

di Fabio Beretta

Nessuno è straniero di fronte all’Eucaristia. Lo sottolinea con forza l’Arcivescovo Ferretti presiedendo, in piazza XX Settembre, nel cuore di Foggia, la messa per la solennità del Corpus Domini. Una celebrazione solenne, svoltasi alla presenza di circa 2mila persone, seguita dalla tradizionale processione eucaristica per le vie del centro storico. Ad accompagnare il Santissimo Sacramento lungo le strade cittadine, i bambini che nel mese di maggio appena trascorso hanno ricevuto la Prima Comunione.

Dal pulpito allestito sul sagrato della chiesa parrocchiale di San Francesco Saverio, poi, davanti alle autorità civili e militari del posto, il presule, nel tradizionale messaggio alla Città, ha ricordato ai foggiani due concetti base della fede cattolica: il non vergognarsi di professare il proprio credo in Gesù Cristo e l’accoglienza, intesa nel senso cristiano: “Qui nessuno è straniero, immigrato, non accolto, qui nessuno è scartato. L’Eucaristia non può mai essere un fatto privato, riservato a persone che si sono scelte per affinità o amicizia; persone della stessa provenienza o ideologia. L’Eucarestia non è un fatto nazionale: non è per gli italiani. L’Eucaristia è un culto pubblico, universale, che non ha nulla di esoterico, di esclusivo. Per questo la Chiesa ha il dovere evangelico di predicare accoglienza e integrazione, amore e comunione. Mai noi potremo giustificare o approvare l’esclusione di chi è diverso, di chi viene da lontano”.

Un monito rivolto non solo ai fedeli, ma a tutti i cittadini di Capitanata che quotidianamente vivono una realtà che richiede un cuore pronto all’integrazione di persone le quali, tuttavia, ogni giorno faticano a emergere dalla loro condizione di isolamento, spesso confinata all’interno di luoghi che, pur noti, finiscono con l’essere invisibili.

La celebrazione si è aperta con una preghiera, da parte di mons. Ferretti, in ricordo dell’amico Osório Citora Afonso, Vescovo della Diocesi di Quelimane e amministratore apostolico dell’arcidiocesi della Beira, in Mozambico, deceduto in queste ore. Il presule africano, che nel 2024 era in visita a Foggia, amministrando anche il sacramento della Confermazione nella chiesa parrocchiale di San Paolo apostolo, è morto a seguito di colpi d’arma da fuoco che lo hanno attinto al petto durante un’irruzione notturna nella sua residenza. Le motivazioni del crimine rimangono sconosciute; le forze dell’ordine hanno avviato le indagini per identificare i responsabili.

“Quando muore un Vescovo è un dolore per tutta la Chiesa. In queste ore, in cui ricordiamo Gesù che si è donato a noi nel sacramento dell’Eucarestia, preghiamo per la comunità del Mozambico e per l’anima di mons. Osório”, le parole dell’Arcivescovo Ferretti.

Nato il 6 maggio 1972 a Ribaué, nella Diocesi di Nampula, membro dei Missionari della Consolata, mons. Afonso era stato ordinato sacerdote il 3 novembre 2002 e consacrato vescovo il 28 gennaio 2024. Leone XIV lo aveva nominato vescovo di Quelimane il 25 luglio 2025 e, nell’aprile 2026, amministratore apostolico dell’arcidiocesi della Beira.

Nell’omelia, poi, il presule si è soffermato su tre verbi che lui stesso ha definito “utili” per comprendere meglio la solennità odierna: radunarsi, camminare, adorare. Anticipando il tema centrale del messaggio alla Città, mons. Ferretti ha ha indicato nell’Eucaristia il cuore dell’unità della Chiesa e il fondamento di una società capace di accogliere ogni persona. “Qui nessuno è straniero, immigrato, non accolto, qui nessuno è scartato”, ha affermato, sottolineando come il Corpo di Cristo riunisca persone diverse per età, provenienza, condizione sociale e idee politiche, trasformandole in un’unica famiglia.

Riflettendo sul significato della processione del Corpus Domini, l’Arcivescovo ha spiegato che il cristiano è chiamato a “camminare con il Signore”, lasciandosi guidare da Cristo nel pellegrinaggio della vita. L’Eucaristia, ha ricordato ancora, dona la “forza di rialzarsi” dalle difficoltà e di procedere insieme, senza lasciare indietro nessuno.

Non è mancato un richiamo alle sfide del mondo contemporaneo, mettendo in guardia dai rischi di un progresso privo di riferimenti etici. Rifacendo alla prima enciclica di Leone XIV, mons. Ferretti ha citato il pericolo di un utilizzo distorto dell’intelligenza artificiale e di una tecnocrazia che rischia di subordinare il bene comune agli interessi di pochi: “Non basta andare avanti, bisogna vedere verso dove si va”.

Infine, soffermandosi sul valore dell’adorazione eucaristica, il presule ha evidenziato come inginocchiarsi davanti a Cristo sia un autentico atto di libertà: “Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento. Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza”.

“L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma”, ha concluso Ferretti.

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