Omelia di Mons. Ferretti del 17-04-2025
Cattedrale di Foggia, 17 aprile 2025
Gesù radunò la prima comunità di discepoli attorno a una tavola ben imbandita. In quel giorno il Signore, dopo aver spezzato il pane, disse: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Così ogni domenica i discepoli celebrano l’Eucaristia, ricordando il comandamento che Gesù ci ha dato quella notte, il Giovedì Santo. La nostra fede è alimentata dalle parole che Gesù ha pronunciato parlando dell’Eucaristia: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 54).
Alla cena del Signore siamo tutti gratuitamente invitati. Sappiamo bene, però, che siamo ancora tentati di starne alla larga. Lo sappiamo perché conosciamo il nostro cuore: qualcuno è distratto, dimentica le parole del Signore. Qualcun altro guarda accigliato il suo prossimo, lo giudica, lo tiene a distanza. Qualcuno è triste, rassegnato. Qualcun altro guarda chi è seduto accanto a lui con superiorità. Magari qualcun altro, più giovane, pensa: sono giovane, questo non fa per me, è per persone più anziane, più mature. Qualcuno può provare invidia, forse perché pensa che qualcuno abbia avuto più successo nella vita. Ognuno, sorelle e fratelli, ha il suo modo di stare lontano da Gesù, di lasciarlo solo, all’inizio di questo Triduo Pasquale.
Il Vangelo non nasconde il fatto che nel mondo c’è un grande progetto di male che vuole separarci da Gesù. Il male dice: “nel mondo ci sono poche opportunità, concentrati su te stesso, pensa per te. Perché seguire un Maestro che parla al cuore, è buono ma dopo tutto morirà su una croce?”. È la voce del “Principe di questo mondo” che cerca di separarci da Gesù, dalla sua Passione e Risurrezione. Gesù sa quanto sia pericolosa la divisione e vuole tenere uniti i suoi discepoli. Li invita tutti intorno alla sua tavola e li scandalizza con il gesto inaudito della lavanda.
Oggi Gesù ha invitato anche noi alla sua cena e anche noi lava i piedi. Essi non sono certo la parte più nobile del nostro corpo.
Sono sporchi, pieni di polvere, stanchi del peso della strada, nei nostri piedi sentiamo la fatica del nostro viaggio quotidiano. Gesù non potrebbe lavare le nostre mani o il nostro volto? Il nostro volto non è forse più nobile e importante? E per lavarsi il viso non avrebbe avuto bisogno di inginocchiarsi ai nostri piedi. L’atto della Lavanda dei piedi continua a parlare del suo amore per ciascuno di noi. Gesù si inginocchia sulla mia vita, sulla tua vita, e non ha paura di essere umile. Egli è venuto per servire, non per essere servito.
Gli Uomini e le donne amano costruire una vita in cui un giorno saranno serviti da qualcuno. Gesù è venuto per il contrario, per servirci e per insegnarci il senso del servizio. “Si alzò dalla cena e si tolse le vesti. Prese un asciugamano e se lo legò intorno alla vita. Poi versò dell’acqua in una bacinella e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio che portava intorno alla vita”.
I piedi ci portano lontano, verso gli altri, su strade che siamo chiamati a percorrere. Gesù vuole che siano puliti. Quanta polvere si è accumulata sui piedi dei discepoli mentre camminavano con Gesù! Eppure nessuno dei discepoli aveva pensato di compiere quell’atto umile ma necessario. Tutti pensavano fosse un gesto troppo umile, ma non Gesù che li stupì.
Pietro allora fu sorpreso, si arrabbiò e poi ebbe paura. “Non laverai mai i miei piedi!”: è la resistenza di qualcuno che non si lascia toccare dall’amore del Signore, perché ne teme le conseguenze. Questo è un modo per stare lontani da Gesù. Ma Pietro è lì, fisicamente presente. Tuttavia, non vuole che i suoi piedi vengano lavati. Vuole rimanere distaccato in quel momento importante. Vuole essere lì come se non ci fosse. Questo è anche il rischio che corriamo noi. Io sono qui ma non voglio coinvolgermi troppo nell’amicizia con Gesù che poi mi chiederà di pensare agli altri più che a me stesso. Non mi voglio coinvolgere con gli altri perché può nascere un’amicizia e amicizia significa memoria, impegno e servizio.
Con le sue parole il Signore vince la resistenza nel cuore di Pietro. E anche noi se non induriamo il nostro cuore e ci lasciamo guidare dalle parole e dall’esempio di Gesù, il Vangelo della lavanda ci aiuta a capire noi stessi.
Chi siamo noi? Siamo come Pietro, tentati di resistere all’amore, di non essere coinvolti dal Signore Gesù. Forse non capiamo tutto, come i primi apostoli, ma questo non è importante, se continuiamo ad ascoltare capiremo, illuminati dalla luce della Pasqua. L’ascolto permette di avere nuove sensazioni, di vivere in modo diverso, di diventare presenti e aperti ai bisogni degli altri. Gesù insegna a lavare i piedi. Ci insegna l’umiltà del servizio. Gesù lava il nostro peccato e ci insegna a inginocchiarci. Egli chiede che, da stasera, ci inginocchiamo sui nostri fratelli e non su noi stessi. È il comandamento nuovo dell’amore. “Se dunque io, il Maestro e Maestro, ho lavato i vostri piedi, dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Io vi ho dato un modello da seguire, perché come ho fatto per voi, facciate anche voi”. La vittoria sulla mentalità di questo mondo, sulla resistenza a servire e ad amare gli altri, parte da qui, dall’obbedienza al comandamento nuovo. La santa Eucaristia di questa sera, la Lavanda dei piedi, è un segno, e un’indicazione del cammino da seguire. Non l’avremmo mai fatto. I nostri piedi sarebbero rimasti sporchi. La nostra vita sarebbe rimasta sotto la polvere del peccato. Il Signore si è chinato su di noi. Questo è il suo amore per la nostra vita. L’amore misterioso di Dio verso le sue creature che non chiama servi ma amici. Fratelli, che questo gesto liturgico divenga per tutti noi un servizio quotidiano: lavarsi i piedi gli uni gli altri, partendo dai più deboli, dai malati, dagli anziani, dai poveri, dai carcerati, gli immigrati e dai vulnerabili. Il Giovedì Santo ci insegna come vivere e da dove cominciare: la vera vita è non stare dritti, fissi nel mio orgoglio; la vita secondo il Vangelo è chinarsi sui fratelli, a partire dai più deboli. Il Giovedì Santo è davvero un giorno umano: il giorno dell’amore di Gesù che si china sui piedi dei suoi amici. Il giorno in cui, per stare con tutti, per dimenticare, per sostenere, per servire, il Signore si siede a mensa con noi e diventa per noi pane di vita, l’Eucaristia che ci dà vita e ci nutre verso la Risurrezione.