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Convegno Pastorale Diocesano 2026: due giorni di riflessione sul futuro della Chiesa di Foggia-Bovino

Chiese e parrocchie dalle porte sempre aperte, animate da preghiere, ma anche da momenti di festa, dove costruire comunità. Questo l’invito che l’Arcivescovo Ferretti ha rivolto questa sera alle oltre seicento persone, tra laici, sacerdoti e religiosi, che hanno preso parte alla seconda e ultima giornata di Convegno Pastorale Diocesano.
L’intervento, caratterizzato dalla ripresa di diverse parti degli Orientamenti Pastorali promulgati qualche mese fa, è stato preceduto dalla proiezione di un videomessaggio di padre Romanelli, il parroco di Gaza.

Riprendendo poi alcuni temi della relazione pronunciata ieri da mons. Armando Matteo, Segretario per la Sezione dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede, mons. Ferretti ha esplicitamente chiesto di tenere parrocchie e chiese sempre aperte: “Una chiesa chiusa una sconfitta per tutti. È bello che ci sia una casa del Signore sempre aperta con un sacerdote sempre pronto ad accogliere” perché, ha ammonito, “il prete non è un funzionario che corre. Ragioniamo nei consigli pastorali su come tenere aperte di più le nostre chiese. Organizziamoci”.

Invitando poi i presenti a guardare la situazione attuale delle nostre chiese, l’Arcivescovo ha affermato: “Quanta gente non frequenta più le parrocchie. Quanti giovani non vengono più a messa… eppure dobbiamo guardare con tenerezza a questa generazione totalmente disorientata” che però guarda alla Chiesa “come un’Istituzione di riferimento”. In questo un grande aiuto sono gli insegnanti di religione: “Siete la punta – ha detto Ferretti – voi arrivate dove noi non arriviamo”.

In quest’ottica, compito della Chiesa è quello di “uscire e andare a cercare chi è fuori”, annunciando “il kerygma” senza “parole di condanna. Non viviamo una legge, viviamo l’amore di Cristo. Noi dobbiamo annunciare Gesù e il suo Vangelo”.

Allora, davanti alla “rottura nella trasmissione della fede”, l’Arcivescovo ha chiesto “più preghiere, come le Liturgie della Parola, tenute dai laici” e maggiori momenti di festa e convivialità in parrocchia. “Non esiste più una società cristiana, non è normale, oggi, portare i figli a catechismo, così come non è normale che genitori vengano a messa la domenica. Bisogna cercare in altre direzioni”, il consiglio di mons. Ferretti, che ha invitato i fedeli a riscoprire l’annuncio del Vangelo “con gli anziani. Quanti di noi hanno imparato le preghiere in braccio ai nostri nonni?”.

L’obiettivo, ha sottolineato infine l’Arcivescovo, è “creare una comunità che coinvolge” e al suo interno “costruisce altre comunità. La parrocchia deve diventare una comunità di comunità. Il Consiglio pastorale deve essere un luogo di profezia, non un luogo burocratico”.

“A tutti chiedo di diventare animatori di comunità, di raccogliere persone davanti alla Parola di Dio. Tante sono le possibilità. Una volta a settimana, ad esempio, si può fare una preghiera nell’atrio del palazzo. Ma ci manca il coraggio di farlo. E per favore, non abbandoniamo ad anonimato e individualismo chi si affaccia nelle nostre chiese”, ha concluso mons. Ferretti.

Alla relazione dell’Arcivescovo sono seguiti i gruppi di studio, dove, con lo stile sinodale, ognuno dei partecipanti al Convegno ha espresso, con sincerità e spontaneità, la sua opinione in merito alla vita della nostra Chiesa locale.

A conclusione della due giorni, il mandato missionario da parte dell’Arcivescovo: “Ti preghiamo, Padre, nella tua immensa bontà guarda la nostra comunità diocesana al termine del suo convegno pastorale. Fa’ che tutti i figli della Chiesa, nella luce della fede, sappiano discernere i segni dei tempi e si impegnino con coerenza al servizio del Vangelo. Rendici attenti alle necessità di tutti gli uomini, perché, condividendo i dolori e le angosce, le gioie e le speranze, portiamo loro fedelmente l’annuncio della salvezza e camminiamo insieme nella via del tuo regno. Edifica le nostre comunità parrocchiali, perché siano spazi accoglienti aperti alla missione”.