Arcidiocesi di Foggia-Bovino

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compie 41 anni il 29
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DIOCESI: annotazioni di storia civile e religiosa della città di foggia

L’antica Arpi, fiorente metropoli della Daunia sorta verso il 1000 a.C., fondata da Diomede, secondo la leggenda, rifulse per l’agricoltura, il commercio e la potenza delle armi.
Coinvolta nella guerra tra Roma e Cartagine, Arpi cadde sotto il dominio di Roma.
In seguito alla diffusione del Vangelo divenne città cristiana e sede vescovile.
Nella sua lenta decadenza, dal V secolo in poi fino agli inizi del II millennio, conobbe tristi esperienze di saccheggi e distruzioni ad opera dei vari padroni che si successero sullo scenario della storia, dopo la caduta dell’impero romano d’occidente.

L’evento miracoloso del periodo normanno



Gli storici sostengono l’esistenza di una borgata, abitata da pochi contadini e pastori, nella parte meridionale del territorio di Arpi, detta “fossa” o “Borgo del Gufo”, di nessuna importanza, fino a che un fatto straordinario, il miracoloso rinvenimento di un’antica immagine (iconavetere), la rese, dal 1062, centro di culto mariano e meta di pellegrinaggi.
Il Sacro Tavolo dell’Iconavetere fu provvisoriamente esposto in un casolare, detto “la taverna del gufo”, che si provvide a trasformare in tempio dedicato a S. Tommaso ap., attorno a cui si sviluppò un primo insediamento che prese a denominarsi “S. Maria de Fogia”.
Roberto il Guiscardo, negli anni ottanta dell’XI sec., realizzò in onore della Vergine Maria dell’Iconavetere un nuovo tempio sul luogo dell’apparizione (dopo aver fatto prosciugare la zona), corrispondente all’attuale cripta della Cattedrale.
Fu opera di Guglielmo II, detto il Buono, il lavoro di ampliamento del tempio di S. Maria, eretto dal Guiscardo, con la costruzione di una Chiesa superiore.
La tradizione racconta che verso la fine del XII secolo giunsero a Foggia dalla illustre città di Antiochia Guglielmo e Pellegrino, che, dopo aver visitato la Terra Santa e altri Santuari delle Puglie, desiderarono esprimere tutta la loro pietà filiale alla Vergine della Sacra Icona.
Padre e figlio conclusero a Foggia i loro giorni, dediti alla preghiera e all’assistenza dei pellegrini infermi.
Alla loro morte il popolo foggiano li acclamò santi e in seguito furono proclamati Patroni principali della città.

Periodo Svevo e Angioino



Ai Normanni subentrarono gli Svevi.
Federico II, scegliendo Foggia come sede imperiale e centro strategico e amministrativo del suo vasto impero, dette splendore alla città.
Anche Carlo d’Angiò nutrì predilezione per i foggiani e Foggia fu anche sua residenza.
Fece edificare un palazzo presso la Chiesa di S. Maria, che ritenne cappella del suo palazzo: in essa fece erigere un altare in onore di S. Biagio e ampliare la sacrestia (sita dov’è ora la Cappella dell’Iconavetere), acquistando l’area di abitazioni di un certo Pandoro.
Nel 1282 fece ricostruire il campanile della Chiesa, che aveva subito danni.


Dominio Spagnolo e Austriaco



Agli inizi del XVI secolo Foggia risulta, per l’incremento demografico, la città più grande della diocesi di Troia, ma anche la più importante sotto l’aspetto amministrativo e politico.
I vescovi, oltre ad un particolare interesse pastorale verso Foggia, avvertono l’esigenza di trasferire la sede vescovile.
Il Capitolo e il Clero di Troia mostrano chiari segni di intolleranza all’idea che il Vescovo si allontani dalla sua sede naturale.
Nel 1731, il 20 marzo, un violento terremoto ridusse Foggia ad un cumulo di rovine.
Anche la Chiesa maggiore fu gravemente danneggiata.
Il Sacro Tavolo dell’Iconavetere fu portato al riparo nella Chiesa di S. Maria di Costantinopoli dei PP. Cappuccini, dove avvenne la prima apparizione della Vergine a tutto il popolo foggiano.
Le apparizioni si ripeterono anche nella Chiesa di S. Giovanni Battista, dove fu successivamente portata la Sacra Icona.
Tra i testimoni autorevoli delle prodigiose apparizioni c’è S. Alfonso de’ Liguori, che vide la Vergine SS., quando fu di nuovo a Foggia con i suoi Religiosi Redentoristi a svolgere la missione popolare.

Periodo Napoleonico (1799-1815)



Durante la Repubblica partenopea, nel 1799 Foggia è capoluogo della Provincia, ruolo definitivamente riconosciuto da Giuseppe Bonaparte nel 1806.
Nel breve periodo napoleonico, la Chiesa maggiore e i canonici della Collegiata acquisirono nuovi privilegi: il Papa Pio VII il 23 settembre 1806 elevò la Chiesa di S. Maria a Basilica minore e il 2 dicembre 1808 concesse ai Canonici di Foggia il privilegio di indossare l’abito prelatizio.

Ritorno dei Borboni ed erezione della nuova Diocesi



Tra i vescovi di Foggia più legati alla città, merita particolare menzione Mons. Antonino M. Monforte, che, per ragioni pastorali, ma anche per aperto dissenso col clero di Troia, soggiornò abitualmente a Foggia.
Il clero foggiano e la stessa cittadinanza lo ritiene giustamente “padre” della nuova Diocesi: fece esplicita richiesta alla Santa Sede perché la città diventasse sede vescovile.
Anche il Re Ferdinando II espresse voto favorevole a tale richiesta.
E Papa Pio IX, accogliendo i voti della città e del clero, autorevolmente sostenuti dal Monforte e da Ferdinando II, il 25 giugno del 1855 eresse Foggia Diocesi direttamente soggetta alla Santa Sede, comprendente nel suo territorio l’antichissima Abbazia Nullius di S. Marco in Lamis, fino ad allora parte dell’Arcidiocesi di Manfredonia.
Quando il primo vescovo di Foggia, Mons. Bernardino M. Frascolla, fece ingresso nella Diocesi, questa contava 40.000 abitanti e otto parrocchie, di cui cinque a Foggia: Cattedrale, S. Tommaso, Sant’Angelo, S. Francesco Saverio e S. Giovanni Battista e tre a S. Marco in Lamis: SS. Annunziata, Sant’Antonio Abate e S. Bernardino.

Dal 1855 ai nostri giorni



Il Regno borbonico consegnò a quello Unitario una città che, sotto l’aspetto edilizio, contava, al di là delle comuni e modeste abitazioni, alcuni edifici pubblici di notevole importanza, come Palazzo Dogana, il Teatro e gli edifici sacri, come la Cattedrale e le Chiese con Conventi e Monasteri.
Nel ventennio fascista Foggia si arricchirà di nuovi palazzi, edifici pubblici e scuole, che la renderanno più sontuosa e importante.
Dopo il secondo conflitto mondiale, con il febbrile lavoro di ricostruzione, dopo aver rimosso le macerie dai bombardamenti del 1943, ci fu una notevole ripresa dell’attività edilizia, che realizzò una serie infinita di palazzi con nuove vie e piazze, costituenti nuovi quartieri nella parte sud-ovest della città.
Nel giro di un trentennio la popolazione da 70.000 passerà a circa 170.000 abitanti.
In questo contesto di sviluppo urbano, si inserisce la costruzione di numerose nuove chiese parrocchiali. Da nove parrocchie esistenti prima del secondo conflitto mondiale, oggi la città ne conta ben 34, in maggioranza realizzate durante il governo pastorale di Mons. Farina, di Mons. Carta e di Mons. Lenotti.
Il 12 giugno 1979 il Santo Padre Giovanni Paolo II, in attuazione delle norme stabilite nel decreto “Christus Dominus” (n. 40), eresse Foggia Sede Metropolitana della Provincia ecclesiastica della Capitanata e Mons. Lenotti fu insignito del titolo di Arcivescovo Metropolita e, quindi, primo Arcivescovo di Foggia.
In seguito alla ristrutturazione delle Diocesi d’Italia fu creata la nuova Arcidiocesi di Foggia-Bovino.
Pertanto, dal 30 settembre 1986, Mons. De Giorgi, allora Arcivescovo di Foggia, ne fu il primo Arcivescovo Metropolita.

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