OMELIE

Rosario: preghiera di contemplazione

Omelia di Mons. Pelvi del 02-05-2021

S. Rosario per l'apertura del mese mariano di maggio - Basilica Santuario Madre di Dio Incoronata - Foggia

Carissimi,
il Rosario è una preghiera facile e difficile allo stesso tempo. Da una parte è molto semplice, nel senso che è accessibile a tutti; questa è la sua grande forza. È per tutti e per ciascuno. Ogni mistero della vita di Gesù interroga e interessa. Non ci vogliono doti particolari o delle capacità straordinarie per la recita del Rosario, ma solo un piccolo frammento di tempo in cui comincia a regnare il silenzio interiore per l’orazione.
Se riflettiamo sulla preghiera del Rosario, scopriamo che si tratta della Parola di Dio che la gente esprime con lo stile della pietà popolare. Il “Padre Nostro”, che introduce le decine del Rosario, è il modo migliore per pregare nella fede comune. Le “Ave Maria” sono espressioni bibliche. Il “Gloria” conclude il percorso per affermare il primato della grazia sulla natura, che la fede cristiana comune riconosce e proclama. Si tratta di una Bibbia dei poveri, vissuta nelle voci e nelle persone che la recitano.
Certo, il Rosario è anche un esercizio non del tutto facile, perché, richiede un minimo di attenzione, di riflessione e un sereno desiderio di accogliere la presenza amorevole del Signore, con la mediazione materna della Vergine Maria. Diventa, perciò, l’esperienza di cercare e guardare il volto di Cristo, sia nella gioia che nella gloria, sia quando sembra essere oscurato dai dolori e dalla morte, con lo sguardo radioso e penetrante, addolorato e ardente della Madre.
Per arrivare alla contemplazione di Dio è necessario tendere ad essa intraprendendo diversi esercizi, che aprono alla verità tutta intera. Il Rosario è uno di questi pii esercizi che riempie di pace interiore e tiene compagnia in ogni circostanza gioiosa e triste delle nostre giornate.
Esso è, infatti, la pratica di una relazione amicale, il cui segno concreto è la gioia che conduce a seguire i passi di Gesù con l’aiuto di Maria. La discepola di Cristo diventa la prima maestra per conformarci a Lui, supplicarlo e annunciarlo come Signore della storia.
La contemplazione di Cristo – insegna San Giovanni Paolo II - ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un'umana somiglianza che evoca un'intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di Lui già nell'Annunciazione, quando lo concepisce per opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e a presagirne i lineamenti. Quando finalmente lo dà alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia (cfr. Lc 2, 7).
Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà più da Lui. Sarà talora uno sguardo interrogativo, come nell'episodio dello smarrimento nel tempio: «Figlio, perché ci hai fatto così?» (Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere nell'intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte, come a Cana (cfr. Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato, soprattutto sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso, lo sguardo della 'partoriente', giacché Maria non si limiterà a condividere la passione e la morte dell'Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr. Gv 19, 26-27); nel mattino di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione e, infine, uno sguardo ardente per l'effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste (cfr. At 1, 14).
È bello contemplare Maria che vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: «Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19; cfr. 2, 51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l'hanno accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire, in certo senso, il 'rosario' che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena.
E stasera, in questo Santuario, tra i canti di gioia, i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati. Sono essi a ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, nella quale Ella continua a sviluppare la trama del suo 'racconto' di evangelizzatrice. Maria ripropone continuamente ai credenti i “misteri” del suo Figlio, col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità cristiana si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.
Lasciarsi guidare dalla lezione mariana non significa altro che seguire il Maestro interiore, corrispondere alla sua volontà per un cammino di crescente assimilazione.
Il Rosario, cari amici, è una scala e voi la salite insieme, adagio adagio, andando in su, incontro alla Madonna, che vuol dire incontro a Gesù. Perché anche questo è uno dei caratteri del Rosario, ed è il più importante e bello: il Rosario è una devozione che, attraverso la Madonna, ci porta a Cristo. È Gesù Cristo il termine di questa invocazione a Maria. Si parla a Maria per arrivare a Gesù. Ella lo ha portato al mondo. Ella è la Madre del Signore. Ella ci introduce a Lui, se noi siamo devoti a lei.
Invochiamo dalla Madre Incoronata la fine della pandemia. Quante grazie ottiene questa preghiera per voi e per le vostre famiglie. E, ancora, con la recita del Rosario, possiamo arrivare a confortare i malati, salvare i moribondi, convertire i peccatori, aiutare i missionari, liberare le anime del purgatorio, invocare la pace nel mondo.
Diventiamo dei benefattori di tutti, stringendo tra le mani la corona, con il fervore degli umili, dei piccoli, dei devoti e dei fiduciosi. È l’augurio perché il Rosario non manchi quotidianamente nelle nostre case.
† Vincenzo Pelvi