“Chi vive di spada, muore di spada”. Un richiamo forte, che scuote la nostra terra, è giunto questa sera da mons. Ferretti. Durante la meditazione per la Quaresima svoltasi nella chiesa parrocchiale di San Ciro, in Foggia, il pensiero dell’Arcivescovo è andato “ai giovani mafiosi che spesso non arrivano nemmeno a 40 anni, prigionieri di una logica di morte che ancora oggi molti non comprendono”, proprio come Pietro. L’apostolo, infatti, nella notte in cui Gesù venne tradito, era armato: quel coltello lo ha sfoderato per colpire il servo del sommo sacerdote.
Ma perché Giuda tradisce? Mons. Ferretti ha ricordato che “le ragioni di Giuda” – che poi sono le stesse per cui Pietro era armato – “sono le ragioni di tutti noi: non accettiamo” un Messia “debole”. Vorremmo “la forza, il potere, la vittoria immediata”. Invece, Gesù risponde con un “basta” definitivo. “È il grido di Dio stanco di ogni violenza, anche di quella che a volte abita il cuore di noi cristiani”.
Alla luce di ciò, qual è il messaggio per noi oggi? In primis, ha sottolineato il presule, vivere disarmati: “In un’epoca che esalta la forza, come ricordava La Pira, la nostra sfida è abbandonare lo spirito della rabbia per conformarci al Regno di Dio”.

L’altro insegnamento è vegliare anche col corpo: “La preghiera richiede presenza, un corpo che non sia appesantito ma pronto a stare con Lui ‘anche un’ora sola’”.
Infine, comprendere qual è la vera potenza: “Dalla debolezza della Croce proviene la nostra forza”. L’invito finale dell’Arcivescovo è stato quello di pregare per la pace, in comunità e singolarmente, “perché solo disarmando il cuore potremo dire di seguire davvero Gesù nella sua Passione”.